IL CASO

Toshiba verso la rinuncia della vendita dei chip a Bain. Vincono le tensioni Usa-Cina

Indiscrezioni non confermate dal gruppo giapponese, ma per i media Usa l’accordo per vendere la divisione memory chip alla cordata di aziende che include Apple e Dell andrà a monte per il no del regolatore cinese

Pubblicato il 09 Mag 2018

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La vendita dei chip di Toshiba a Bain salta. Secondo le indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal, il gruppo giapponese ha “quasi sicuramente” rinunciato ad andare avanti con l’accordo siglato con la cordata di aziende che include altre aziende, tra cui Apple e Dell, per vendere la sua divisione dei chip di memoria. Come indicato già nelle scorse settimane da voci di corridoio riportate dai media Usa, le difficoltà con il regolatore cinese, che sta allungando i tempi di revisione del deal anche in reazione all’aggressione commerciale di Washington, avrebbero convinto Toshiba a lasciar perdere: l’approvazione dalla Cina, probabilmente, non arriverà mai.

In base alle linee guida cinesi, i regolatori hanno tempo fino alla fine di questo mese per vagliare i documenti della cessione del ramo chip di Toshiba, ma, sostengono le fonti del Wall Street Journal, un via libera all’ultimo momento è fuori questione. Bloomberg aveva già anticipato che il gruppo giapponese dell’elettronica non sarebbe riuscito a rispettare la deadline del 1 maggio per la finalizzazione dell’accordo. Ora Toshiba potrebbe valutare altre opzioni per i suoi chip, tra cui la quotazione in Borsa

L’accordo per la cessione della divisione semiconduttori, per un totale di 18 miliardi di dollari, era stato firmato l’anno scorso da Toshiba con il consorzio Pangea di cui Bain Capital è capofila che include grandi gruppi tecnologici come Apple, Dell, Sk Hynix e la giapponese Hoya Corporation. Il gruppo giapponese è il secondo maggior produttore mondiale di chip Nand dopo Samsung ma ha deciso di vendere il business per coprire le perdite miliardarie nella sua attività nucleare negli Usa.

Il braccio di ferro in corso tra Usa e Cina per questioni commerciali sarebbe responsabile dell’ostracismo del regolatore cinese: Bain è infatti un’azienda americana e nella sua cordata ci sono colossi hitech a stelle e strisce. La Cina ha potere sul deal perché i produttori nazionali di device elettronici comprano i chip di Toshiba.

Il business dei memory chip, secondo gli analisti, vale 22-24 miliardi di dollari, molto più di quanto proposto dalla cordata di Bain,  e ora Toshiba potrebbe anche tentare l’Ipo, tanto più che nel frattempo i suoi conti sono migliorati rispetto all’emergenza finanziaria che l’ha spinta l’anno scorso a mettere in vendita la divisione più remunerativa. Toshiba ha per ora smentito le indiscrezioni di stampa e detto che andrà avanti con l’accordo siglato e non quoterà i chip.

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