Call center: più tutela della privacy, accordo Italia-Albania

I Garanti dei due Paesi collaboreranno per assicurare una maggiore tutela dei dati degli utenti gestiti dalle aziende “delocalizzate”. Via anche ad attività ispettive congiunte. I sindacati: “Passo importante, ora applicare in Italia il 24 bis del decreto Sviluppo”

Pubblicato il 13 Feb 2015

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Assicurare la tutela dei dati personali dei cittadini italiani e albanesi raccolti e utilizzati da call center che operano in Albania. E’ questo l’obiettivo dell’accordo di cooperazione siglato tra il Garante per la protezione dati italiano e quello albanese.

“La cooperazione prevede un’attività ispettiva congiunta presso pubbliche amministrazioni e aziende private, inclusi i call center che operano in Albania, e si svilupperà perseguendo una serie di importanti obiettivi finalizzati allo scambio di esperienze e know-how, alla trattazione dei ricorsi presentati da cittadini di entrambi i Paesi, all’assistenza nella stesura di report e analisi, all’aggiornamento delle norme”.

L’accordo giunge a conclusione di una serie di incontri e momenti di scambio formativo tenuti presso il Garante. Ai fini dell’implementazione dell’Accordo, sono stati individuati dei referenti per ognuna delle Autorità.

“Meglio tardi che mai”. E’ il commento a caldo del segretario generale Uilcom, Salvo Ugliarolo che ricorda come la tutela della privacy degli utenti nei call center “delocalizzati” sia uno dei temi chiave affrontati al tavolo aperto al Mise. “E’ comunque un segnale positivo – dice a CorCom il sindacalista – che dimostra ciò che i sindacati dicevano da tempo: ovvero che esiste un problema di protezione dai dati che va affrontato in tempi rapidi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Michele Azzola, segretario nazionale della Slc. “Finalmente dopo due anni qualcosa si muove su questo fronte – spiega al nostro giornale – Ma quello che va fatto al più presto a dare attuazione ed effettuare i dovuti controlli sul rispetto dell’articolo 24 bis del decreto Sviluppo. L’articolo, in gran parte disatteso dalle aziende, dispone che quando un cittadino effettua una chiamata ad un call center deve essere informato preliminarmente sul Paese estero in cui l’operatore è fisicamente collocato e deve, al fine di poter essere garantito rispetto alla protezione dei suoi dati personali, poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato nel territorio nazionale”.

“L’accordo di cooperazione tra il garante della privacy Italiano e quello Albanese in merito ai dati sensibili gestiti dai Call center albanesi e le ispezioni congiunte previsti sono una goggia nel mare di problemi in cui versa il settore e puo’ essere persino dannoso perche’ legittima le delocalizzazione – dice Giorgio Serao della Segreteria Nazionale della Fistel – La cosa più saggia da fare e’ un coordinamento tra il Mise, il Ministero del Lavoro e le Autorita’ garanti per affrontare i temi che stanno generando il fallimento delle più grosse aziende di Call center nel nostro Paese. le delocalizzazione e il rispetto del 24 bis (informazione al cliente della localizzazione del Call center che risponde in Italia o all’estero), le gare al massimo ribasso e i cambi di appalto sono il male da estirpare per garantire l’occupazione a ciu ancora non si dà nessuna risposta”. Per Serao l’accordo del Garante giustificherà le delocalizzazione verso l’Albania e incrementera l’accordo crisi nel nostro Paese.

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