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Crisi dei chip, Draghi: “Pronti a ingenti investimenti”

Il presidente del Consiglio interviene a seguito degli impatti già rilevanti sull’industria dell’automotive che in Italia hanno messo in seria difficoltà le aziende del comparto, a partire da Stellantis. Le perdite per i costruttori globali arriveranno a 210 miliardi di dollari quest’anno. Negli Usa Biden propone aiuti ai chipmaker per 52 miliardi

Pubblicato il 23 Set 2021

telum, ibm, processore, chip

Il governo italiano è deciso ad affrontare la crisi dei chip che sta avendo un drammatico impatto sull’industria dell’automobile: il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi si è detto pronto a importanti investimenti nella filiera.

“L’aumento delle vendite di elettronica e la crescente incidenza di queste componenti nell’industria automobilistica hanno provocato gravi carenze che non sono destinate a attenuarsi”, ha affermato il premier. “L’importanza dei semiconduttori aumenterà infatti con la digitalizzazione e la mobilità elettrica. Il governo ha in programma importanti investimenti nella filiera microelettronica”.

Il governo italiano sosterrà la ricerca e gli investimenti nei chip

Mario Draghi è intervenuto a Confindustria ricordando che già questo mese il ministero dello Sviluppo economico ha messo a disposizione delle imprese del settore fondi per oltre 700 milioni di euro, a cui si aggiungono quelli del Pnrr. “Siamo impegnati a sostenere la ricerca e ad attrarre investimenti sul
settore, perché le innovazioni sui semiconduttori possano provenire anche dall’Italia e dall’Europa”, ha detto Draghi.

La crisi dei chip è stata esacerbata dal periodo di pandemia, che ha provocato interruzioni lungo la supply chain e accelerato fortemente la digitalizzazione. Di fatto la domanda è esplosa e l’offerta non tiene più il passo. La soluzione – come sottolineato dal nostro presidente del Consiglio – non è alle porte, nonostante gli investimenti fatti e previsti da parte dei chipmaker, anche in Europa. In alcuni paesi asiatici i rinnovati lockdown per la recrudescenza del Covid causano la chiusura delle fabbriche e la mancanza di forniture.

Impatti devastanti sull’industria dell’auto

L’industria dell’automobile è tra i settori più colpiti. L’auto connessa a internet e con sempre più funzionalità automatizzate richiede un alto numero di chip e la carenza ha già causato stop temporanei nelle fabbriche, come successo a Stellantis. La società di consulenza AlixPartners ha stimato che la penuria di semiconduttori costerà all’industria globale dell’automotive 210 miliardi di dollari di ricavi solo quest’anno. La cifra stimata è doppia rispetto a quella fornita da AlixPartners a maggio (a gennaio le perdite previste erano di 60,6 miliardi di dollari).

“Tutti speravamo che la crisi dei chip si sarebbe parzialmente risolta entro la fine dell’anno, ma purtroppo eventi come le nuove chiusure per il Covid in Malesia e altri problemi in altre aree hanno esacerbato la situazione”, osserva AlixPartners. La società prevede che nel 2021 verranno fabbricate 7,7 milioni di auto in meno a causa della crisi dei chip. A maggio stimava 3,9 milioni di auto in meno.

Ihs Markit, altra società di ricerca, ha detto la scorsa settimana che a fine 2021 saranno prodotte 5,5 milioni di auto in meno a causa della crisi dei chip.

Biden convoca costruttori e chipmaker alla Casa Bianca

Non a caso negli Stati Uniti il presidente Joe Biden ha convocato alla Casa Bianca i rappresentanti delle grandi case automobilistiche: l’obiettivo è analizzare nel dettaglio le diverse cause della penuria di chip e mettere a punto interventi che possano mitigarne gli impatti. Alla riunione parteciperà il segretario al Commercio Gina Raimondo.

Insieme ai grandi costruttori  – General Motors, Ford, Stellantis, Daimler – al meeting sui chip della Casa Bianca sono stati invitate le aziende tecnologiche e dei chip: Apple, GlobalFoundries, Micron, Microsoft, Samsung, Tsmc, Intel.

Tra le misure che saranno discusse c’è anche, second quanto riferisce Reuters, un sistema di allerta sulle chiusure delle fabbriche di microelettronica dovute al Covid-19: le informazioni sarebbero raccolte dalle ambasciate americane e dalle imprese di tutto il mondo su base volontaria e aiuterebbero a fronteggiare le crisi.

La Casa Bianca ha anche proposto al Congresso un pacchetto di sostegni da 52 miliardi di dollari per l’industria americana dei chip.

Asse Usa-Ue sulla crisi dei chip

Stati Uniti e Unione Europea proveranno a fare asse comune sulla crisi dei chip con l’incontro dello Eu-Us Trade and technology council del prossimo 29 settembre a Pittsburgh, Pennsylvania. Lanciato lo scorso giugno a Bruxelles dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden, il consiglio focalizzerà i lavori sui temi caldi del commercio e della tecnologia, dalla regolamentazione delle Big tech alle fake news, dalle sfide etiche dell’intelligenza artificiale al controllo sulle esportazioni e la crisi dei chip, che rischia di mettere in ginocchio le economie ormai ampiamente digitalizzate.

Dall’incontro dovrebbe scaturire una dichiarazione congiunta Ue-Usa, che sarà adottata al Consiglio commercio e tecnologia. La bozza del documento sarà discusa alla riunione degli ambasciatori Ue di domani (Coreper).

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