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Agcom, faro della Corte dei Conti sui bilanci

Monitorare la situazione delle entrate derivanti dagli operatori, che ormai hanno raggiunto il massimo di legge. Contenere le spese del personale e un intervento del legislatore per una regolamentazione unitaria delle Autorità indipendenti. E’ quanto richiedono i magistrati contabili nell’esame dei rendiconti e della gestione amministrativa dell’auhtority per gli esercizi 2009-12 con aggiornamenti al 2013

Pubblicato il 04 Ago 2014

La Corte dei Conti accende il faro sui bilanci Agcom, chiedendo un intervento a tutto campo per assicurarne la sostenibilità a lungo termine.

“Monitorare attentamente la situazione delle entrate derivanti dai contributi degli operatori economici, che, per effetto della progressiva riduzione dei trasferimenti statali, hanno raggiunto la percentuale massima consentita dalla legge, rappresentando la fonte prevalente delle entrale di bilancio (99% nel 2012)” e contenere le spese per il personale “anche in ragione della sua pesante incidenza sulla gestione complessiva dell’Autorità”, sono le principali indicazioni dei magistrati contabili, nell’esame dei rendiconti e della gestione amministrativa dell’Agcom per gli esercizi 2009-12 con aggiornamenti al 2013.

Per la Corte è insomma venuto il momento di affrontare un annoso problema, quello di “assicurare l’equilibrio di bilancio dell’Autorità, oggi garantito dalle entrate private”, vista la progressiva riduzione del contributo statale. Si chiede anche “un intervento del legislatore per una regolamentazione unitaria delle Autorità indipendenti con riguardo anche al trattamento giuridico ed economico del personale oltre ad una più puntuale perimetrazione delle competenze dei diversi soggetti istituzionali, per evitare sovrapposizioni e conflitti”.

La Corte affronta anche la questione della doppia sede dell’Agcom, a Roma e Napoli, situazione che “comporta, come peraltro per altre Autorità, l’incremento delle spese logistiche. L’Autorità ha assunto, negli ultimi anni, provvedimenti organizzativi che appaiono orientati ad una riduzione dei costi, attraverso la concentrazione della funzione amministrativo-contabile in una stessa sede, la riduzione degli spazi locati e una nuova disciplina delle missioni”. Sono recenti le polemiche riguardanti la sede di Napoli, che rischiava la chiusura, poi evitata.

La Corte chiede anche una riforma del sistema dei controlli, che ora “si articola in due organismi collegiali: il Servizio di controllo interno e la Commissione di garanzia. Il Servizio di controllo interno, vacante dal giugno 2009, è stato ricostituito soltanto ad aprile 2012 ed è scaduto ad aprile 2013: mancano, pertanto, il controllo di gestione, la verifica della realizzazione degli obiettivi, i parametri per la valutazione delle performance individuali anche ai fini dell’attribuzione del trattamento accessorio. La Commissione di garanzia, nell’esercizio del suo mandato, ha svolto un ruolo incisivo”.

La questione dei conti di Agcom e quella correlata delle sue competenze restano quindi di stringente attualità. Sono state richiamate anche dal presidente Agcom Angelo Cardani durante la presentazione della relazione annuale 2014. Il presidente ha sottolineato l’urgenza di venire a capo della questione che riguarda la razionalizzazione delle autorità indipendenti in conseguenza del Dl 90/2014 adottato dal Consiglio dei ministri. “Ovviamente ci adegueremo – ha puntualizzato Cardani -, ma mi preme sottolineare che tale riforma non può prescindere né dalle peculiarità dell’Agcom né dalla valutazione degli effettivi e non presunti risparmi di spesa a parità di risultati né dalla salvaguardia dell’autonomia e indipendenza delle Autorità dal potere economico e politico”. Nel ricordare i compiti di Agcom Cardani ha evidenziato che nel periodo 2010-2013 le spese correnti hanno registrato una contrazione del 17% con risparmi complessivi per 13,5 milioni e che l’Autority ha elaborato un progetto di riorganizzazione volto a incrementare l’efficienza operativa, assicurare il ricambio generazionale e a rendere l’organizzazione ancor più adeguata all’attuale e futuro scenario tecnologico e di mercato. A proposito che conti che non tornano, Cardani continua a battere cassa da Poste Italiane, chiedendo 11 milioni di contributi.

La Corte dei Conti ha dato atto che, “negli ultimi anni, l’Autorità ha posto in essere una serie di iniziative volte ad introdurre misure di contenimento di una dinamica retributiva che è connotata da una logica fortemente incrementale, correlata a voci non collegate alla remunerazione di produttività”.

Quanto alle competenze, Cardani ha detto che lungi dal diminuire quelle di Agcom sarebbe invece opportuno estenderle.

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