LTE

Alcatel-Lucent scommette sulle metro-celle per il wireless

I Bell Labs studiano un mix di soluzioni per sciogliere l’ingorgo dei dati nelle aree a maggior densità: grazie alla tecnologia lightRadio stazioni mini-invasive a ridotta potenza e amiche dell’ambiente. Gianluca Baini: “Prefiguriamo un modello ibrido con le soluzioni macro tradizionali”

Pubblicato il 01 Ago 2012

Alcatel-Lucent “rivoluziona” l’architettura della telefonia mobile in vista della diffusione dell’Lte La società sta varando la tecnologia lightRadio, sviluppata dai Bell Labs della stessa Alcatel-Lucent e incorporata nella soluzione innovativa delle “Metro-Cell”.

Grandi quanto un libro o un elenco del telefono, secondo la configurazione, a differenza delle tradizionali macro-celle, queste non prevedono la tradizionale e invasiva “torre” di antenne con relativo armadio alla base, hanno emissioni di pochissimi watt, sono installabili in poche ore virtualmente in ogni posizione raggiungibile da un cavo elettrico e da una linea broadband: sulla sommità di un semaforo, su un palo dell’illuminazione stradale, sotto un cornicione. Praticamente invisibili.

Il loro segreto è nella portata più limitata – tipicamente dell’ordine di alcune centinaia di metri – che ne fa la soluzione ideale per un ambiente urbano ad alta densità di utenza – nel quale troppi cellulari e dispositivi mobili dovrebbero altrimenti contendersi la banda di frequenze di una macro-cella, con conseguente degrado delle prestazioni. In alternativa, possono trovare utile impiego anche in presenza di poche utente isolate in aree periferiche, dove più difficilmente si giustificherebbe il costo di installazione di una tradizionale “torre”.

Di costo contenuto e con un budget di potenza particolarmente ottimizzato , ridotto anche di 5 – 10 volte – fino a 5 Watt contro valori che arrivano anche a 60 Watt per la tradizionale stazione radio base – proprio perché la distanza di copertura richiesta è inferiore, la Metro Cell è in grado di fornire la flessibilità richiesta per una quadratura del cerchio tra le diverse esigenze. Studi comparativi condotti dai Bell Labs in Nord America e in centri urbani dell’Europa Occidentale hanno misurato anche il vantaggio economico.

Per Alcatel-Lucent, la soluzione Metro non è sostitutiva ma complementare rispetto a quella “macro” tradizionale. Si tratta di una soluzione che prefigura un modello “ibrido”, con un guadagno per tutti gli interessati – sottolinea Gianluica Baini, amministratore delegato di Alcatel-Lucent Italia – Il dibattito oggi in corso dimostra quanto sia sentito il problema della sufficiente disponibilità di frequenze e di risorse radio, in un paese che, come l’Italia, ha due record: quello della maggior diffusione di cellulari e di smartphone e, nello stesso tempo, quello delle misure più restrittive in materia di radioemissioni. Mentre è ragionevole una revisione della materia alla luce delle più moderne evidenze scientifiche, sempre cautelando la salute, abbiamo la fortuna di una tecnologia che evolve e che, quindi può dare positive risposte a più livelli, evitando un approccio ideologico”.

Secondo uno studio condotto dai Bell Labs in Nord America, una tipica situazione che prevede il co-sharing tra più operatori può portare a risparmi di investimento di un terzo. Il caso oggetto di comparazione considera uno scenario in cui un terzo circa delle macro-celle, con relative torri, sia sostituito da un numero quattro volte superiore di piccole “metrocelle” distribuite. Data la sostanziale differenza di costo, il rispamio d’installazione complessivamente ottenuto risulta del 31%. Un ulteriore studio su reti di grandi dimensioni è stato condotto in Europa nell’ipotesi di una crescita del traffico fino a 16 volte in cinque anni confrontando due alternative di espansione della rete: uno con modello tradizionale e uno con un modello ibrido macro + metro.

Lo studio ha considerato un’area di 8 kmq ad elevata densità urbana con una rete 3G/Umts con 40 mila abbonati residenti, un decimo dei quali è anche utente di servizi dati, compresi i più avanzati servizi broadband wireless. Nel primo scenario, di tipo tradizionale (solo macro), la rete raggiungeva la sua saturazione al terzo anno richiedendo o l’inserimento di nuove frequenze o quello di nuove celle, in larga nmisura con condivisione di siti. Il costo totale era di 78mila euro per il terzo anno, 241mila per il quarto e 1,1 milioni per il quinto per un totale di 1,43 milioni di euro.

Nel secondo scenario, basato sull’aggiunta delle metro celle, nel terzo anno venivano aggiunte 31 metro celle outdoor in condivisione di siti, nel quarto anno altre 39 metro-celle. Il quinto anno si rendevano necessarie altre 76 metro celle, di cui 74 indoor. Il Costo Totale era di 206 mila euro per il terzo anno, 155 mila per il quarto e 279 mila per il quinto per un totale di 640 mila euro: meno della metà del costo alternativo del primo scenario.

Secondo le valutazioni condotte da Alcatel-Lucent, un mix di soluzioni – che comprende 3G, 4G, WiFi, con celle a livello “privato” (es. femto) e pubblico, metro e macro – è nell’ordine delle soluzioni più plausibili, ambientalmente sostenibili ed economicamente compatibili con i vincoli di ritorno dell’investimento.

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