LO SCENARIO

5G, senza revisione dei limiti elettromagnetici extra-costi per 4 miliardi

Da uno studio di I-Com e Join Group emerge che se non si accelera sull’infrastrutturazione si mette a serio rischio la trasformazione digitale. “Necessario rivedere la normativa, l’Italia unico grande Paese a non aver adottato gli standard consigliati dall’Icnirp”

Pubblicato il 31 Mag 2023

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A livello globale le reti 5G avranno un effetto positivo sul Pil di circa 950 miliardi di dollari entro il 2030. Ma i limiti stringenti imposti dall’Italia alle emissioni elettromagnetiche si traducono per il nostro Paese in extra-costi di circa 4 miliardi di euro. Emerge dallo studio di I-Com e Join Group (SCARICA QUI IL PAPER)) realizzato nell’ambito di Futur#Lab – progetto promosso da I-Com e Windtre in collaborazione con Join Group e la partnership di Ericsson e Inwit – secondo cui risulta necessario rivedere la disciplina sull’esposizione elettromagnetica per assicurare lo sviluppo delle reti 5G e la trasformazione digitale del Paese. In questo contesto, secondo lo studio, “andrebbe senz’altro nella giusta direzione l’iniziativa del Governo, ancora in fase di gestazione, di rivedere i limiti vigenti”.

Italia fuori dagli standard internazionali

Eppure l’Italia risulta ancora l’unico dei grandi paesi comunitari a non aver innalzato i limiti dell’esposizione ai campi elettromagnetici, mancando di adeguarsi agli standard consigliati dall’Icnirp (Commission on Non-Ionizing Radiation Protection).

A differenza delle linee guida che fissano un valore limite di 61 V/m, pari a circa 10 W/m2, nella Penisola sussistono limiti più stringenti, con un valore mediato su 24 ore di dieci volte inferiore, pari a 6 V/m.

La previsione di tali limiti alle emissioni elettromagnetiche si traducono, secondo un recente studio presentato da Asstel in extra-costi di circa 4 miliardi di euro.

Di contro, le poche altre nazioni europee che, insieme all’Italia, avevano storicamente limiti stringenti li hanno alzati o stanno considerando di farlo di fronte alle nuove sfide poste dal 5G. La Polonia si è uniformata ai limiti internazionali a partire dal 1° gennaio 2020 mentre nella regione di Bruxelles è iniziato un processo di modifica della disciplina su tali limiti.

In calo i timori della popolazione

Tuttora è diffusa l’idea che la popolazione nutra timore e avversione per l’installazione delle reti 5G. Eppure secondo l’analisi condotta da Bytek e I-Com, le ricerche sul web relative al 5G e correlate a un sentimento di paura mostrano un andamento fortemente decrescente e si attestano su numeri marginali: in Italia passano infatti dal 13% del totale nel 2020 al 2,8% del 2022.

Anche rispetto alle antenne, emerge un ridotto interesse per l’argomento in generale (solo 9,5 ricerche ogni 100.000 abitanti in Italia nel 2022). Anche il tema dei limiti elettromagnetici, unico argomento non impattato – Usa a parte – dalla crisi pandemica, sembra non appassionare particolarmente le ricerche italiane che, seppur superiori a quelle realizzate in Spagna (11,5) e Francia (5,7), si attestano a quota 12,3 ogni 100.000 abitanti nel 2022.

In crescita l’interesse delle aziende per il 5G

A fronte di una larga maggioranza della popolazione che non nutre particolari preoccupazioni verso il 5G, appare crescente l’interesse delle aziende. Secondo il rapporto internazionale “Reimagining Industry Futures Study”, pubblicato da EY a febbraio 2022, il 17% delle imprese stava già investendo sul 5G nella propria organizzazione, mentre ben il 56% stava programmando un investimento che verrà effettuato in un arco temporale che va da 1 a 3 anni. Solo il 12% crede che il 5G non abbia rilevanza per il proprio settore e per la propria posizione competitiva.

Limiti elettromagnetici, l’iniziativa del Governo

In questo contesto, secondo lo studio, “andrebbe senz’altro nella giusta direzione l’iniziativa del Governo, ancora in fase di gestazione, di rivedere i limiti vigenti. In particolare, nella bozza in discussione, si prevede l’innalzamento ad un valore di 24 V/m nel caso di mancato raggiungimento di un’intesa entro 120 gg dall’entrata in vigore della legge.

Si tratterebbe di una modifica normativa “assolutamente importante, ove effettivamente implementata”, attraverso la quale si porrebbe un freno al proliferare di impianti e dunque si ridurrebbe, da un lato, l’impatto ambientale conseguente al maggior consumo di energia, di suolo e di materiali che la disciplina vigente impone; dall’altro, si favorirebbe la competitività delle imprese di Tlc non più chiamate a realizzare innumerevoli nuovi siti, delle aziende italiane in generale che potrebbero più rapidamente accedere alla connettività 5G e ai servizi che lo stesso abilita e, in ultima istanza, del Sistema Paese nel suo complesso.

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