L'INTERVENTO

Rete unica Tlc, Genna: “Governo chiarisca subito modello. Evitare scontri con l’Europa”

Il giurista esperto di regolamentazione europea: “Accordo con Antitrust Ue va fatto prima o si rischia di invalidare l’accordo. E di perdere oltre un anno”

Pubblicato il 15 Ott 2020

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Trovare subito la quadra con l’Antitrust europeo. Pena il rischio di una bocciatura e di rimandare, di almeno un anno, la partita della rete unica delle Tlc. Questa secondo Innocenzo Genna – giurista esperto di politiche di regolamentazione europea – la strada maestra in merito al progetto AccessCo che mira all’integrazione degli asset di Tim e Open Fiber.

La corsa contro il tempo non è questione da poco: Tim si è data sei mesi di tempo per venire a capo del progetto – ossia per definire i dettagli del memorandum siglato con Cassa Depositi e Prestiti -. Ma non è da sottovalutare il rinnovo del Cda previsto ad aprile prossimo. Se si dovesse scavallare la data, il dossier finirebbe inevitabilmente sul tavolo del nuovo Cda, con tutti i rallentamenti del caso sulla roadmap. La deadline di marzo non solo dunque rischia di non poter essere rispettata ma, secondo quanto evidenzia Genna, è una deadline che non si sposa con i desiderata del Governo italiano e della politica. “Telecom sicuramente vorrà firmare un accordo prima della presentazione del bilancio agli azionisti, quindi entro il mese di marzo. Ciò vuol dire che nel giro di sei mesi si dovrà definire la governance e dare valore ai conferimenti di Tim in AccessoCo – spiega Genna in un’intervista all’agenzia Italpress -. Si tratta di un passaggio delicato, che tra l’altro sarà oggetto dell’esame dell’Antistrust europeo. E firmare un accordo a marzo, per poi subire dopo un anno un giudizio negativo da parte dell’Europa sarebbe deleterio. Meglio allora fare un accordo che sia immediatamente compatibile con l’antitrust”.

Ma la questione delle tempistiche legate tout court al Cda Tim secondo Genna non è nemmeno quella più importante: è il governo, sostiene il giurista, che deve muoversi anticipando eventuali criticità con Bruxelles. “Il governo dovrebbe intervenire subito, in modo perentorio, chiarendo il modello di relazione con il mercato della società che gestirà la rete unica italiana, per fare in modo che la firma dell’accordo tra Tim e Cdp sia compatibile con le autorizzazioni dell’antitrust europeo”. Secondo Genna “la politica non ha ancora fatto capire cosa si vuole veramente, ma dovrebbe farlo se vuole evitare scontri con l’antitrust e rischiare di invalidare l’accordo”.

Riguardo all’Europa, in un’intervista al quotidiano La Stampa la Commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager pur ribadendo che sul progetto italiano (Accesso.co,ndr) “non conosciamo molti dettagli” ha sottolineato che “in linea generale può esserci un grossista monopolista se questo non è integrato verticalmente se cioè non vende anche a se stesso nella parte al dettaglio del settore d’attività”. Secondo Vestager il soggetto in questione (il convitato di pietra AccessCo) “potrebbe essere in aree dove non c’è concorrenza come ora, diventando quindi un grossista più neutrale che consenta ai diversi rivenditori di competere l’uno contro l’altro”. Vestager puntualizza inoltre che il progetto “non è impossibile” ma “dipende molto da come vengono impostate le cose”.

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