LA NUOVA VITA

Aziende e utilities nel mirino della Fub

Alessandro Luciano, neo presidente della Fondazione Bordoni annuncia la strategia. “Vogliamo sviluppare la nostra presenza sul mercato anche con offerte per il settore privato: stiamo valutando le ipotesi operative”

Pubblicato il 24 Gen 2012

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«La Fondazione Bordoni è il più importante centro di ricerca pubblico dedicato allo sviluppo tecnologico. Non solo vogliamo mantenere questo ruolo anche per il futuro, ma puntiamo a valorizzarlo e a espanderlo»: Alessandro Luciano, neo presidente della Fub, in questa intervista al Corriere delle Comunicazioni annuncia l’intenzione di allargare le iniziative della Fondazione, “non solo alle tecnologie delle comunicazioni, che da sempre sono la nostra attività core, ma anche a settori contigui”.
Quale ne è la ratio?
La convergenza tecnologica fa sì che le competenze nelle tlc possano risultare preziose anche in campi affini e oggi convergenti con i tradizionali settori delle tlc, della televisione, dell’Ict che ci hanno visti impegnati in questi anni. In particolare, pensiamo di allargare le nostre attività di ricerca e consulenza alle infrastrutture di rete rafforzando anche le nostre sinergie col mercato: energia, trasporti, gas, servizi logistici e postali.
Giustifica così il possibile ingresso in Fub di soci quali Enel, Eni, Terna, F2i.
Anche così e mi auguro che altri protagonisti ritengano di entrare. Vede, vogliamo cambiare i nostri rapporti con i soci fondatori, un comitato che sostanzialmente raccoglie i principali sostenitori della Fub e che oggi mi sembra vada migliorato con un modello nuovo. Vogliamo avere con i nostri soci un rapporto diverso dal passato: non chiedere loro soltanto quote di iscrizione annuali destinate all’organizzazione di convegni, seminari ed incontri ed indispensabili anche per far funzionare la nostra macchina (circa 120 ingegneri) e le nostre attività di ricerca, ma anche dare loro prodotti, servizi, consulenze di cui hanno bisogno.
Una fondazione più autonoma ed operativa sia sul piano pubblico sia su quello privato?
Vogliamo sviluppare la nostra presenza sul mercato anche con offerte per il settore privato: stiamo valutando ipotesi operative che possano accompagnare la nostra tradizionale attività di ricerca e consulenza per il settore pubblico.
Più privato e meno pubblico?
No: più privato e più pubblico. Puntiamo ad avere un ruolo più incisivo verso la pubblica amministrazione e rapporti ancora più stretti e proficui con essa. Un ruolo che ci è inequivocabilmente assegnato dalla legge 69/2009 che vuole la Bordoni un braccio della Pubblica amministrazione competente per le questioni tecnologiche. Siamo un’entità pubblica, tant’è vero che è previsto che gli affidamenti della PA ci siano assegnati a trattativa diretta, anche se in alcuni casi questa realtà non viene rispettata. Mi permetta poi di osservare che, col progressivo ridimensionamento della ricerca privata nelle grandi aziende, la Bordoni è ormai l’unico vero baluardo di difesa tecnologica, nei nostri settori, rimasto in Italia.
Siete stati advisor tecnico del Mise per la gara Lte.
Non mi pare ci si possa lamentare dei risultati. E non era semplice: in palio c’era la maggiore capacità di spettro elettromagnetico – ben 255MHz – mai sottoposta a gara in Italia. Il successo ottenuto, a dispetto di qualsiasi previsione, è per questo ancora più significativo. Una piccola parte del merito credo debba essere riconosciuto alla Fub, che ha dato prova di sapersi districare in un contesto così infuocato, forte della propria competenza tecnica, ma anche della sua natura di soggetto terzo e indipendente, che le ha consentito di gestire in maniera ottimale una gara in cui si muovevano una mole ingente di interessi contrapposti.
In effetti, il Tesoro non si può lamentare.
