TORRI TV

Corsa a quattro per Persidera, tra un mese le offerte

In gara per le infrastrutture messe sul mercato dall’operatore ci sarebbero Rai Way, F2i, Clessidra, e un terzo investitore finanziario Italiano. Tempo fino al 15 gennaio per mettere a punto le proposte vincolanti

Pubblicato il 13 Dic 2017

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A contendersi la quota in mano a Tim delle infrastrutture di trasmissione televisiva di Persidera, ci sarebbero a poco più di un mese dalla deadline per la presentazione delle offerte vincolanti quattro soggetti: Rai Way, società delle torri controllata dalla Rai, i due fondi F2i e Clessidra, e un altro investitore finanziario italiano di cui finora non è trapelato il nome. Secondo quanto risulta a Radiocor Plus, in questo scenario Rai Way potrebbe cercare sul mercato un alleato, per attenersi alle indicazioni della Commissione Ue, contraria al fatto che un singolo operatore possa detenere più di cinque multiplex.

Persidera, controllata delle infrastrutture televisive di Tim, è finita sul mercato in seguito all’impegno preso da Vivendi con Bruxelles: i francesi avevano infatti ricevuto a maggio il via libera della Commissione Ue a prendere il controllo de facto di Tim, a patto che quest’ultima uscisse dalla joint venture con Gedi che partecipa al 30%. Tim punta a una valorizzazione di Persidera intorno ai 350 milioni di euro, secondo una stima di Bloomberg che citava fonti vicine al dossier aperto da luglio.

Persidera è una joint venture tra Telecom e il Gruppo Gedi, e controlla cinque Mux, 3 ex Tim Broadcasting e 2 ex Rete A. Può contare su ricavi per 80 milioni (nel 2016) con un margine operativo lordo di 42 milioni.

Tra i pretendenti l’unico soggetto industriale è Rai Way, che secondo i rumor potrebbe puntare a gestire l’attività di operatore di rete senza avere il controllo dell’asset. I clienti principali di Persidera sono i canali in chiaro di Sky, del gruppo Discovery Italia, di Viacom e del gruppo De Agostini.

Tim punta a una valorizzazione di Persidera intorno ai 350 milioni di euro. Questo secondo Bloomberg che cita fonti vicine al dossier aperto da luglio: la valorizzazione finora circolata era leggermente più bassa.Tim ne detiene il 70 per cento.

A maggio Vivendi aveva ricevuto il via libera della Commissione Ue a prendere il controllo de facto di Tim, a patto che quest’ultima uscisse dalla joint venture con Gedi che partecipa al 30%. Per monitorare che la ‘road map’ venga rispettata i francesi hanno dovuto nominare un ‘monitoring trusteè. L’incarico (approvato dalla Ue) è stato affidato ad Advolis, una società di audit francese. A luglio poi Tim ha fatto il primo passo convocando un cda straordinario e mettendo all’ordine del giorno un’informativa ai consiglieri per spiegare in modo approfondito il business.

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