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Cardani: “Authority sia faro per l’industria italiana”

Il presidente Agcom: “In un momento di cambiamento e accelerazione il regolatore deve impegnarsi più del solito per fornire certezza giuridica agli operatori. Fondamentale centrare gli obiettivi dei progetti sulla banda larga e prepararsi al 5G”

Pubblicato il 14 Giu 2017

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“Il regolatore deve continuare a fare il suo mestiere, evitando l’inclinazione italiana a fare il mestiere degli altri. È vero che in un momento di cambiamento e accelerazione gli operatori hanno a che fare con incertezze maggiori e che quindi il regolatore deve impegnarsi più del solito per fornire certezza giuridica”. Il presidente dell’Autorità garante per le comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, spiega così a Telco per l’Italia il ruolo dell’authority in una costesto di mercato che sta vivendo una stagione di rinascita degli investimenti sull reti di telecomunicazione. Salito sul palco dell’evento annuale di CorCom dedicato al mondo telco, il numero uno dell’authority scava a fondo nelle questioni più importanti che andranno affrontante nei prossimi anni.

“Nel mondo delle telecomunicazioni ci sono state per anni molte chiacchiere sulla proprietà delle reti ma pochi fatti. Dopo anni di relativa inattività il mercato si è svegliato – spiega il presidente -. Stiamo assistendo crescita degli investimenti, specialmente sulla rete fissa che ha attratto numerose risorse”. Insomma, secondo Cardani non si muovono più solo le parole ma anche i soldi. In questo contesto di fermento quale ruolo spetta all’authority? “.

Il regolatore dipende ovviamente dal legislatore che però è secondo Cardani “spesso occupato più a capire se resterà legislatore o se i meccanismi di scelta e nomina cambiano”. Naturalmente anche le aziende devono fare la propria parte: “Gli imprenditori devono affrontare il binomio rischio-incertezza e se il legislatore contribuisce è meglio”. Per quel che riguarda concretamente l’Agcom, Cardani ricorda che in questo periodo, più che ma,i l’Autorità è connessa in modo molto forte a ciò che fa la Commissione Europea.

“Noi partecipiamo al Berec e nelle riunioni portiamo la nostra voce. Quasi mai viene contrastata perché le preoccupazioni sono molto simili in Europa – spiega Cardani -. Le cose stanno cambiando anche in termini di normativa europea. Ci sono molti adeguamenti in ottica 2020 che si trasformano ora in obiettivi 2025, concentrati principalmente sulla velocità delle reti, la disponibilità di 5G per le città e gli assi di comunicazione, l’accesso e il download. Tutte norme che seguono la proiezione in avanti dello sviluppo tecnologico”. Il lavoro dell’authority, aggiunge, “si basa sul lavoro di analisi, soprattutto orientata a indagare la capacità di adozione delle tecnologie da parte del sistema e capire quando la domanda per i servizi nuovi sarà tale da remunerare l’investimento di introduzione”.

Il presidente dell’Agcom svela poi alcuni dei dati che saranno resi pubblici in occasione della presentazione della relazione annuale dell’authority. Nel 2016 è stato rilevato un forte aumento del traffico dati (+46% nel mobile fra 2015 e 2016). I consumi unitari in termini di traffico dati sono passati da 1,33 a 1,76 gigabyte al mese (+32%), mentre il numero di sim con accesso Internet è arrivato al 54,1% di tutta la customer base. “E il vero vettore di sviluppo, cioè il famoso 5G – fa notare Cardani – non è ancora nemmeno sulla soglia del mercato. Negli scorsi anni si è investito sul completamento della rete 4G. E gli investimenti sulla banda larga ha portato la copertura delle sole abitazione al 70% nel 2016 facendo dimenticare il 24% del 2014 e il 46% del 2015. Un’espansione avvenuta con investimento privato ma anche con sostegno pubblico”.

L’intervento dello Stato è sempre coperto dalla legislazione sugli aiuti di Stato, ricorda Cardani che dedica la parte finale del suo intervento agli sforzi dell’Europa e alle sfide più importanti della trasformazione digitale del Paese. “Sul digitale la Commissione ha fatto delle eccezioni importanti per supportare i piani dell’Agenda digitale. Ma sulla crescita della domanda non c’è troppo ottimismo, perché scontiamo dei ritardi strutturali e di altro tipo. La quota importante di ultrasessantenni garantisce saggezza ma anche meno familiarità con la tecnologia. I giovani sono i primi a imbroccare la strada dell’innovazione digitale. Abbiamo bisogno – spiega il presidente dell’Agcom – di più laureati in discipline tecnico-scientifiche. Dobbiamo agire sul lungo periodo anche sul fronte della formazione delle competenze e della cultura digitale. C’è bisogno di tecniche e strumenti digitali integrate nell’attività quotidiana di chi fa impresa. Un ruolo essenziale per centrare tutti questi obiettivi spetta alla politica”.

L’Agcom continuerà a sostenere il mercato con analisi e indagini ma, sottolinea Cardani, “anche la regolamentazione deve cambiare perché non in linea con i nuovi tempi. Bisogna anche incoraggiare investimenti efficiente e sostenibili e far sì che siano equilibrati. E’ necessario – conclude Cardani – sostenere l’efficienza delle reti di nuova generazione”.

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