LA SVOLTA

Banda ultralarga, il piano dell’Europa per lo switch off del rame

Per la prima volta messa nero su bianco la roadmap per “spegnere” le vecchie reti e accelerare la migrazione alla fibra e soprattutto il take up nonché per consentire alle telco di remunerare gli investimenti. Obiettivo: 80% di switch off entro il 2028, 100% al 2030. In Italia la misura può avere effetti dirompenti considerato che solo il 20% delle linee attive è in fibra

Pubblicato il 23 Feb 2024

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Dismissione del rame: è questo uno dei capitoli del documento presentato dalla Commissione europea per spingere l’infrastrutturazione della banda ultralarga, un whitepaper da una quarantina di pagine che propone interventi mirati anche in chiave di consolidamento, nuova regolazione e fair share.

La migrazione alla fibra per mettere a segno gli obiettivi digital & green

“La migrazione dalle reti di rame esistenti alle nuove reti in fibra implementate è un processo chiave per facilitare la transizione verso il nuovo ecosistema di connettività e contribuisce agli obiettivi verdi dell’Ue”, si legge nel paper in cui si evidenzia che lo switch off è in grado di promuovere “l’adozione dei nuovi servizi e quindi a contribuire ad aumentare il ritorno sull’investimento in fibra” nonché “a supportare il raggiungimento dell’obiettivo del Decennio Digitale, secondo cui, entro il 2030, tutti gli utenti finali devono essere coperti da una rete gigabit fino al punto di terminazione della rete”.

La roadmap: 80% di switch off al 2028, 100% al 2030

Secondo la Commissione europea l’obiettivo è arrivare una dismissione del rame per l’80% degli abbonati nell’UE entro il 2028 e il restante 20% entro il 2030. “Una roadmap chiara per la dismissione del rame supporterebbe gli obiettivi di connettività del 2030 e invierebbe un segnale forte agli investitori che esiste un percorso chiaro verso un ritorno sull’investimento nella fibra”.

L’opzione bis: il 5G come soluzione parziale

Un altro possibile scenario è che le reti di rame siano almeno parzialmente sostituite da prodotti di accesso wireless fisso (basati su 5G). Inoltre, differenze significative nel ritmo di dispiegamento della fibra possono portare a mercati più piccoli e localizzati, non permettendo l’emergere di un vero e proprio mercato unico.

Percorso chiaro verso l’obiettivo

Se è vero che la dismissione delle reti di rame ha il potenziale per ridurre i costi Opex per gli operatori fornendo al contempo un’infrastruttura più sostenibile a causa del minor consumo energetico, il processo richiede però il coordinamento di tutte le parti interessate. “Misure prevedibili ed equilibrate sono necessarie per evitare che la migrazione inverta i guadagni competitivi, inclusa la realizzazione di infrastrutture competitive, sotto l’attuale regime normativo. Le esigenze degli utenti finali, in particolare dei gruppi vulnerabili e degli utenti con disabilità, dovrebbero essere anche accuratamente affrontate”.  Sebbene il Codice delle Comunicazioni contenga già disposizioni sui processi di migrazione e la nuova Raccomandazione Gigabit miri a fornire una guida aggiornata ai regolatori, “un percorso chiaro verso la migrazione invierebbe un segnale forte al settore incentivando ulteriormente gli investimenti”.

Il ruolo delle Autorità per le Comunicazioni

Il processo di dismissione del rame richiede un attento monitoraggio. Alle autorità nazionali il compito di garantire che la progettazione del processo di dismissione da parte dell’operatore con potere di mercato significativo.

L’Italia non è ancora passata all’azione

Attualmente, il processo di dismissione del rame varia notevolmente all’interno dell’Unione europea. Entro il 2023, i principali operatori di linea fissa avevano annunciato piani per la dismissione delle loro reti di rame in 16 Stati membri, Italia inclusa, mentre la vera e propria dismissione è già iniziata in 10 Stati membri e in questo caso non figura il nostro Paese.

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