L’INTERVISTA

Fibra ottica leva di sviluppo sostenibile, Mazzarella: “Open Fiber in campo con Net4Future”



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La Regulatory Advisor della wholesale company spiega gli obiettivi del progetto sviluppato nell’ambito del programma di ricerca e sviluppo Restart finanziato con i fondi del Pnrr: “Si punta a definire business model innovativi basati sulla cooperazione tra tutti gli attori della filiera per stimolare il completo switch off delle reti in rame e abilitare l’offerta di servizi innovativi per l’utente finale”

Pubblicato il 5 ago 2024

Federica Meta

Giornalista



wholesale only, banda ultralarga, fibra

Analizzare come gli obiettivi sociali emergenti possano essere trasformati in soluzioni tecnologiche per le reti e i servizi di telecomunicazione del futuro. È questo l’obiettivo del progetto Net4Future, sviluppato nell’ambito del programma di ricerca e sviluppo Restart, a cui partecipa Open Fiber in collaborazione con le principali Università tecniche, centri di ricerca nazionali ed altre importanti aziende italiane nell’industria delle telecomunicazioni.

Del ruolo cruciale di questa iniziativa per uno sviluppo sostenuto e allo stesso tempo sostenibile delle reti in fibra ottica, pilastro della digital transition, ne parliamo con Sara Mazzarella, Senior Regulatory Advisor della wholesale company.

Mazzarella, come si inserisce Net4Future nell’ambito di Restart?

Net4Future analizza le possibili direzioni di sviluppo delle reti di telecomunicazioni e dei servizi digitali evoluti, a partire dall’analisi dello stato attuale delle infrastrutture, della stagnazione del mercato e degli elementi di complessità del quadro regolatorio. E lo fa studiando le interazioni tra le evoluzioni tecnologiche, l’utilizzo delle tecnologie da parte degli utenti finali nonché i nuovi modelli di business e i possibili sviluppi normativi. Tutto questo per agevolare e incentivare la cooperazione tra tutti gli attori della filiera digitale. Net4Future è uno dei 14 progetti cosiddetti “strutturali” di Restart che fungono da “spina dorsale” del partenariato, consentendo a un numero significativo di partner di collaborare, integrando risultati provenienti da ambiti di ricerca eterogenei ma accomunati da una visione d’insieme sulle prospettive di sviluppo del settore. Restart è stato finanziato dal piano di intervento europeo NextGenerationEu con 116 milioni di euro di risorse stanziate dal Pnrr. Esso rappresenta il più importante programma di R&D pubblico mai realizzato in Italia nel settore Telecomunicazioni. La deadline è al 2026, ma posso anticipare che sono in corso discussioni all’interno della Fondazione sulla possibilità di estendere la durata dell’iniziativa anche dopo la naturale conclusione del Programma.

Quali sono i partecipanti al progetto Net4Future?

Il progetto è coordinato dall’Università degli Studi di Catania, che coinvolge, oltre ad Open Fiber, l’UniversitàAlma Mater Studiorum di Bologna, l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni (Cnit) e le società Wind Tre e Prysmian. Non sono coinvolti, dunque, solo gli operatori di Tlc ma anche altre aziende che si occupano di servizi abilitati dalle tecnologie digitali: da quelli offerti nell’ambito delle comunità energetiche o nelle smart cities, a quelli legati alla sfera più personale del cittadino, dalla Sanità alla Pubblica Amministrazione. E dal coinvolgimento di tutta la filiera si evince la trasversalità di un progetto che ha l’ambizione di accelerare i processi di digitalizzazione e di innovazione nel nostro Paese, anche in considerazione della dimensione sociale e culturale che i servizi di connettività possono assumere.

Perché per Open Fiber è importante partecipare a Net4Future?

Perché ha un modello di business interamente focalizzato sulla fibra ottica, il vero propulsore dell’innovazione digitale. Nell’ambito del progetto, Open Fiber non ha soltanto contribuito alle attività di ricerca ma ha condiviso anche il proprio punto di vista su come dovrebbe evolvere la regolamentazione affinchè questa sia future proof e quali potrebbero essere le nuove architetture di rete per diffondere in modo pervasivo le infrastrutture a banda ultralarga sul territorio nazionale. Abbiamo dunque “sensibilizzato” tutta la comunità di Restart sull’urgenza del completo switch off delle reti legacy, evidenziandone i vantaggi e benefici in termini di efficienza e di sostenibilità ambientale. Tra l’altro, in questa direzione va anche l’appello lanciato dall’Ocse per la dismissione delle reti in rame al fine di accelerare la transizione verso reti future proof interamente in fibra.

