STRATEGIE

Svolta per le Tlc, ecco la riforma targata Ue. Ma per l’industria è un'”occasione perduta”

Parlamento, Commissione e Consiglio firmano l’accordo politico sul nuovo Electronic Communications Code che dopo 10 anni mette mano alle politiche per il settore. Andrus Ansip: “Gettiamo le basi per il 5G”. Ma Etno boccia l’intesa: “Così non si incentivano gli investimenti in fibra”

Pubblicato il 06 Giu 2018

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Incentivi per gli investimenti in fibra per gli operatori wholesale only e facilitazioni per il co-investimento in reti. Licenze d’uso ventennali per le frequenze. Taglio dei costi delle chiamate internazionali all’interno della Ue: per la prima volta viene stabilito un tetto di 19 centesimi al minuto e di 6 centesimi per gli sms.

Sono questi i pilastri del nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche che riforma dopo 10 anni il settore e che vede la luce dopo due anni di negoziazione: Parlamento e Consiglio Ue hanno raggiunto un accordo politico dopo una maratona negoziale terminata alle 2 del mattino. Ora serve l’approvazione da parte degli Stati.

Ma sulla riforma tira già aria di burrasca: “Occasione mancata” la definisce l’industria del settore: le misure non incentivano “fibra e 5G e aggiungeranno complessità a un sistema già oneroso” dice Etno. Ora, dice Alessandro Gropelli, portavoce dell’associazione delle telco europee, “toccherà alle autorità nazionali cercare di dare un’interpretazione pro-investimento alle norme, è fondamentale per la competitività del continente”.

Invece l’accordo “è essenziale” perché spinge “la competitività dell’Europa, gettando le basi per lo sviluppo del 5G attraverso l’Ue”, dice il vp Commissione Ue per il mercato unico digitale Andrus Ansip. Così come secondo la commissaria al digitale Mariya Gabriel si tratta di un passo avanti per l’economia europea ma anche per i cittadini per i quali l’accordo prevede “accesso ai servizi di comunicazione a prezzi accessibili, compreso l’accesso universale a Internet” per servizi di e-gov, banca online o videochiamate”.

Anche per Roberto Viola dg della DG Connect l’accordo segna uno step cruciale che avrà “un impatto positivo su vari settori, dalla sanità ai trasporti fino all’istruzione. Mettiamo ogni europeo in condizione di avvantaggiarsi della digital economy”.

L’Europa punta a migliorare “la diffusione delle reti 5G  garantendo la disponibilità dello spettro radio 5G entro la fine del 2020” e mira a garantire “un migliore coordinamento delle assegnazioni delle frequenze”. Inoltre si tenta di rendere più prevedibili “le regole per il coinvestimento” e di concentrare il focus “sui colli di bottiglia, come cablaggi, condotte e cavi all’interno degli edifici”. Ancora, “le nuove norme garantiranno una più stretta cooperazione tra Commissione e i regolatori europei” (il Berec) in particolare sull’accesso agli investimenti e sulla regolamentazione simmetrica.

Allineato alla Commissione Ue l’Ftth Council Europe (raggruppa l’industria della fibra ottica) secondo cui le misure sono una “spinta agli investimenti in fibra e ai benefici per i consumatori finali” che creano “un ambiente favorevole per tutti gli investitori, sia tradizionali che nuovi, per giocare un ruolo attivo nella costruzione delle nostre autostrade digitali”, come ha dichiarato il presidente Ronan Kelly. Per la prima volta “gli investimenti in reti ad altissima capacità stanno diventando obiettivi legalmente vincolanti del quadro regolamentare insieme alla concorrenza, la creazione del mercato unico digitale e i benefici per i consumatori”, segnando una “svolta” rispetto al quadro legale attuale.

La bocciatura di Etno si concentra sulla regolamentazione dei prezzi, “decisione infelice” che “costituisce un precedente altamente pericoloso per tutte le altre industrie europee” e che “offre solo una cortina fumogena per la mancanza di progressi significativi nelle altre parti del Codice”.

Non solo: viene messo nel mirino il passo indietro rispetto alla proposta iniziale sul numero di anni delle licenze per lo spettro: solo 20 anni contro i 25 ipotizzati. Così come sono stati ridotti gli incentivi per la fibra, dal momento che ora rimangono “veri incentivi” solo per il modello “wholesale only” e per alcuni tipi di co-investimento: mossa “non ideale” per investimenti a larga scala – dice Etno – che richiederebbero incentivi per tutti i modelli, e non solo per alcuni.

Per il presidente di Open Fiber Franco Bassanini l’accordo raggiunto è invece “molto importante anche per l’Italia. “L’accordo costituisce un importante passo in avanti nella modernizzazione del quadro normativo europeo delle Tlc perché riconosce l’urgente necessità di investimenti infrastrutturali, con particolare attenzione alle reti tutte in fibra (Ftth- Fiber To The Home), le uniche che assicurano le prestazioni richieste dalla Gigabit Society dei prossimi anni in termini di velocità di accesso, affidabilità, latenza, bassi costi di manutenzione e di energia; le reti in fibra sono peraltro l’infrastruttura di base anche delle Tlc mobili, col nuovo standard 5G”.

“Il nuovo codice – ha aggiunto Bassanini – disciplina per la prima volta il modello wholesale only creando le condizioni migliori per lo sviluppo di operatori infrastrutturali puri, che si dedicano allo sviluppo di reti a cui tutti gli operatori interessati possono accedere in forma paritaria e non discriminatoria”.

 

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