LA VERTENZA

Comdata, spiragli per i 264 lavoratori a rischio

Dopo l’incontro al Mise con i sindacati, l’azienda si impegna a trovare una soluzione alternativa alla chiusura dei call center di Padova e Pozzuoli. Prossimo round l’11 giugno

Pubblicato il 04 Lug 2018

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Spiragli per i 264 lavoratori di Comdata a rischio licenziamento. Dopo l’incontro di  ieri al Mise con i sindacati l’azienda si è impegnata a presentare l’11 luglio prossimo una soluzione alternativa alla chiusura dei call center di Padova e Pozzuoli

“Ritengo positiva la svolta che il tavolo al Mise ha individuato – dice Massimo Taglialatela,  segretario generale della Uilcom Campania – perché si è aperta una breccia nello scudo che l’azienda Comdata aveva eretto fino ad oggi alla possibilità di individuare soluzioni alternative ai licenziamenti”.

Sulla stessa scia il segreteraio generale della Fistel Campania, Salvatore Capone. “Vanno fatti tutti gli sforzi necessari  per salvare tutti i lavoratori dei due siti – sottolinea il sindacalista – Comdata ha tutte le energie e le risorse necessarie per trovare soluzioni non traumatiche”.

” Sin dall’inizio- ricorda Alessandra Tommasini, segretaria generale della Slc Cgil Campania – abbiamo contrastato con scioperi ed iniziative di lotta questa scellerata scelta di Comdata di voler mettere a rischio 59 posti di lavoro a Pozzuoli. Abbiamo richiesto oggi al Ministero di operare accanto ai lavoratori e al sindacato affinché l’azienda ritiri i licenziamenti”.

Intanto è stata votata all’unanimità la mozione presentata da alcuni consiglieri che impegna tutto il consiglio regionale e la giunta a mettere in campo ogni azione per scongiurare i licenziamenti di Comdata.

Pare dunque sbloccarsi la trattativa dopo che la scorsa settimana i sindacati avevamo rimandato al mittente la proposta dell’azienda  di un anno di “solidarietà” al 60% per i lavoratori a rischio. Secondo i sindacati scaduti 12 mesi non ci sarebbero garanzie per i dipendenti.

Dopo che Tim ha tagliato i contratti con Comdata del 20%, l’azienda ha deciso una pesante ristrutturazione che punta al ridimensionamento del perimetro aziendale.  Nel piano originario dell’azienda si puntava a spostare le attività di customer care del settore bancario, attualmente erogate dei call center di Padova, nella sede di Ivrea che ha subito un calo dei volumi di chiamate a seguito del ridimensionamento della commessa Tim (a Ivrea di fa principalmente customer care per le telco ndr)”. Nel call center piemontese ci sono 363 addetti in cassa integrazione a zero ore che dovrebbero – nelle intenzioni di Comdata – riprendere l’attività una volta spostata la commessa da Padova.

A Pozzuoli dove rischiano il posto circa 60 persone, invece, la situazione è più critica. Si tratta di un sito che non gestisce una commessa ma “pezzi” sparsi di altre attività che però sono “core” in altri siti. Inoltre molti lavoratori sono ex addetti Vodafone, passati in Comdata quando la società ha comprato il ramo d’azienda dalla compagnia e dunque con un costo del lavoro più alto rispetto agli altri.

Come spiega la società nella comunicazione di apertura della procedura per riduzione di personale, il sito di Pozzuoli “ha prodotto un valore della produzione insoddisfacente rispetto ai costi complessivi da esso sostenuti.  Difatti il costo del lavoro, sproporzionato rispetto alle commesse rimaste e al fatturato generato, congiuntamente al ridotto dimensionamento, non permette più la copertura dei costi fissi di gestione della struttura causando quindi un risultato di Ebitda costantemente negativo”. Per Comdata  i risultati degli esercizi pregressi non sono stati idonei, e non lo potranno essere per il futuro, a sostenere i costi dell’unità produttiva di Pozzuoli e dunque “la prosecuzione delle attività si rivela essere una soluzione non perseguibile, stante l’incapacità dei siti di poter proseguire l’attività in un equilibrio economico sostenibile”.

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