Gli incassi sono stati superiori a ogni previsione. Questo permetterà di assegnare, mi auguro, una quota significativa dell’introito a misure a sostegno del settore Tlc, banda larga e reti di nuova generazione in primis. Stiamo valutando, per gli aspetti di nostra competenza, alcune ipotesi da sottoporre all’attenzione del governo. Sarà infatti importante reinvestire con convinzione nel settore che, con opportune azioni di recupero della produttività e di promozione della domanda, può contribuire come pochi altri ad accelerare in maniera sostanziale la crescita e lo sviluppo del Paese, favorendo così la competitività internazionale dell’Italia.
Le telco hanno speso parecchio.
Secondo me il giusto, dovendo ora anche investire nelle reti 4G. Ma il significativo investimento degli operatori telefonici, per lo più stranieri, nella banda larga mobile, in un momento di difficoltà del mercato e di riacutizzazione della crisi economica, mi pare indice delle enormi potenzialità di crescita del settore.
Non sono tutte rose e fiori: per le telco, anche mobili, i margini sono in calo.
Ma è anche un settore dalle grandi potenzialità. L’offerta di nuovi servizi mobili ad alto valore aggiunto può avviare un circolo virtuoso capace di stimolare fortemente il mercato e di avere ricadute positive anche nella domanda di servizi fissi supportando, al tempo stesso, una competizione positiva tra tecnologie fisse e mobili.
Ma è tutto un Paese che deve muoversi verso l’economia digitale.
Indubbiamente. Anche perché l’Ict è un elemento fondamentale per la ripresa. Sarà importante individuare strategie di incremento della domanda, anche attraverso la promozione dell’alfabetizzazione digitale. Al tempo stesso si tratta di valutare di volta in volta, anche in base alla richiesta di servizi, quale tecnologia o mix tecnologico siano più idonei. Vanno chiaramente studiate anche soluzioni che incentivino le piccole e medie imprese ad adottare le nuove tecnologie e a sviluppare prodotti innovativi. Il filo conduttore dovrà essere il superamento del digital divide: esso non riguarda soltanto le cosiddette zone a “fallimento di mercato”, ma anche numerosi distretti industriali dove Internet va al rallentatore o proprio non arriva. Questo ritardo rappresenta un grave danno per l’intero sistema Paese. Un esempio interessante a cui guardare mi pare l’esperienza di Metroweb, che ha realizzato a Milano la più estesa rete metropolitana in fibra ottica d’Europa.
È finito il vostro compito nel 4G?
Ci sono ancora passaggi che vanno gestiti con attenzione e in cui la Fub può avere un ruolo importante. Penso, ad esempio, al monitoraggio delle operazioni di cessione delle frequenze occupate ora dalle emittenti locali, ma anche all’importanza di studiare eventuali problemi interferenziali nell’utilizzo condiviso della banda 800 MHz da servizi televisivi e telefonici così da individuare soluzioni tecniche idonee, sulla scia di quanto già fatto dall’Ofcom nel Regno Unito. Si tratta di tematiche delicate per le quali è necessaria un’attività di ricerca mirata all’individuazione di soluzioni d’avanguardia che potrebbero costituire, magari, un modello di riferimento per quei Paesi come Regno Unito, Spagna, Portogallo, Irlanda che si apprestano ad affrontare i medesimi problemi. Inoltre, dopo i successi italiani, ci proporremo anche come advisor in Europa per questo modello di aste.
E poi c’è in ballo l’assegnazione delle frequenze tv.
In ragione della nostra competenza sul tema delle frequenze, la Fub, sta svolgendo il ruolo di advisor tecnico e supporto per la Commissione del Mise. Stiamo lavorando, e ci vorrà ancora un po’ di tempo perché l’argomento, come è ovvio, è delicato e le valutazioni devono essere fatte con estrema attenzione. Sarà poi compito del ministero valutarne i risultati.

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