Android, Google chiede il time out all’Antitrust Ue

Il termine scadeva il 7 settembre ma le risposte alle accuse di abuso di posizione dominante nel mercato degli Os arriveranno il 20 settembre. BigG rischia una multa di 7 miliardi di dollari

Pubblicato il 08 Set 2016

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Google si prende tempo per rispondere alle obiezioni mosse dall’Antitrust Ue che l’ha accusa di abuso di posizione dominante su Android. Il termine scadeva il 7 settembre ma l’azienda ha fatto sapere che risponderà il 20. BigG rischia una multa pari a 7 miliardi di dollari.

L’Antitrust europeo ha comunicato la conclusione preliminare dell’indagine partita nel 2015, lo scorso aprile, evidenziando che l’azienda sta violando le regole europee di concorrenza abusando della sua posizione dominante nel campo delle ricerca online. Il focus è in particolare sui device mobile, smartphone e tablet, e dunque sul sistema operativo Android di Google, che secondo la Commissione ha l’80% del mercato.

Bruxelles ritiene che Google “occupi una posizione dominante sul mercato dei servizi di ricerca generale su internet, dei sistemi di sfruttamento degli smartphone già oggetto di una licenza e delle applicazioni in linea per il sistema operativo mobile Android: detiene quote di mercato superiori al 90% in ciascuno dei paesi dello spazio economico europeo”.

Tre le accuse mosse a Google
Google chiede ai produttori di smartphone e tablet che vogliono usare Android di preinstallare l’app di ricerca Google Search e il browser, sempre di Google, Chrome. In particolare secondo la Commissione questi diventano servizio di default come precondizione per installare il negozio digitale Google Play. Il risultato è che altre app di ricerca non possono essere installate come servizio default. E i produttori sono disincentivati dall’installare i loro eventuali browser o app.

Nel momento in cui un produttore sceglie sistema operativo e negozio digitale di Google gli viene chiesto di firmare un “Anti-fragmentation Agreement” che lo obbliga a non vendere prodotti che montano un fork di Android. Il fork è in sostanza una copia dell’originale. Essendo infatti Android open source, gli sviluppatori hanno accesso al codice e possono creare una sistema operativo copia (fork). Che, secondo l’accordo, non potrà trovare ospitalità sui telefoni di un produttore partner.

Google ha elargito “significativi incentivi finanziari” ad alcuni dei principali produttori di smartphone al mondo e agli operatori mobili alla condizione che preinstallassero Google Search e altri servizi.

Google aveva immediatamente replicato: “Android è un bene per la concorrenza ed è un bene per i consumatori”. Android – affermava in una nota Kent Walker, capo dei consulenti legali di Google – ha contribuito allo sviluppo di un ecosistema rilevante e, ancora più importante, sostenibile, basato su un software open source e sull’innovazione aperta. Saremo felici di lavorare con la Commissione Europea per dimostrare che Android è un bene per la concorrenza ed è un bene per i consumatori”.

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