Che cos’è il 5G? Quali sono i limiti delle emissioni elettromagnetiche in Italia? Quali le competenze dei Comuni? E qual è l’impatto sulla salute umana legato alle nuove antenne? L’Anci, l’associazione dei Comuni italiani ha deciso di mettere a punto un vademecum (qui il documento completo) destinato alle pubbliche amministrazioni locali per fare chiarezza su alcune questioni chiave – a partire proprio da quella della salute – e per aiutare sindaci e decisori a capire meglio quali sono i benefici della quinta generazione mobile.
Le fake news proliferate, in particolare sui social network, relativamente alla correlazione fra il 5G e la diffusione del Coronavirus hanno già sortito atti di vandalismo e minacce di vario tipo anche nel nostro Paese. Per non parlare del proliferare di gruppi e comitati anti-5G e delle ordinanze, sempre più numerose, da parte di Sindaci a livello diffuso sul territorio nazionale, per bloccare l’installazione delle nuove antenne. Di qui la decisione dell’Anci di realizzare una piccola ma esplicativa guida utile a comprendere gli aspetti tecnologici – quelli più complicati per i non addetti ai lavori – e anche a fornire riferimenti adeguati in merito a studi e pronunciamenti istituzionali sul tema degli effetti dell’elettromagnetismo.
“Da diversi mesi i Comuni sono sollecitati su più fronti rispetto alla tecnologia 5G e ai relativi piani di sviluppo della rete mobile da parte degli operatori di telecomunicazione. Al fine di supportare gli enti nello svolgimento delle proprie competenze amministrative in tema di installazione di impianti radioelettrici di comunicazione elettronica e fornire un adeguato quadro giuridico che possa concretamente motivarle, si riportano alcune informazioni sulla tecnologia 5G provenienti da fonti istituzionali italiane ed europee”, si legge nella Nota Informativa sulla Tecnologia 5G diramata dal’Anci.
L’Associazione dei Comuni italiani evidenzia che il 5G “è una tecnologia che non solo permetterà velocità di connessione maggiori di quelle attuali, ma abiliterà una serie di nuovi servizi nell’ambito del cosiddetto “Internet of Things” quali quelli relativi alla mobilità, alla gestione della logistica, al monitoraggio ambientale e delle infrastrutture, alla telemedicina, all’agricoltura, alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale”.
Ampio il capitolo dedicato alle frequenze e in particolare a quelle della banda a 26 Ghz su cui si sta concentrando l’attenzione: “I limiti associati alle frequenze maggiori (26 GHz) sono più alti poiché tali frequenze hanno una minore pericolosità. A questo proposito, è bene sottolineare che, come le altre tecnologie, anche il 5G sia sottoposto al rispetto di norme di riferimento molto precise e rigorose”, evidenzia l’associazione che cita il report 2019 dell’Istituto superiore di sanità “Emissioni elettromagnetiche del 5G e rischi per la salute”, nonché le recenti linee guida dell’Icnirp e il pronunciamento, altrettanto recente, della Commissione Ue quali fonti di documentazione. L’Anci ricorda inoltre che già nel 2011 la Iarc – International Agency for Research on Cancer – in uno studio relativo all’impatto sulla salute delle tecnologie di comunicazione mobili (anteriore al 5G ma al netto della banda 25 Ghz le frequenze utilizzate sono le medesime) – ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza in categoria 2B, evidenziando che “non c’è un’evidenza conclusiva rispetto al fatto che l’esposizione agli stessi possa causare il cancro negli esseri umani e negli animali”. L’associazione ricorda inoltre che sul sito del Ministero della Salute, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, sono state pubblicate le 10 fake news relative al legame 5G-Covid-19 “Non ci sono evidenze scientifiche che indichino una correlazione tra epidemia da nuovo coronavirus e rete 5G”.