Call center, Boggio: “E’ ora di fare politica industriale”

Il presidente di Assocontact: “Il digitale sta cambiando la nostra attività. Serve investire in competenze e innovazione. Stop gare al massimo ribasso e sì alla defiscalizzazione”

Pubblicato il 20 Nov 2015

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“La clausola sociale approvata con il ddl Appalti è un primo passo verso una politica industriale di settore. Ma proprio per questo non ci possiamo fermare qui”. E’ il commento di Roberto Boggio, presidente di Assocontact all’emendamento che “mantiene” il posto di lavoro in caso di cambio di appalto nel settore dei call center.

Assocontact promuove la nuova legge, dunque?

La clausola sociale è certamente uno strumento in grado di dare stabilità e, allo stesso tempo, disegnare uno scenario competitivo più omogeneo ed equo. Nel quadro che si verrà a delineare, infatti, la competizione si baserà finalmente sulla capacità di fare impresa dei singoli “outsourcer” e non sul costo del lavoro.

Vuole dire che può essere uno strumento per arginare il fenomeno della gare al massimo ribasso?

È certamente uno strumento che rimette al centro la qualità del servizio, le competenze degli addetti e anche la capacità di visione delle aziende. Ma crediamo che questo intervento vada accompagnato da altre azioni.

Ad esempio?

Un intervento di adeguamento al settore degli sgravi contributivi alle nuove assunzioni, previsti nella legge di Stabilità.

Non vi conviene spendere meno per i nuovi assunti?

La norma va bene in senso generale. Ma il settore dei call center ha delle sue peculiarità e, dunque, pensare a decontribuzioni tout court non farebbe altro che distorcere la concorrenza, dato che le aziende con nuovi assunti avrebbero un costo del lavoro notevolmente più basso rispetto alla altre. Cosa non sostenibile in un settore “labour intensive” dove è il capitale umano ad essere centrale.

E dunque?

Occorre proseguire anche su altri temi importanti, come porre fine alle gare al massimo ribasso, verificare una ipotesi di defiscalizzazione che sostituisca la decontribuzione, e costruire una seria politica industriale per lo sviluppo del settore dei call center, con l’obiettivo di garantire stabilità occupazionale e standard qualitativi elevati per i consumatori.

Quali sono le sfide che il settore si troverà ad affrontare nel futuro prossimo?

Le sfide sono soprattutto di natura tecnologica e portano con sé anche un cambio della modalità di fruizione da parte degli utenti. Se fino a qualche tempo fa era il contatto via telefono al centro delle nostre attività, oggi il customer management sta cambiando pelle per diventare sempre più social, interattivo e innovativo. Contestualmente stanno cambiano anche i nostri committenti: prima precipuamente Tlc, ora abbiamo anche società che fanno altro: penso alle banche, ad esempio. Una rivoluzione epocale che i nostro consociati devo saper cavalcare.

Come?

Investendo in competenze e tecnologia. Sarà questo l’elemento differenziale per il futuro. Si tratta di cambiare prospettiva e di passare da una strategia di business centrata esclusivamente sul costo del lavoro a una di investimento e capacità di visione. Ecco perché sono necessari gli interventi sulla defiscalizzazione a cui mi riferivo poc’anzi.

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