DDL APPALTI

Call center, Camusso: “Basta alibi, ora le imprese investano in innovazione”

La segretaria della Cgil a CorCom: “Con l’approvazione della clausola sociale si fa un passo avanti, ma per uscire dalla crisi bisogna puntare a far crescere la produttività destinando risorse a tecnologie e formazione”

Pubblicato il 15 Gen 2016

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“Le imprese ora non hanno più alibi, devono investire in innovazione e formazione”. Susana Camusso, segretaria generale della Cgil, commenta a CorCom l’approvazione della clausola sociale nei call center all’interno del ddl Appalti.

L’approvazione della norma, “è sicuramente il coronamento di un lunghissimo lavoro che abbiamo fatto in questi anni per mantenere la tutela ad un settore caratterizzato dalla precarietà, che hanno conseguenze sui lavoratori – prosegue Camusso – Dentro il ddl Appalti ci sono altre norme che vanno nella direzione giusta, soprattutto quelle che non permettono di effettuare gare al massimo ribasso nei settori ad alta intensità di manodopera. Ma si deve continuare a lavorare affinché diventi davvero una regola universale ed affinché la clausola sociale sia estesa anche ad altri settori”.

Sulle gare al massimo ribasso si concentra l’attenzione della segretaria Cgil. “Nell’attuazione della norma (il ddl Appalti necessita di decreti attuativi ndr) bisogna tenere conto anche dei rischi che si possono generare con le gare basate sull’offerta economicamente più vantaggiosa. Il punto è che bisogna smettere di fare impresa comprimendo il costo del lavoro perché questo frena la produttività”.

“L’aumento di produttività – ricorda Camusso – si determina mettendo in campo massicci investimenti in innovazione e formazione del personale”. Nel settore dei call center, nello specifico, “destinare risorse in questo due ambiti permetterebbe alle imprese di aggredire i segmenti più alti dei servizi al cittadino” a cui devono puntare le aziende se vogliono trovare una strada per uscire dalla crisi.

Camusso ha quindi proseguito: “La prima cosa da dire, al sistema pubblico e privato, è che i fattori che impediscono la crescita di produttività non sono l’eccesso di retribuzione dei lavoratori, ma aver fatto una politica di sola competizione, tralasciando l’innovazione. Confindustria dice ‘riduco un po’ i costi e tiriamo dritto’”.

“La nostra proposta (unitaria con Cisl e Uil ndr) dice invece che serve un cambiamento strutturale del sistema. precisa – Il testo unitario “propone un innalzamento del livello di partecipazione e condivisione: vogliamo una contrattazione di secondo livello che sia all’altezza di questa stagione. Non si può riproporre l’idea che i due livelli di contrattazione siano alternativi, è un’altra idea vecchia e superata. Abbiamo alle spalle una stagione difensiva terribile che non è ancora finita, sono diminuiti i lavoratori e si sono distribuite meno risorse. Il sindacato deve avere in mente il lavoro, vedere e ridurre le diseguaglianze: per questo c’è bisogno del primo livello universale, come principio di uguaglianza, e di riqualificare ed estendere il secondo livello”.

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