BANDA ULTRALARGA

FiberCop a Bruxelles. Nuova offerta Macquaire per Open Fiber: vale 7 miliardi?

Tim ha inviato alla Commissione Ue un memorandum descrittivo sull’operazione con Kkr e Fastweb. Intanto sul progetto di rete unica delle Tlc il neo presidente di Agcom Lasorella: “Rimedi se necessario per garantire la competizione”. In casa Enel il rilancio del fondo pronto a rilevare il 50%

Pubblicato il 10 Set 2020

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È sbarcato a Bruxelles il dossier FiberCop, la newco che vede in campo Tim al 58%, il fondo americano Kkr con il 37,5% e Fastweb con il 4,5%. Al momento si tratta di interlocuzioni: in un memorandum esplicativo Tim illustra il progetto e sarò la Commissione europea a valutare se l’operazione debba essere valutata come un’“intesa” o se invece si tratti di “concentrazione”. In quest’ultimo caso sarà aperta una procedura ad hoc – che necessita dunque di notifica formale – e andranno esaminati tutti gli aspetti della vicenda.

Come anticipato da CorCom il progetto è approdato, sin dalle prime ore dopo il cda di Tim che ha dato l’ok alla newco, sul tavolo di Agcom. Il nuovo Consiglio dovrebbe insediarsi nell’arco di due-tre settimane: il presidente designato Giacomo Lasorella ha ottenuto parere favorevole dalle Commissione preposte di Camera e Senato. Manca all’appello a questo punto solo il decreto che dovrà essere firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Intanto ieri in audizione alla Camera Lasorella ha detto che riguardo al progetto di rete unica delle Tlc (ossia al progetto AccessCo che punta all’integrazione degli asset di Tim e Open Fiber) “Agcom è chiamata a fare una analisi dei mercati rilevanti e eventualmente imporre determinate condizioni o ‘remedies’ che consentano di perseguire l’obiettivo della piena parità di accesso e di concorrenza al fine di garantire al cittadino servizi efficienti e di alta qualità”.

Patuanelli: “Regole europee vanno rispettate”

E in merito all’Europa, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in audizione in commissione Trasporti alla Camera sulla rete unica e il Recovery fund ha detto: “È chiaro che le regole europee dovranno essere rispettate. Non c’è nessun margine di manovra su questo. Anzi chiediamo che sia il regolatore europeo sia quello italiano sia molto, molto rigido nell’individuare i limiti e il perimetro in cui deve muoversi la nuova società della rete e dele reti dopo. Però stiamo parlando di società quotate e private e non si può pensare di intervenire a proprio piacimento perchè sono società che non sono controllate già dal pubblico. C’è un interlocuzione che deve portare a disegnare un obiettivo e la valutazione di chi oggi ha la rete perchè se guardiamo la secondaria dai cabinet alle case, è una cosa, ma se guardiamo alla rete primaria la rete primaria è di Telecom che è un soggetto quotato”.

Cdp conferma il piano: “Connettività fondamentale”

“L’obiettivo del governo è indirizzare parte dei fondi del Recovery Fund in questa direzione, perchè la connettività è il più grosso abilitatore dei diritti costituzionali, come lavoro e sanità “. “Noi ci stiamo investendo direttamente, ma vogliamo creare le condizioni perché questo diventi obiettivo condiviso”, ha detto l’Ad di Cassa depositi e prestiti Fabrizio Palermo oggi in occasione di un convegno. “La nostra responsabilità è rendere disponibile la connettività che genera volano do sviluppo. La digitalizzazione per noi è cruciale. Produrrà cambiamenti non solo nella vita quotidiana ma anche nei modelli produttivi. Su questo il nostro sostegno c’è e ci sarà, per promuovere questa massiccia digitalizzazione del Paese”.

I sindacati: serve regia pubblica

Sulla questione della rete unica resta alta l’attenzione dei sindacati: “Questa mattina abbiamo inviato unitariamente una lettera al Ministero dello Sviluppo economico per aprire una discussione sulla difficile situazione che coinvolge i lavoratori degli appalti e dei subappalti delle telecomunicazioni”, sottolinea Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile telecomunicazioni.  “La discussione sulla rete unica Tlc insieme alle operazioni societarie, a partire da FiberCop, non possono eludere i problemi che le società di installazioni telefoniche stanno scaricando sui lavoratori. Crisi industriali ed esuberi, come in Sirti e Italtel, non possono essere affrontati soltanto con gli ammortizzatori sociali, né prendendo atto di fusioni ed acquisizioni decise esclusivamente dalle aziende in maniera unilaterale per posizionarsi sul nuovo mercato. Quel posizionamento rischia di scaricare sul Paese migliaia di esuberi. Serve una regia pubblica, serve un progetto integrato, che a partire dalla tutele dei posti di lavoro, garantisca a questo Paese davvero un potenziamento delle telecomunicazioni mai strategico come in questo momento. Ma non sulla pelle delle lavoratori”.

In Enel si lavora all’offerta di Macquaire

Per mandare avanti il progetto bisognerà capire cosa deciderà di fare Enel, azionista al 50% di Open Fiber con Cdp. Stando a quanto rivela Milano Finanza il fondo Macquaire avrebbe già pronta la nuova offerta per rilevare la quota in capo alla energy company capitanata da Francesco Starace. E avrebbe valutato Open Fiber 7 miliardi. Il prossimo cda di Enel è in calendario il 17 settembre e già in quell’occasione potrebbe essere esaminata l’offerta. Intanto Patuanelli in audizione alla Camera sottolinea che “Open Fiber ha comunicato che il piano (nelle aree bianche, ndr) sarà completato al 2023 ma i dati di Infratel ci dicono che il 2023 difficilmente sarà raggiunto. E’ necessario imprimere un’accelerazione”.

Da parte sua Open Fiber fa sapere che “a oggi, nonostante le note difficoltà Open Fiber ha consegnato 3.045 progetti esecutivi, che garantiscono l’operatività fino a tutto il 2021. La progettazione non costituisce quindi un ostacolo o un impedimento alla realizzazione del progetto Bul entro il 2023. Procede infatti il lavoro con Infratel per l’accelerazione in base al piano presentato al Cobul, che gode di totale copertura finanziaria e che prevede il completamento del Piano BUL in 16 Regioni nel 2022 e nelle restanti 4 Regioni (per un totale dell’8% delle UI complessive) nel 2023. Obiettivi che grazie a tutte le misure messe in campo confermiamo di poter raggiungere. A oggi nelle aree interessate dai bandi Infratel, Open Fiber ha avviato lavori in circa 2.500 comuni, completato 843 comuni e reso disponibili agli operatori per la commercializzazione circa 950 mila UI in 828 comuni”.

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