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Agcom, mercoledì Camera al voto, spunta il nome di Cardani

Conto alla rovescia per le nomine mentre un gruppo di deputati promette battaglia chiedendo il rinvio delle elezioni in mancanza di trasparenza. Fra i candidati in pectore alla presidenza il docente della Bocconi, già collaboratore di Monti a Bruxelles

Pubblicato il 17 Mag 2012

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Nomine Agcom, si scaldano i motori. Mentre scatta il conto alla rovescia alle elezioni dei quattro commissari – in calendario per mercoledì 23 il voto alla Camera: poi seguirà il voto del Senato – si accendono le micce che promettono di rendere incandescente la partita. Le polveri vengono riaccese in nome della trasparenza. Rspondendo a un appello presentato da un gruppo di deputati appartenenti a gruppi politici diversi il presidente della Camera Gianfranco Fini ha annunciato di aver gia’ chiesto ai capigruppo di far pervenire alla presidenza i curricula dei candidati per l’Agcom. L’appello era firmato, fra gli altri, da Linda Lanzillotta, Beppe Giulietti – che ieri avevano sollevato la questione in aula – Benedetto Della Vedova, Beppe Cambursano, Arturo Parisi, Giovanna Melandri, Franca Perina, Bruno Tabacci, Giustina Destro, Walter Tocci, Silvano Moffa. Chiede a Fini di adoperarsi “affinché le nomine nell’Autorità per le telecomunicazioni che la Camera si appresta ad effettuare la prossima settimana, rispondano a criteri di trasparenza e di professionalità”.

Cosa vogliono i deputati firmatari? Che chi vuole candidarsi invii il proprio curriculum alla presidenza della Camera la quale, a sua volta, distribuisce la lista delle candidature ai deputati. Procedura complessa per la quale i tempi sono già bruciati. "Ove necessario – si legge nella nota – l’elezione dei componenti di competenza della Camera potrà essere rinviata di un congruo termine anche in considerazione della proroga dell’attuale Collegio disposta per due mesi. Sarebbe in ogni caso inaccettabile una procedura in cui i deputati fossero chiamati a votare nomi scelti, al di là delle qualità professionali delle singole persone, secondo logiche spartitorie ed opache”.

Via Twitter la deputata Linda Lanzillotta fa sapere che "senza candidature trasparenti non voterò le indicazioni dei partiti – e rilancia -: La rete si appelli a Fini". Incalza Beppe Giulietti: "Senza trasparenza non si deve votare – dice il deputato -: si ignora la richiesta di migliaia di persone che attraverso Open Media Coalition chiedevano la presentazione di candidature e autocandidature, che si potessero conoscere prima almeno i nomi dei candidati nelle Commissioni di merito. Nulla di tutto questo è accaduto".

Analoga la posizione dei radicali. Di due settimane fa l’annuncio di Marco Beltrandi che non intende partecipare alle votazioni denunciando "assenza di trasparenza" nella selezione e il ricorso "al vecchio unico metodo dei bigliettini".

Sul toto-nomine è intanto caccia aperta. Il tema, insieme ai nomi del nuovo consiglio d’amministrazione Rai, è stato fra gli argomenti discussi ieri nel corso dell’incontro Monti-Berlusconi. Per la presidenza dell’Authority spunta il nome di Angelo Marcello Cardani, professore associato di Economia politica alla Bocconi e stretto collaboratore di Monti (è stato membro del Gabinetto del Commissario Ue Monti dal ’95 al ’99) mentre per la Rai si parla di Giulio Anselmi, Francesco Caio, Giancarlo Leone, Claudio Cappon. Ma, come nota Milano Finanza, i giochi veri saranno fatti solo dopo i risultati dei ballottaggi.

Quest’anno conquistare le poltrone negli uffici di via Isonzo rappresenta un obiettivo sfidante. Sia perché con l’articolo 23 del decreto Salva Italia i commissari passano da otto a quattro. Sia perché l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni riveste un ruolo sempre più di primo piano nel disegno di settori strategici: nel corso degli ultimi 15 anni, da quando cioè fu creata nel 1997 con la legge Maccanico, i poteri nel settore delle Tlc e della Tv si sono spostati progressivamente dalle stanze del governo a quelle dell’organismo di regolamentazione. Diventa quindi centrale, come viene richiesto da più fronti, che le nomine siano precedute da una verifica anche pubblica delle competenze dei candidati.

Il Dl “Salva Italia” riduce il numero dei componenti dell’Authority da otto a quattro. In più l’emendamento del senatore Zanda modifica il sistema di elezione dei commissari, in modo tale che ciascun senatore e ciascun deputato esprimano il voto indicando un nominativo per il consiglio (e non più per ciascuna delle due commissioni, come avveniva in passato). La legge del 1997 prevedeva che Senato e Camera eleggessero quattro commissari ciascuno, nominati con decreto del Presidente della Repubblica. Ciascun senatore e deputato esprimeva il voto indicando due nominativi, uno per ciascuna commissione. Un sistema che però, con il dimezzamento dei commissari, sulla carta avrebbe favorito un accordo nella maggioranza che con quelle regole applicate al dimezzamento dei commissari avrebbe potuto fare l’en plein, accaparrandosi l’intera posta (quattro nomine) e monopolizzando entrambe le commissioni.

L’emendamento Zanda, presentato per evitare il rischio di “monocolore” in una delle due commissioni della nuova Agcom – una è la commissione infrastrutture e reti, l’altra è quella servizi e prodotti – è giudicato “blindato” dal Pd, che come ribadito da Zanda, non teme modifiche in sede di votazione.

Trasparenza è stata chiesta anche dai deputati democratici Michele Meta, capogruppo del Pd in commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera, e Mario Lovelli, che hanno presentato una risoluzione per ottenere un confronto con le Camere per la presentazione dei curricula dei candidati alle Autorità di regolazione e controllo, specifiche audizioni per delineare la competenza e l’autonomia di ciascun candidato, "al fine di effettuare una scelta propedeutica per la crescita dell’economia del Paese e per garantire la tutela dei diritti del consumatore”. Nella risoluzione si chiede "di favorire la scelta di personalità molto competenti in tutti i settori di intervento delle medesime Autorità, e non soltanto in campo giuridico-amministrativo, garantendone l’effettiva indipendenza con rigorose incompatibilità sia in relazione alla politica ma anche alle grandi forze economiche del settore evitando, quindi, situazioni di conflitto di interesse”, concludono i due esponenti del Pd.

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