Si apre il dibattito in Europa su come incentivare gli investimenti in banda larga. Mentre le telco europee chiedono regole light ed economie di scala per incentivare gli investimenti, la commissione Ue resta solida nella convinzione che non passa per l’allentamento normatvo lo sviluppo digitale del continente. Intervenendo all’Etno Summit a Bruxelles, il commissario al Mercato unico digitale, Andrus Ansip ha chiarito che “ammorbidire le regole di concorrenza non è la risposta giusta, trasferirebbe solo i costi degli investimenti nelle reti ai consumatori che avrebbero meno scelta e prezzi più alti, né il consolidamento del settore è necessariamente la risposta”.
Ansip ha difeso la tesi secondo cui un mercato delle tlc competitivo “si fonda sulle connessione di reti di società diverse” e che “i gruppi di telecomunicazioni in Europa stanno già investendo nelle reti 4G/Lte senza fondere le loro operazioni”. Però ha ammesso che “un grado di consolidamento può anche portare a benefici potenziali: il consolidamento cross-border, per esempio, può essere la via per integrare le reti, ma ogni caso deve essere giudicato nel merito e se i consumatori ne beneficeranno”.
Le telco insistono. “Il nostro settore ha bisogno di economie di scala e i mercati devono funzionare a livelli ottimali”, hanno detto in una nota congiunta le dieci più grandi aziende europee delle Tlc. i ceo chiedono regole più “light” per l’accesso alla rete ai concorrenti di mercato: secondo le telco, i prezzi devono essere regolati solo in casi eccezionali, un messaggio rivolto in questo caso al commissario Gunther Oettinger che sta rivedendo le regole Ue sul mercato delle Tlc.
Sulla questione è intervenuto anche il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi. “Nonostante i grandi progressi fatti nello sviluppo della banda ultralarga in Italia e in Europa, sarà difficile raggiungere in pieno gli obiettivi dell’Agenda digitale Ue 2020 – ha detto intervenendo all’Etno Summit – C’è infatti un gap di investimenti quantificato in 106 miliardi da uno studio del Boston Consulting Group, e questo dimostra che serve una nuova regolamentazione Ue certa che incoraggi a investire remunerando chi prende rischi. Come per esempio quella adottata per il settore energetico, che potrebbe incentivare anche i mercati finanziari a investire nelle tlc”.
“Tutti i paesi stanno vivendo lo stesso problema” per cui c’è una “necessità di costruire reti sempre più veloci e al contempo una necessità dei capitali di essere remunerati”, ha affermato Recchi. Per questo bisogna passare da una “regolazione pro-abbassamento dei prezzi a una pro-aumento degli investimenti”, mentre a livello nazionale “è molto importante stabilire modalità che non si focalizzino solo sulla costruzione delle infrastrutture ma anche sullo sviluppo della domanda”. Oggi serve quindi “una certezza del quadro regolatorio” che sia “a prova di futuro in grado di assicurare la flessibilità della tecnologia”, ha sottolineato il presidente di Telecom. Per questo si potrebbe pensare per esempio al sistema adottato nel settore energetico, il cosiddetto Rab (Regulatory Asset Base) in base a cui “chi tanto più investe tanto più è remunerato nei prezzi” e che potrebbe colmare il gap da 106 miliardi coinvolgendo anche i mercati finanziari.