STRATEGIE

Bolloré sale al 26% in Vivendi. Occhi puntati sui conti di Tim

Il finanziere bretone attraverso Compagnie de Cornouaille ha aumentato la partecipazione nel capitale della media company. Sale l’attesa per la trimestrale della compagnia italiana: gli analisti si aspettano una frenata. Sul fronte occupazione ritornano i timori per la cigs tra i lavoratori

Pubblicato il 16 Mag 2018

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Bolloré stringe la presa su Vivendi e sale al 26%. Come scrive Milano Finanza, Compagnie de Cornouaille, uno dei veicoli del gruppo di Bolloré, ha comprato 62,3 milioni di azioni Vivendi pari al 4,8% del capitale. Lo scorso febbraio Bolloré aveva esercitato 21,4 milioni di opzioni su azioni del gruppo per un controvalore di 354 milioni. Le due operazioni hanno, appunto, fatto salire la partecipazione di Bolloré al 26%.

Intanto di accedono i riflettori sui conti di Tim che saranno svelati domani. Secondo il consensus degli analisti, nel primo trimestre del 2018, i ricavi del gruppo sono attesi pari a 4.690 milioni, in calo del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’ebitda (reported) è stimato pari a 1.958 milioni (-1,6%) per l’intero gruppo. Nel domestico l’ebitda è previsto in calo dello 0,7 per cento. L’ebitda margin per l’intero gruppo è stimato al 41,8% (+0,5 punti percentuali); per il domestico al 44% (-0,4 punti percentuali). L’indebitamento netto (adjusted, ovvero rettificato) è atteso a 25,5 miliardi rispetto ai 25,2 miliardi del primo trimestre del 2017, in aumento di 338 milioni.

Sul fronte occupazione ritornano i timori per la cigs tra i lavoratori di Tim. L’azienda, nell’ambito delle trattative sulla riorganizzazione del personale, a metà marzo aveva già messo sul tavolo l’ipotesi della cassa integrazione per gestire gli esuberi, a seguito del muro alzato dai sindacati sul piano dell’Ad Amos Genish, soprattutto riguardo alla parte che prevedeva 2000 assunzioni da finanziare attraverso la solidarietà espansiva. Al confronto di marzo è seguita una lunga fase di stallo nelle relazioni industriali del gruppo, parallelamente all’infittirsi della battaglia sulla governance tra i principali azionisti del gruppo, conclusa con la vittoria del fondo Elliott.

Ora, secondo quanto apprende Radiocor, i primi contatti avvenuti dopo l’assemblea del 4 maggio che ha sancito il ribaltone, non sembrano aprire a un accordo con le sigle. Con i sindacati fermi nella loro contrarietà alla cigs e l’azienda che non cede sul ripristino delle vecchie condizioni della contrattazione di secondo livello, un punto particolarmente caldeggiato dalla Cgil. Intanto al cda di domani, chiamato ad provare i conti, è atteso un excursus di dossier aperti, compreso quello che riguarda l’occupazione. Inoltre è prevista la presa d’atto della rinuncia da parte di Vivendi alla direzione e coordinamento sul gruppo italiano, a seguito dell’esito dell’assemblea del 4 maggio. Tra i futuri sviluppi nell’organigramma di Telecom Italia potrebbe esserci prossimamente l’uscita di scena del manager francese Michel Sibony, distaccato da Vivendi in Telecom Italia per guidare il settore degli acquisti.

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