700 Mhz alle telco, anche la Camera chiede un rinvio di due anni

La Commissione trasporti si allinea al Senato e chiede di posticipare al 2022 il termine ultimo per il passaggio delle frequenze dai broadcaster agli operatori tlc

Pubblicato il 28 Apr 2016

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Risulta opportuno ritardare per un massimo di due anni” il termine previsto dalla Ue per la liberazione delle frequenze 700 Mhz, da destinare agli operatori mobili. A chiederlo con una risoluzione approvata ieri è la commissione Trasporti della Camera, che specifica come le frequenze al di sotto dei 700Mhz potranno essere destinate a rimanere a disposizione dei servizi televisivi fino al 2030, ma previa verifica della situazione nel 2025 (come chiedeva il rapporto Lamy). Viene anche richiesto che coordinare l’abbandono dei 700 Mhz sia coordinato con l’adozione dello standard DvtB2.

La “banda 700”, nelle intenzioni della Comissione Ue, dovrà andare alle Tlc anche per permettere all’Europa di fare il grande salto al 5G e con esso all’Industria 4.0, le auto connesse, le smart home. Ma perché questo sia possibile il passaggio deve avvenire in modo sincronizzato su tutto il territorio europeo.

La Francia ha già cominciato ad adeguarsi, insieme alla Germania (nei due paesi le gare per la 700Mhz hanno fruttato allo Stato rispettivamente 3 e 5 miliardi) mentre in Italia in molti vorrebbero rimandare il più possibile la data del passaggio. A cominciare dai broadcaster (Gina Nieri in più occasioni ha ribadito la posizione contraria di Mediaset) – che dovranno traslocare dalle “frequenze d’oro”, veri e propri asset iscritti a bilancio, fino agli operatori Tlc che a differenza dei colleghi francesi e tedeschi preferiscono rimandare il momento in cui dovranno metter mano al portafoglio per acquistare la banda 700Mhz che sarà messa a gara. Soltanto Anitec, l’associazione che riunisce i fornitori di servizi e tecnologia, chiede di non rallentare il passaggio al 5G.

Si tratta di conciliare interessi e poteri diversi con i tempi europei in un Paese che registra da sempre enormi anomalie sia sul piano delle assegnazioni delle frequenze sia sul numero strabordante di emittenti.

Il Governo ha già chiesto uno slittamento di due anni, e su questa posizione si attesta anche il parere della commissione Trasporti della Camera: uno slittamento necessario per mettere in campo operazioni che gli altri Paesi hanno già pianificato da tempo forti anche di condizioni di “vantaggio” (numero più basso di emittenti, esistenza del cavo, perfino posizione geografica più favorevole). Oltre a ridurre i multiplex assegnati alle tre Tv nazionali (Rai, Mediaset, Telecom), in Italia devono essere ridotti quelli assegnati alle Tv locali, dovrà essere elaborato il piano frequenze che l’Europa vuole entro giugno 2017, si dovrà trattare con i Paesi confinanti sul tema interferenze.

L’Europa è disposta ad accettare una proroga purché, ha sottolineato il Commissario alla Digital economy Günther Oettinger, secondo una “road map verificabile”: l’eurodeputata Patrizia Toia sta lavorando per elaborare una proposta in equilibrio con le esigenze europee e italiane.

Sullo sfondo intanto rimane il fatto che per sincronizzare l’abbandono della banda 700 con il passaggio al Dvbt2 potrebbero essere necessari ben più dei due anni richiesti dalla Commissione. A meno che alla fine non si decida di adottare la soluzione “alla francese”, dove il Governo per la transizione ha deciso di far adottare dalle emittenti lo standard Mpeg4, che consente di ridurre del 50% lo spazio nel multiplex necessario per trasmettere un programma a parità di qualità percepita dall’utente anche senza modificare lo standard di modulazione (il DvbT).

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