LA RICHIESTA

Banda larga fuori dal patto di stabilità, Renzi ci prova

Il governo pronto a chiedere all’Europa un margine di flessibilità dello 0,3% sul deficit per gli investimenti sulla banda ultralarga. Sul tavolo anche le risorse da spendere per piattaforme Ict

Pubblicato il 01 Ott 2015

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La banda ultralarga è uno degli interventi per i quali il Governo si appresta a chiedere all’Ue una flessibilità sul deficit dello 0,3%, ottenendo quindi un margine di manovra al di fuori dai paletti fissati dalla legge di stabilità. Insieme a quelli sulla banda ultralarga, gli altri interventi che faranno parte delle richiesta che sarà presentata a Bruxelles sono quelli anti-dissesto, dall’edilizia scolastica alle strade, dalle piattaforme Ict alle ferrovie. Le opere, cantierate o cantierabili nel 2016, valgono 5 miliardi da cofinanziare con altri 5 di fondi Ue.

Con la legge di stabilità il governo presenterà un elenco dettagliato degli obiettivi che intende finanziare in deficit grazie alla flessibilità Ue introdotta a gennaio dello scorso anno. Il piano comprende opere materiali (strade, ferrovie, infrastrutture) e immateriali (piattaforme Ict, accelerazione e incremento della banda ultralarga). Ma della stessa partita potrebbero essere anche interventi per la messa in sicurezza dei territori colpiti negli ultimi anni da terremoti e alluvioni.

Si tratta, in alcuni casi, di opere già avviate ma che necessitano ancora di finanziamenti specifici. Il meccanismo della clausola per gli investimenti prevede una flessibilità sul deficit dello 0,5% del Pil che l’Italia richiede di utilizzare per lo 0,3%, quindi per circa 5 miliardi di euro. La clausola si riferisce agli investimenti effettuati in cofinanziamento con i fondi europei di coesione. Ai 5 miliardi di risorse nazionali si ne aggiungerebbero quindi altrettanti di origine europea.

Il piano del Governo sull’ultrabroadband prevede, in prospettiva, la mobilitazione di 12 miliardi.Nessun governo in passato abbia investito così tante risorse pubbliche sulle reti di tlc – ha detto il sottosegretario alle comunicazioni Antonello Giacomelli in una recente intervista a CorCom – Nel primo anno del piano, il 2015, già sono state sbloccati dalla delibera Cipe 2,2 miliardi dei 5 complessivi che il governo stanzierà da qui al 2020, cui vanno aggiunti i fondi europei gestiti dalle Regioni. Dopo gli apprezzamenti un po’ di tutti per il Piano strategico presentato a marzo era importante dare il segnale che il governo mantiene la parola data e pone la digitalizzazione del paese tra i suoi obiettivi primari. Tra l’altro nella delibera Cipe è stato messo per iscritto l’importo complessivo del piano pubblico. Infine, ricordo che da subito il governo ha detto che, senza il concorso dei privati, gli obiettivi del piano (30 Mbps per tutti e 100 Mbps per un cittadino su due) restano difficili da raggiungere. Ma i segnali che arrivano dalla consultazione con gli operatori sono positivi”.

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