LA TRATTATIVA

Almaviva ok alla commessa Wind, spiragli per 2mila lavoratori

La società ha sciolto la riserva sull’aggiudicazione del servizio sulla base di un avanzamento positivo sui punti della trattativa in corso con i sindacati. Intesa di massima su produttività e contratti di solidarietà. Il 7 aprile probabile la firma dell’accordo definitivo

Pubblicato il 03 Apr 2015

Federica Meta

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Ok di Almaviva Contact al rinnovo della commessa Wind. La società ha sciolto la riserva sull’aggiudicazione della commessa della compagnia telefonica sulla base di un avanzamento positivo su tutti i punti della piattaforma discussa nei giorni al tavolo di trattativa con i sindacati. L’accordo definitivo non c’è ancora ma è stata trovata un’intesa di massima sui punti più rilevanti ovvero il tema del controllo dei dati del lavoratore, il recupero della produttività e le percentuali dei contratti di solidarietà.

Il tavolo è stato aggiornato al 7 aprile prossimo, data in cui dovrebbe essere firmato l’accordo definitivo. Se così non dovesse essere a rischiare il posto di lavoro sarebbero circa 2mila lavoratori su scala nazionale per i quali sarebbero attivate le procedure di mobilità senza contare il mancato rinnovo di centinaia di lavoratori a progetto.

Entrando nel dettaglio, il primo tema affrontato al tavolo – produttività e qualità – implicava una discussione sull’utilizzo dei dati relativi all’operatività del singolo lavoratore. “Verificata la complessità del tema, l‘azienda ha accettato di aggiornare il confronto su tale tematica a un secondo momento, ribadendo a suo avviso, la necessità di una sua realizzazione in un’ottica complessiva di riequilibrio finanziario – si legge nella comunicazioni inviata dai sindacati ai lavoratori di Almaviva – Sul tema dell’efficienza, che implicava interventi sulle pause, sui rol, sulle matrici orarie e sulla riorganizzazione strutturale delle funzioni di staff, il confronto ha evidenziato un’impossibilità a individuare soluzioni condivise, pertanto l’azienda si riserverà interventi in autonomia laddove le norme contrattuali e legislative glielo consentano”.

Infine, sul tema della rimodulazione del contratto di solidarietà, “il confronto ha permesso di registrare significativi passi in avanti, individuando elementi di condivisione sull’impianto complessivo della solidarietà”, sottolinea Michele Azzola (Slc Cgil).

Si confermerebbe la percentuale del 25% quale soglia dopo la quale l’azienda integrerebbe al 100% la retribuzione del lavoratore, individuando due soglie massime legate allo stato delle commesse e ai volumi prodotti, i tempi del reintegro economico saranno ridotti nelle realtà con il picco massimo più alto. C’e infine l’impegno aziendale di collocare nuove commesse, compatibilmente con le esigenze del committente, nei siti a maggiore solidarietà. La bozza di intesa abbassa la percentuale dal 50% al 45% applicato a Roma e Palermo e al 35% sugli altri siti.

“Per il sito di Palermo, il tavolo territoriale dovrà anche individuare soluzioni concrete concernenti la sede e la garanzia che sia in grado di occupare tutto il personale in servizio – spiegano i sindacati – Infine, sarà strutturato un sistema di incentivi all’esodo volontario associati alla collocazione nelle liste di mobilità volontaria (non opposizione) e uno per la riduzione volontaria delle ore di lavoro (Full Time Part Time) compresa la collocazione in una fascia oraria definita”.

Sarà, infine, stabilita una data certa per la corresponsione della retribuzione, un meccanismo di incentivo ai volontari che acconsentano a revocare la solidarietà con 24 ore di preavviso, l’impossibilità di fare consecutivamente più di due mesi al picco massimo di solidarietà e l’allineamento dello staff operativo al consuntivato della commessa di appartenenza.

All’incontro del 7 sarà presente anche l’assessore al Lavoro del Comune di Palermo, Bruno Caruso. “Almaviva – ha sottolineato– è vittima da parte delle altre multinazionali del settore, di veri e propri atteggiamenti di social-dumping, cioè di localizzazione delle proprie attività in aree in cui possono beneficiare di disposizioni meno restrittive in materia di lavoro e il cui costo del lavoro è inferiore. Una pratica da sottoporre a restrizioni normative in Europa”.

Un quadro sulla crisi dei call center lo ha dipinto l’indagine conoscitiva della commissione Lavoro della Camera. Dal report emerge che agevolazioni per le assunzioni di disoccupati e cassintegrati da almeno 24 mesi, previste dalla legge 407 del 1990, ha creato “gravi distorsioni” nel settore dei call center, in quanto molte aziende si sono costituite ex novo solo con l’obiettivo di lucrare in “modo opportunistico” sullo sconto contributivo, riuscendo ad aggiudicarsi commesse grazie a offerte fuori mercato.

Nei call center, che impiegano circa 80mila lavoratori, il costo del personale raggiunge quote molto alte del fatturato, tra il 70% e l’85% degli oneri totali. Il tema, secondo l’indagine, è quella di un “loro complessivo ripensamento”. Secondo la commissione Lavoro, l’ipotesi di un totale superamento “potrebbe scongiurare fenomeni distorsivi del mercato e ristabilire una parità di trattamento tra le aziende”.

In alternativa, suggerisce la commissione Lavoro della Camera, “si potrebbe immaginare una riduzione dei benefici e la loro diluizione in un periodo più lungo al fine di ridurre la convenienza, dal punto di vista economico, di comportamenti opportunistici”. La strada indicata dalla commissione è quella di una effettiva e duratura riduzione del carico fiscale e contributivo, tarando gli incentivi “al mantenimento dell’ occupazione”, evitando che ne beneficino le imprese che delocalizzano in Paesi non appartenenti all’Unione europea. L’altra questione è quella di incoraggiare l’uso dell’ offerta economicamente più vantaggiosa come criterio di scelta nelle gare d’appalto.

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