IL RINNOVO

Contratto Tlc, è rottura fra Asstel e sindacati

Si interrompe la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale. Nessun’intesa sulle clausole sociali. I sindacati: “Le imprese vogliono escludere il mondo customer”. Asstel: “Posizione pregiudiziale”

Pubblicato il 21 Giu 2012

Si interrompe la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale delle Tlc tra Asstel e le segreterie nazionali di Slc–Cgil, Fistel-Cisl e UIlcom-Uil. In una nota Asstel precisa che “la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale delle Tlc si è interrotta ieri al termine di un confronto dedicato alle cosiddette clausole sociali”.

“Pur a fronte della disponibilità da parte delle aziende (fermo restando il principio della libertà di impresa) – presegue l’associazione – alla formulazione di un nuovo articolo di conferma del pieno impegno al rispetto di principi etici e di responsabilità sociale nelle operazioni tanto di cessione di ramo d’azienda, che di appalto (impegno basato sulla consapevolezza della necessità di un corretto comportamento da parte di appaltanti e appaltatori e della presenza dei requisiti legali ed etici da parte degli appaltatori) le tre Organizzazioni sindacali non hanno ritenuto sufficiente tale apertura, su cui Asstel proponeva di costruire un percorso sperimentale per l’intera durata del Ccnl.”

“L’interruzione della trattativa – conclude la nota – è conseguente al carattere di pregiudiziale data dalle organizzazioni sindacali verso tale materia, il che non ha consentito di affrontare gli altri punti della trattativa stessa”.

Per il segretario nazionale della Slc Cgil, Michele Azzola, “non c’è stata da parte dei sindacati nessuna pregiudiziale. Abbiamo chiesto ad Asstel di rendersi disponibile per evitare che il problema dei call center diventi una bomba sociale. Bisogna cioe’ che le aziende si assumano una responsabilita’ nei confronti dei call center che sono ampiamente utilizzati e concentrati nelle aree del Sud”.

“Il nostro timore – prosegue Azzola – insomma è che si arrivi a un contratto ad hoc per i call center, condannandoli alla poverta’”. Sulla stessa linea la Fistel Cisl secondo cui la rottura delle trattative e’ avvenuta perche’ “il sindacato – spiega il segretario Vito Vitale – ha chiesto una clausola di garanzia per tutelare l’occupazione nei call center e Asstel ha risposto negativamente in modo ideologico”. In più, rincara Giorgio Serao della segretaria nazionale Fistel Cisl “c’è stata la chiusura di Asstel su altri fronti come ad esempio sugli avanzamenti sul piano professionale e normativo. inoltre abbiamo il sospetto che sul versante economico non vogliano riconoscere neanche i parametri dell’Ipca”.

La posizione ufficiale dei sindacati è espressa in una nota congiunta dove spiegano di aver avuto “la forte percezione che la volontà delle controparti sia quella di rompere il contratto di filiera escludendo il mondo delle Customer, al fine di poterne trarre un vantaggio in termini di riduzione dei costi sulle tariffe di appalto”. I sindacati si sono opposti alla contrarietà delle imprese di settore di inserire clausole che consentano una gestione responsabile delle crisi inerenti alle attività di customer, gestite tramite appalto, sulle quali le controparti hanno ribadito l’assoluta indisponibilità a introdurre nel contratto elementi che consentano la tutela occupazionale.

“L’irresponsabilità e la miopia dimostrate impongono una risposta forte e decisa da parte dei lavoratori che non possono diventare il soggetto su cui scaricare la crisi economica che attanaglia l’Europa – dicono Slc, Fistel e Uilcom – Inoltre, le controparti non hanno voluto affrontare i restanti temi della piattaforma, rilanciando una pressante richiesta di flessibilità sugli orari di lavoro e la necessità di disciplinare gli accordi sul controllo a distanza, facendo così registrare distanze enormi sull’insieme delle tematiche trattate.
Per tali motivi il Comitato di settore unitario, che si terrà domani 22 giugno, dovrà definire le iniziative più opportune per manifestare con fermezza la netta contrarietà del mondo del lavoro rispetto a un progetto scellerato e privo di prospettive”.

Secondo di sindacati pensare di risanare i conti delle aziende di Telecomunicazioni attraverso una riduzione dei diritti e dei salari dei lavoratori rappresenta “la modalità più anacronistica con cui le parti datoriali potevano pensare di rispondere alla crisi”.

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