LA CRISI

Call center, Camusso incontra i lavoratori di Almaviva: “Vertenza riguarda tutto il settore”

Faccia a faccia tra la leader della Cgil e gli addetti del sito di Palermo: “Ricostruire i diritti in un ordine di universalità”. E rincara: “Stop gare al massimo ribasso, le aziende investano in innovazione”

Pubblicato il 21 Gen 2016

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Susanna Camusso incontra gli operatori del call center Almaviva nella sede di Palermo. Sarà la prima assemblea di presentazione del nuovo statuto delle lavoratrici e dei lavoratori e l’occasione per rimettere al centro dell’attenzione la vertenza Almaviva.

“La vertenza Almaviva è una vertenza che continua. Questa è una vertenza che riguarda tutto il gruppo ma anche tutto il settore del call center – ha sottolineato Camusso, parlando con i lavoratori – Bisogna essere coscienti che, in particolare nel Mezzogiorno, ma non solo, l’occupazione nei call center resta ancora l’unica possibilità che tanti giovani e tante persone hanno di trovare lavoro”. La leader della Cgil ha definito “assolutamente ragionevoli” le preoccupazioni dei lavoratori e ha ricordato nuovamente che la vertenza Almaviva “non trova l’interlocuzione che dovrebbe avere, cioè quella del governo. Siamo di fronte a norme che nel Paese ci sono ma non vengono fatte applicare – ha aggiunto – siamo di fronte a grandi aziende pubbliche e partecipate che fanno le gare al massimo ribasso e siamo agli effetti che temevamo, cioè che dall’annuncio che tutti avrebbero avuto gli ammortizzatori in realtà si è determinata una situazione di riduzione e di maggior costo”.


“Siamo contenti che il leader della Cgil abbia scelto di partire dal nostro posto di lavoro, questo dimostra l’interesse che la Cgil ha e ha sempre avuto per questo settore – ha dichiarato il segretario della Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso -. E’ un’occasione importante per riaccendere i fari su un segmento diventato ormai strategico per lo sviluppo produttivo palermitano e siciliano. Almaviva occupa da noi 10 mila lavoratori e Palermo non può permettersi il lusso di perdere un’azienda come questa”.

“Arriva un momento in cui bisogna fermarsi e tracciare un bilancio: le politiche di destrutturazione dei rapporti di lavoro di tipo subordinato degli ultimi 20 anni non hanno fatto avanzare il Paese ma lo hanno fatto arretrare”, ha detto Camusso, presentando la “Carta dei diritti universali del lavoro”, il nuovo statuto dei lavoratori oggetto di un progetto di legge di iniziativa popolare promosso dalla Cgil. “Il cambiamento bisogna provocarlo e per cambiare dobbiamo mutare atteggiamento – ha aggiunto – Pensavamo che prima o poi sarebbe arrivato un governo che avrebbe risolto il problema della precarietà. Oggi non possiamo delegare ad altri. E’ una scelta politica, stiamo parlando di quale profilo di società vogliamo e dell’idea di società che abbiamo”. “E’ la prima volta – ha proseguito – che attiviamo la consultazione straordinaria delle iscritte e degli iscritti della Cgil per affrontare decisioni sulla strategia del sindacato. Va costruita un’ampia mobilitazione. I diritti vanno ricostruiti in un ordine di universalità”.

L’incontro tra gli addetti Almaviva e la segretaria Cgil avviene una settimana dopo l’approvazione della clausola sociale nei call center.

In quell’occasione Camusso ha rilasciato un’intervista a CorCom. L’approvazione della norma, “è sicuramente il coronamento di un lunghissimo lavoro che abbiamo fatto in questi anni per mantenere la tutela ad un settore caratterizzato dalla precarietà, che hanno conseguenze sui lavoratori – diceva – Dentro il ddl Appalti ci sono altre norme che vanno nella direzione giusta, soprattutto quelle che non permettono di effettuare gare al massimo ribasso nei settori ad alta intensità di manodopera. Ma si deve continuare a lavorare affinché diventi davvero una regola universale ed affinché la clausola sociale sia estesa anche ad altri settori”.

Sulle gare al massimo ribasso si concentrava l’attenzione della segretaria Cgil. “Nell’attuazione della norma (il ddl Appalti necessita di decreti attuativi ndr) bisogna tenere conto anche dei rischi che si possono generare con le gare basate sull’offerta economicamente più vantaggiosa. Il punto è che bisogna smettere di fare impresa comprimendo il costo del lavoro perché questo frena la produttività”. Di qui la necessità che le imprese investano in innovazione e formazione.

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