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Cellnex vicina al break even. Patuano: “Nessun impatto da consolidamento Tlc”



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Presentati i conti 2024: le perdite scendono a 28 milioni da 297 nel 2023, il fatturato aumenta del 7% a quasi 4 miliardi e l’ebitda after lease balza del 10,6% a 2,3 miliardi. Più che raddoppiato il free cash flow a 328 milioni. E per il 2025 si stimano numeri ancora al rialzo. Via alla remunerazione degli azionisti

Pubblicato il 26 feb 2025



Marco Patuano_Cellnex CEO_1

Cellnex, il gruppo spagnolo di infrastrutture di telecomunicazioni guidato da Marco Patuano, continua ad accelerare e si avvicina al break even con una perdita ridotta a 28 milioni, (recuperando oltre il 90% rispetto ai -297 milioni del 2023.

I conti del 2024 si sono chiusi con ricavi in aumento del 7,7% a 3,941 miliardi e un Ebitda dopo le locazioni (EbitdaaL) di 2,386 miliardi in crescita del 10,6%.

La strategia di Cellnex per la crescita

“Durante questo periodo, l’azienda si è concentrata sull’attuazione del suo piano strategico incentrato su crescita organica, riduzione della leva finanziaria e accelerazione della crescita organica, sulla riduzione della leva finanziaria e sull’accelerazione dei rendimenti per gli azionisti” si legge in una nota. Grazie a questa strategia, l’indebitamento finanziario netto a dicembre 2024 è pari a 17,1 miliardi e il programma di riacquisto di azioni per 800 milioni (annunciato dal cda il 14 gennaio scorso) inizierà alla chiusura definitiva della vendita di Cellnex Ireland.

Nel 2024, Cellnex ha raddoppiato il suo free cash flow a 328 milioni di euro, rispetto ai 150 milioni di euro del 2023 e il risultato netto è migliorato più del 90 per cento. “La perdita dell’anno si spiega con la svalutazione delle attività in Austria e con i maggiori ammortamenti e costi finanziari legati all’intenso processo di investimento effettuato in passato” spiega la nota.

Per il 2025, dopo il deconsolidamento di Austria e Irlanda, la società si attende ricavi tra 3,950 e 4,050 miliardi e un ebitda rettificato tra 3,275 e 3,375 miliardi.

Per raggiungere questo risultato, sottolinea l’amministratore delegato Marco Patuano, c’è voluta una “esecuzione operativa molto solida e, allo stesso tempo, la disciplina nell’allocazione del capitale durante tutto l’anno. Siamo stati in grado di combinare una performance finanziaria in cui tutti i nostri indicatori finanziari hanno chiuso nella parte alta dell’intervallo di previsione per il 2024, e un risultato industriale in cui abbiamo registrato il nostro miglior rating in tutti gli indicatori di Customer Satisfaction”, continua il manager. “Dalla metà del 2023, quando abbiamo iniziato questo nuovo capitolo dell’azienda, abbiamo mantenuto ogni singola promessa: nei prossimi giorni inizieremo la remunerazione degli azionisti attraverso un ambizioso programma di riacquisto di azioni da 800 milioni di euro e questo rappresenterà un momento fondamentale nella storia di Cellnex”.

L’andamento delle linee di business

Rispetto alle singole linee di business, Cellnex mette in evidenza che i siti per gli operatori di telecomunicazioni rappresentano l’81,4% dei ricavi, con 3,209 miliardi di euro (+6,7%). La parte Das, Small Cells e altri servizi di rete ha contribuito al 6,9% dei ricavi, con 271 milioni di euro (+16%), mentre la componente fibra (wholesaler), servizi di connettività e co-locazione (housing) hanno generato il 5,1% dei ricavi con 201 milioni di euro (+21%). La radiodiffusione infine ha pesato per il 6,6% dei ricavi con 260 milioni di euro (+3%).

Al 31 dicembre, Cellnex aveva un totale di 110.155 siti operativi: 24.911 in Francia, 22.638 in Italia, 16.817 in Polonia, 13.662 nel Regno Unito, 8.771 in Spagna – i cinque mercati principali del gruppo – e un totale di 23.356 siti in altri Paesi (6.703 in Portogallo, 5.573 in Svizzera, 4.013 nei Paesi Bassi, 3.360 in Svezia, 2.010 in Danimarca e 2.010 in Irlanda); oltre ai siti delle torri di telecomunicazione, Cellnex gestisce anche 1.950 siti di trasmissione e un totale di 12.088 nodi Das e Small Cells.

