IL CASO

Tim, su Fibercop è scontro in Agcom. Giomi: “Seri dubbi su rispetto Codice Comunicazioni”

La commissaria sul piede di guerra: “La rete, realizzata anche grazie al contributo di altri operatori, resterà di proprietà esclusiva del monopolista. E l’offerta presentata non contribuisce alla copertura delle aree grigie né allo sviluppo del 5G”. E auspica un ripensamento in fase di consultazione pubblica

Pubblicato il 07 Gen 2022

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Nutro seri dubbi sul fatto che l’offerta di Tim possa essere nella sostanza annoverata tra le forme di coinvestimento previste dall’art. 76 del Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche”: dopo l’approvazione, a maggioranza, lo scorso 3 gennaio dell’avvio della consultazione pubblica da parte del Consiglio dell’Agcom, sull’offerta di coinvestimento di Tim, attraverso Fibercop, per la realizzazione di una nuova rete in fibra ottica, la commissaria Elisa Giomi esce allo scoperto spiegando il perché del suo voto contrario. “Ho espresso voto contrario per ragioni di merito e per ragioni di metodo, che ritengo importante rendere pubbliche per promuovere una riflessione nell’interesse dell’istituzione, della sua indipendenza ed efficacia”, dichiara la Commissaria che chiama in causa l’articolo 76 del Codice delle Comunicazioni “che mira da un lato a favorire, in un ambiente di concorrenza infrastrutturale, gli investimenti in reti ad altissima capacità e, dall’altro, prevede una limitazione delle misure correttive a carico dell’operatore monopolista”. Secondo Giomi “il coinvestimento di Tim consiste in una sorta di affitto di lungo periodo di grandi quantità di linee agli operatori coinvestitori, che al termine del periodo di coinvestimento non risulteranno proprietari neppure di una linea. La rete, realizzata anche grazie al loro contributo, resterà proprietà esclusiva del monopolista Tim”.

E non si tratta dell’unico aspetto contestato dalla Commissaria Giomi che nel ricordare che “la deregolamentazione del monopolista a fronte di un’offerta di coinvestimento capace di attrarre investimenti in rete da parte di altri operatori è un meccanismo di incentivazione che punta anche ad assicurare l’interesse pubblico” e che “tale interesse qui consiste nella realizzazione di una rete tecnologicamente neutra e aperta, distribuita in modo capillare su tutto il territorio nazionale” evidenza che “invece l’offerta di coinvestimento di Tim non va in questa direzione, non contribuisce alla copertura delle aree grigie, né allo sviluppo delle reti di 5G, certamente obiettivi strategici per il Paese”.

La Commissaria punta il dito anche sulle questioni di metodo: “Le deliberazioni più importanti sul coinvestimento sono state prese dal Consiglio sulla base di una documentazione parziale e tuttavia spesso pari a centinaia di pagine, rese disponibili solo pochi giorni prima della riunione consiliare. I rinvii che ho richiesto per poter esaminare tutta la documentazione istruttoria in tempi congrui e avanzare proposte migliorative dell’offerta di coinvestimento non sono, nella sostanza, mai stati concessi e le proposte sono state respinte senza motivazioni nel merito, come avvenuto nella riunione del 3 gennaio scorso”.

Dall’avvio dell’istruttoria del 31 marzo 2021 ad ora -rincara la dose Giomi – “agli operatori non è mai stato reso noto l’iter procedimentale né è stato consentito di esprimersi sulle proposte di modifica di Agcom alle condizioni di coinvestimento di Tim. La stessa consultazione pubblica appena avviata sottopone al mercato un solo quesito generico in luogo di domande incentrate sulle tematiche di maggior rilevanza, quali condizioni e forme di accesso al coinvestimento da parte di operatori con un grado di infrastrutturazione differenziato. Eppure, sono proprio queste tematiche ad influire maggiormente sulla copertura delle aree grigie, sullo sviluppo delle reti 5G e sui relativi finanziamenti pubblici. L’avvio della consultazione pubblica, peraltro, è avvenuto, senza che il Consiglio fosse stato informato della richiesta di parere provenuta da Antitrust in merito agli impegni presentati dalla stessa Tim nell’ambito del procedimento per intesa restrittiva della concorrenza, impegni fortemente sovrapposti al dossier in esame presso Agcom”.

Il Consiglio, inoltre, ha appreso solo il 3 gennaio – incalza Giomi- “della recente determina con cui gli Uffici hanno approvato l’offerta di servizi sulla tratta primaria della rete ottica di accesso, di cui Tim è quasi monopolista, e che ha quindi un impatto potenzialmente rilevante sul coinvestimento”.

Last but not least ulteriore elemento che secondo la Commissaria merita approfondimento “è l’affermazione che le valutazioni dell’offerta di coinvestimento hanno riguardato la versione trasmessa da Tim il 22 dicembre 2021. In realtà – sottolinea Giomi – il Consiglio dell’Autorità nella riunione del 3 gennaio ha avuto a disposizione una versione di testo consolidata da Tim datata 3 dicembre 2021, che sembrerebbe essere stata integralmente sostituita da un’ultima versione inviata da Tim il 10 dicembre 2021 sebbene quest’ultima versione non riporti tale data. Non è chiaro quindi quale versione consolidata dell’offerta di coinvestimento di Tim sia stata oggetto di approvazione da parte dell’Autorità il 3 gennaio scorso”.

“Auspico – conclude la Commissaria – che la consultazione pubblica possa essere occasione per ripensare in modo costruttivo l’offerta di coinvestimento di Tim nell’interesse del mercato, dell’utenza e del bene pubblico”.

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