Oltre alla sostenibilità c’è anche un tema di aumento esponenziale del traffico sulle reti: come viene affrontato questo aspetto nell’ambito del progetto?

L’ incremento esponenziale del traffico sulle reti degli operatori evidenzia l’importanza di intraprendere nuove iniziative di investimento per assicurare la resilienza delle reti e il ruolo che queste rivestiranno in futuro per la digitalizzazione del sistema economico. In questo contesto, date le criticità attuali – dalla sistematica contrazione dei margini commerciali alla domanda di servizi di connettività in banda ultralarga insoddisfacente da parte degli utenti finali – la ricerca ha cercato di dimostrare l’importanza di far evolvere il business model delle telco, passando da meccanismi di competizione a quelli di cooperazione con gli altri attori della filiera digitale. Il progetto ha lavorato sullo sviluppo di business model innovativi per l’offerta di nuovi servizi digitali in futuro (ad esempio, e-health e gli applicativi basati sull’edge computing), al fine di identificarne il potenziale di innovazione per il rilancio delle telecomunicazioni in Italia. Il fattor comune per l’analisi dei diversi use cases individuati è legato alla metodologia utilizzata, che prevede il ricorso a strumenti innovativi (come il business model canvas e la canvas value proposition) per la valutazione delle soluzioni strategiche disponibili e l’elaborazione di piani strategici e di marketing da parte delle aziende del settore.

C’è poi, come evidenziato, il nodo della scarsa domanda di servizi in banda ultralarga. Su questo fronte le attività di ricerca in che direzione si muovono?

Si punta a sviluppare un modello di “servitizzazione” in cui il soggetto al centro del servizio è proprio l’utente finale, andando a definire prestazioni legate alle sue esigenze. Proprio partendo da questa logica, ci siamo accorti che la telemedicina non è qualcosa che nessuno vuole, ma che viceversa la domanda di questa nuova modalità di fruizione del servizio di assistenza sanitaria è spesso latente ed insoddisfatta. A chiedere queste prestazioni sono soprattutto i medici e il personale sanitario, testimoni del congestionamento delle strutture, che vorrebbero che i pazienti venissero curati da casa – laddove possibile – domiciliandone il più possibile il percorso di cura. E spesso anche i pazienti sono dello stesso avviso, soprattutto quando le condizioni piscologiche legate alla patologia e la localizzazione in aree rurali impediscono grandi spostamenti per raggiungere le cliniche più vicine. Il problema è che gli strumenti attualmente a disposizione non sono sufficienti e non danno quelle garanzie di servizio che sarebbero invece necessarie per un’offerta di un servizio a 360°. Qui entrano in gioco le reti in fibra, che rappresentano la soluzione di connettività con le più alte prestazioni per rispondere a queste esigenze.

Quali risultati ha finora raggiunto Net4Future?

Nel primo anno e mezzo di attuazione del programma, Net4Future ha analizzato lo stato attuale delle reti di telecomunicazioni e dei relativi servizi, con particolare riferimento alla situazione italiana, cercando di anticiparne i trend di sviluppo, anche tramite questionari e analisi condotte con i ricercatori della comunità di Restart. Il progetto ha elaborato un quadro di riferimento per lo sviluppo di innovazioni che consentiranno uno sfruttamento più intensivo delle infrastrutture digitali in diversi ambiti del sistema economico e con diverse finalità: dallo sviluppo di nuove architetture di rete e dei relativi servizi, alla riduzione al minimo dell’intensità energetica e la produzione di CO2, all’individuazione di soluzioni per salvaguardare la privacy e la sicurezza dei dati, alla definizione di nuove modalità per il conseguimento dei targetfissati dalla Commissione Europea nel programma del Digital Compass e del relativo Digital Decade 2030.

Quali invece i futuri ambiti di analisi?

Nelle prossime fasi del programma, Net4future si propone di applicare le tecniche di Strategic Foresight per analizzare nuovi orizzonti temporali di medio e lungo termine sui possibili scenari evolutivi delle telecomunicazioni. Tale visione verrà elaborata tramite la realizzazione di interviste strategiche ed un’analisi quali-quantitativa secondo una prospettiva multidisciplinare con cui costruire uno scenario di evoluzione utopica e distopica delle reti future, rappresentando quindi due opposte direzioni di evoluzione e tenendo conto dello stato attuale delle reti e delle potenziali tendenze evolutive. La ricerca si baserà sull’identificazione di nuove traiettorie per guidare l’evoluzione delle reti, lavorando su diverse dimensioni: di mercato, economiche, normativlegate al progresso tecnologico ed alle aspettative (o anche prospettive) degli utenti finali.

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