La crescita organica dei point of presence è stata del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2023, con un +3,8% derivante da nuovi inserimenti in siti esistenti, con Portogallo e Polonia che si sono distinti in quest’area, e un +2,7% derivante dal roll out di nuovi siti, guidato dai progressi compiuti nei programmi Built to Suit in Francia e Polonia.

L’impatto del consolidamento delle Tlc su Cellnex? Nullo

Nel commentare le performance 2024, Marco Patuano parla anche dei possibili effetti del nuovo assetto del mercato europeo. Il consolidamento del settore delle telecomunicazioni “non sta avendo alcun effetto negativo su Cellnex“, dichiara il manager, ricordando che dalla fusione tra Wind e 3 Italia nel 2016, approvata con misure correttive, è arrivato Iliad, che ha dato vita a una nuova rete e quindi a un’attività aggiuntiva senza alcun impatto sui flussi di cassa dell’anchor tenant.

Dall’operazione Fastweb-Vodafone Italia non sono attesi impatti diretti perché “nessuna delle due entità coinvolte è un anchor tenant di Cellnex. Fastweb potrebbe replicare l’elevata qualità della rete di Swisscom, richiedendo una maggiore densificazione”.

Dalla fusione in Inghilterra tra Vodafone Uk e Three emerge poi l’impegno a costruire una delle reti 5G più avanzate d’Europa “migliorando le prospettive di crescita di Cellnex nel Paese”. La fusione tra Orange e MasMovilin Spagna, completata nel 2024, ha dato vita a una joint venture e MasOrange è diventato il più grande operatore iberico, un’operazione “neutrale per Cellnex dal punto di vista del flusso di cassa“. Infine, di nuovo in Italia, anche se i rumors sull’interesse di Cvc e Xavier Niel per Tim con l’obiettivo di fonderla con le attività italiane di Iliad si concretizzassero l’impatto sarebbe limitato.

In quest’ottica Cellnex vuole continuare a remunerare gli azionisti nei prossimi anni e in misura crescente, anche con un dividendo a partire dal prossimo anno. “Il livello di 800 milioni è sostenibile”, spiega Patuano, “e sarà una prima base di remunerazione per gli anni a venire”. Il gruppo prevede anche, a partire dal bilancio 2025, “500 milioni di dividendo minimo” o di un buyback a seconda delle condizioni che ci saranno.

I piani per l’Italia: mille nuove torri da costruire

Patuano si è anche soffermato sul mercato italiano, che “sta facendo molto bene”. La società che gestisce le operazioni nella Penisola “è la nostra seconda controllata più grande e diversamente da altri è un paese relativamente maturo, nel senso che la crescita inorganica o la nuova creazione è stata relativamente piccola per alcuni anni”.

In Italia il gruppo conta 22.638 siti operativi su un totale di 110.155, ma la richiesta cresce e “abbiamo un piano di circa mille torri da costruire”, dichiara Patuano. “Saremo felici di farlo presto”.

C’è però da considerare le condizioni del mercato: la guerra dei prezzi in Italia, ricorda il manager, impatta sugli investimenti per le reti da parte degli operatori. “Avendo meno risorse dovevano scegliere se mettere le loro risorse in network fissi o del mobile, e questo ha dato spazio alla crescita di Cellnex”.

Inoltre “il fatto che i limiti sull’inquinamento radioelettrico siano stati recentemente modificati è un grande plus e questo aiuterà di sicuro una densità maggiore in Italia. Penso che il mercato italiano richieda più densità nel futuro”, aggiunge Patuano. Un’opportunità che “forse si trasformerà in più installazioni e nuove torri che saremo molto felici di costruire per i nostri clienti, alleviando il loro bilancio da nuovi problemi che possono evitare perché possiamo farlo per loro”.

Patuano puntualizza che Celland (la controllata di Cellnex che acquista i terreni delle sue torri e che promette di investire 200 milioni all’anno) possiede già il maggior numero di terreni rispetto alla media dei competitor in Europa e in Italia. E anche se non aprirà una controllata locale (per motivi fiscali) è comunque operativa.

L’Italia è il paese più grande in termini di acquisizione, rappresenta il 40-45% di investimenti e abbiamo già il 20% di terreni di proprietà rispetto a una media del 9%” di media”, chiosa il manager, sottolineando che “che l’Italia in termini di costi di affitto è la più costosa in Europa”.

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