Il titolo Tim ha sfondato il 10% di crescita – per l’esattezza mettendo a segno il +10,6% – a inizio settimana. Una performance che non si registrava da tempo e decisamente in controtendenza rispetto alle fiacche prestazioni che oramai rappresentano la regola. La soglia “psicologica” dei 20 centesimi è stata “ampiamente” superata con un balzo a 24. Ma a distanza di 24 ore il titolo inverte la rotta cedendo prima il 5% e spingendosi fino a una perdita dell’8% teorico a metà pomeriggio per recuperare nuovamente e dimezzare le perdite nell’ultima parte della seduta in Borsa chiudendo con un -2,18% a 0,23 euro.
Il progetto Minerva e la visione industriale
Sono i rumors sul cosiddetto progetto Minerva – la paternità è di Fratelli d’Italia anche se non mancano le analogie con i piani di rinazionalizzazione presentati a più riprese da governi passati – a impattare positivamente sul mercato: l’ipotesi è quella di un’Opa a guida Cdp – con una serie di soggetti aggregati (a partire dai fondi Kkr e Macquaire e soprattutto dal principale azionista di Tim, Vivendi) per riportare il controllo della rete sotto il cappello statale.
Non sono chiari i termini dell’operazione ma è chiaro l’interesse del Governo nell’accelerare. Il neo Sottosegretario Alessio Butti si è già espresso: “Il progetto sulla rete unica è prioritario”. Stessa linea espressa dall’Ad di Tim Pietro Labriola che in occasione dell’assemblea di Confindustria a Bari ne ha ribadito il valore strategico evidenziando che “costruire due reti è un dispendio di investimenti inutile in un momento in cui il Paese deve sviluppare tante altre piattaforme”. Bisogna ragionare con “logica di politica industriale e con una certa visione”, ha detto Labriola.
Stringere subito per evitare di affossare le sinergie
Riguardo al progetto e al memorandum con Cassa depositi siglato lo scorso maggio per andare avanti sull’integrazione degli asset con Open Fiber, Labriola ha puntualizzato che “gli stakeholder su questo fronte sono numerosi, abbiamo prolungato il memorandum con Cdp per completare l’analisi ma c’è il timore che se si perde molto tempo la sovrapposizione nella costruzione delle reti sia tale per cui alla fine rende tutto quanto inutile”. Il manager ha richiamato l’attenzione sullo scenario da qui ai prossimi due anni ritenendo “molto probabile che entrambe le società che gestiscono le reti si concentrino nella costruzione nelle aree cosidette Pnrr, per cui c’è il rischio di perdere sinergie da sovrapposizione a partire dal 2025-2026. Cerchiamo di sgombrare il campo da equivoci sul rischio che sia troppo tardi per procedere”.
La partita dei servizi e la questione del debito monstre
Lo scorporo della rete e la creazione delle due newco – una per gli asset di rete (NetCo) e l’altra per i servizi (ServCo) “consentirebbe inoltre di rimetterebbe tutta la parte di servizi in una condizione di poter competere in modalità innovativa verso il mercato”, ha aggiunto Labriola sottolineando che Tim è un’azienda industrialmente sana” che però soffre per “il fardello del debito”. “Dobbiamo risolvere strutturalmente il problema”.
La corsa di Tim Brasil
In attesa dei risultati della trimestrale in Italia sono stati presentati quelli di Tim Brasil che continua a crescere a rappresentare “il fiore all’occhiello del Gruppo”, ha detto Labriola nel commentare i dati: nel terzo trimestre – il primo in cui l’acquisizione delle attività mobili del gruppo OI risulta contabilizzata per l’intero periodo – i ricavi da servizi hanno registrato un’impennata del 24,7%, l’Ebitda è in crescita del 24,5% e l’utile netto normalizzato si è attestato a 473 milioni (-0,1%). “Nel terzo trimestre 2022 Tim Brasil presenta risultati solidi, mostrando un alto livello di esecuzione e confermando la propria capacità di raggiungere le guidance presentate”, commenta la filiale guidata da Alberto Griselli. A sostenere la corsa della società anche lo sviluppo delle reti: Tim Brasil ha lanciato il servizio 5G in tutte le principali città del Brasile.
Tim al quinto posto nella classifica delle principali aziende italiane
Tim è al quinto posto nella top 20 delle aziende italiane stilata dall’Area Studi Mediobanca che ha analizzato i bilanci relativi all’esercizio 2021di 3.442 aziende, suddivise in base al settore in cui operano. Nel dettaglio: 2.613 società industriali e di servizi, 240 holding, 28 sim, 28 società di leasing, 38 di factoring e credito al consumo, 387 banche e 108 assicurazioni.
Tim però risulta al primo posto alla voce perdite con 8,7 miliardi di euro, ovvero il 57,2% del fatturato. “Il risultato sconta gli effetti della svalutazione dell’avviamento domestico per 4,1 miliardi di euro e dello stralcio, pari a 3,8€mld, delle attività per imposte anticipate”, si legge nel paper.
