LE NUOVE REGOLE

Gigabit Act, disco verde del Parlamento Ue: spinta al roll out delle reti ultraveloci



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Via libera definitivo. Nel pacchetto azioni chiave per la diffusione delle infrastrutture ad altissima velocità, meccanismi di conciliazione obbligatoria tra operatori e PA per facilitare il rilascio dei permessi e dispozioni ad hoc per promuovere la connettività nelle aree rurali e remote. Ora la palla al Consiglio

Pubblicato il 23 apr 2024



Mituta Gigabit act

ll Gigabit infrastructure act ha il via libera definitivo del Parlamento europeo: il regolamento Ue per le reti ad altissima velocità, così come concordato in sede di trilogo, è stato approvato con 594 voti a favore, 7 contrari e 15 astenuti. Adesso il Consiglio Ue potrà approvare il testo in via definitiva.

Si tratta del maggiore atto legislativo per il settore delle telecomunicazioni del periodo 2019-2024, approvato quasi all’unanimità e con una sola modifica in sede di verifica legale-linguistica da parte dei servizi del Parlamento e del Consiglio dell’Ue, ovvero la data per l’entrata in vigore sarà 3 giorni (e non più 20) dopo la pubblicazione del testo nella Gazzetta ufficiale europea per evitare un vuoto normativo in merito al price cap per le comunicazioni all’interno dell’Ue, che scade il 14 maggio di quest’anno, mentre il voto del Consiglio è previsto il 29 aprile.

“Il Gigabit infrastructure act è un game changer“, ha detto l’eurodeputato della Romania di Renew, Alin Mituța, e rapporteur del testo. “Renderà l’implementazione delle infrastrutture gigabit molto meno costosa, più facile e veloce”.

L’Ue spinge sulle reti ultraveloci per il decennio digitale

Il Gigabit infrastructure act, approvato dal Consiglio dell’Ue lo scorso dicembre, aveva già incassato, lo scorso febbraio, un accordo provvisorio tra Consiglio e Parlamento Ue con diversi emendamenti che, secondo la presidenza belga dell’Unione europea, migliorano la capacità della norma di accelerare l’implementazione delle reti ultra-veloci grazie all’alleggerimento degli oneri burocratici: “In Europa, il roll-out della fibra e del 5G dovrebbe essere molto più facile e con meno burocrazia. Stiamo risolvendo questo carico amministrativo con il Gigabit infrastructure act”, aveva affermato allora Petra de Sutter, vice-premier e ministra della Pubblica amministrazione, poste e telecomunicazioni belga.

Il regolamento è una revisione della direttiva del 2014, “Broadband cost reduction directive” ed è chiamato a dare sostegno al raggiungimento degli obiettivi del decennio digitale, tra cui connettere il 100% dei cittadini dell’Ue a reti ad alta capacità, ovvero fibra ottica e 5G, entro il 2030.

A tal fine, il Gigabit act include provvedimenti con cui le autorità nazionali potranno rendere più veloce l’assegnazione dei permessi per gli scavi e l’installazione delle nuove infrastrutture. La spinta decisa che l’Ue vuole imprimere alle reti gigabit è sottolineata dal passaggio da una Direttiva a un Regolamento – benché le procedure siano unificate a livello Ue solo per una parte e le discrezionalità nazionali restino, come chiesto dal Consiglio all’Europarlamento.

Gli Stati membri hanno ottenuto, infatti, un’ampia autonomia nell’emanare norme più severe e dettagliate su diversi elementi importanti del nuovo regolamento e queste modifiche non hanno soddisfatto l’Etno,  associazione delle telco europee: “Notiamo un alleggerimento di misure cruciali per ridurre i tempi e i costi di implementazione. Tra queste la cosiddetta ‘approvazione tacita’, che ora è solo un’opzione per gli Stati Membri e che porterà a una potenziale frammentazione nel mercato unico”.

Che cosa prevede il Gigabit infrastructure act

Questi gli aspetti della legge che il Parlamento Ue aveva già modificato a febbraio e che sono stati ora ribaditi:

  • un meccanismo di conciliazione obbligatorio tra gli enti pubblici e gli operatori di telecomunicazioni è stato introdotto come passo intermedio per facilitare la procedura di concessione dei permessi;
  • è stata inclusa un’eccezione per un periodo transitorio per i comuni più piccoli, nonché disposizioni specifiche per promuovere la connettività nelle aree rurali e remote;
  • sono stati chiariti i fattori nel calcolo delle condizioni di accesso eque e ragionevoli;
  • è stata introdotta una disposizione specifica per affrontare la presenza di intermediari tra proprietari terrieri e operatori infrastrutturali;
  • sono state concordate disposizioni specifiche su un’etichetta volontaria “fiber-ready” per gli edifici;
  • nel testo sono stati inclusi diversi carve-out per le infrastrutture nazionali critiche.

Riduzione dei prezzi per i consumatori

Il Gigabit act fissa anche una roadmap che porterà alla riduzione dei prezzi per i servizi telecom pagati dai consumatori dell’Ue di qui al 2029.

Per esempio, anche se il regolamento sul roaming ha abolito le commissioni su sms, telefonate e navigazione internet per chi si sposta all’interno dell’Ue, ancora si paga un sovrapprezzo se dal proprio Paese si inviano messaggi (0,06 euro/sms) o si effettuano telefonate (0,19 euro/minuto) verso un altro Paese membro. Il Gigabit act intende abolire queste tariffe extra entro il 2029. Inoltre, gli operatori telecom potranno ridurre i loro prezzi retail entro il 2025.

“Stiamo creando uno Schengen per le comunicazioni Ue”, ha detto Mituța.

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