IL QUADRO

Agenda digitale, in Europa manca una vision unica

I singoli piani telematici nazionali vanno in ordine sparso. Sacco (Bocconi): “Gap troppo evidenti: il Nord vola e il Sud arranca”. E in Italia? “Serve un cambio di passo”

Pubblicato il 25 Set 2012

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Sull‘Agenda digitale ogni stato membro Ue va per conto proprio. A tracciare il quadro il sito del Corriere delle Comunicazioni, agendadigitale.eu che fa il punto sullo stato di avanzamento dei piani nazionali dove si rilevano notevoli gap.

Francesco Sacco, docente e ricercatore del dipartimento Management e Tecnologia dell’Università Bocconi di Milano, sottolinea come l’Europa, non abbia alle spalle una storia di successo per il digitale. Proclami tanti, ma risultati molto meno. Con l’Agenda digitale ha effettuato l’ultimo rilancio creando anche un commissario ad hoc che ha un certo peso anche dal punto di vista politico visto che è anche vicepresidente della Commissione europea.

“Però nel frattempo”, aggiunge, “fra il Nord Europa che viaggia a pieno ritmo verso il digitale e un Sud che arranca non si è riusciti a fare emergere realtà continentali che possano dire la loro sullo scenario mondiale di quella che una volta era denominata new economy”.

“In più la Commissione non ha potere cogente e gli Stati possono fare ciò che vogliono”. Se si sfogliano le agende digitali dei principali Paesi del Vecchio Continente si leggono documenti che a volte mettono anche troppa carne al fuoco, soprattutto in momenti di crisi economica, e che non hanno un indirizzo univoco. Forse non poteva essere che così, perché ogni Paese ha la sua storia, la sua cultura, geografia e struttura industriale. Ma sotto il cappello dei target fissati dalla Ue l’Europa si muove un po’ a modo suo.

Svezia e Germania sono sul podio della cpertura in banda larga mentre il Regno Unito vanta uno tassi più alti per diffusione dell’e-commerce. E l’Italia? Il nostro Paese ha accumulato un grande ritardo che può essere colmato o con una forte accelerazione, “oppure prendendo una strada diversa” come osserva Sacco. Si dovrebbe puntare tutto sulla fibra, ma la situazione è in stallo. Il primo passo dovrebbe essere sicuramente quello di eliminare il digital divide. Che significa realizzare l’intera copertura del territorio, ma anche fornire alle aree (quelle distrettuali per esempio) la velocità di connessione delle quali hanno bisogno. Un passaggio dal quale dipende molto del resto del programma. Ma perché tutto si metta in moto fondamentale secondo Sacco è la figura del direttore dell’agenzia digitale. Francesco Sacco traccia il profilo del candidato ideale “che deve possedere una cultura trasversale di rottura con la Pubblica amministrazione. Deve possedere forti capacità di implementazione, essere giovane, capire di tecnologia ed essere in grado di fare parlare gli interlocutori. Non è un lavoro da professori perché ci vuole una forte spinta operativa”. E soprattutto, come si dice da qualche parte, non può essere una figura da sottoporre allo spoil system quando ci sarà il cambio di governo. “Si tratta di una figura al di sopra delle parti che deve godere di un alto livello di consenso”. Siamo in forte ritardo con i tempi se appena partito cambia il governo e si procede a un cambio si torna daccapo. Ma è possibile fare un nome? “Per esempio Salvo Mizzi di Telecom Italia”.

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