L'INTERVISTA

Dal Pino (Microsoft): “Serve rifondare il business model di Internet”

Il direttore centrale per le Relazioni Istituzionali e Industriali di Microsoft Italia: “Sì a nuovi accordi ma è impossibile l’equo compenso alle Tlc per il semplice traffico generato”

Pubblicato il 17 Lug 2012

«Servono nuovi modelli di business per assicurare la sostenibilità a tutti gli attori della filiera: agli operatori e non solo». È un messaggio di apertura al dibattito, quello di Pier Luigi Dal Pino, direttore centrale per le Relazioni Istituzionali e Industriali di Microsoft Italia. Sì a nuovi accordi con gli operatori per lanciare servizi a qualità garantita, quindi. Ma nessuna intenzione di pagare loro un extra per raggiungere gli utenti con i normali servizi. È su queste due istanze che si misurano i margini di trattativa tra over the top e telco.
Che sta succedendo sul mercato, dal vostro punto di vista?
I modelli tradizionali di business di Internet stanno cambiando. Ci sono tre importanti reparti. C’è chi produce software – e qui la concorrenza è molto ampia. C’è chi gestisce pubblicità – qui l’attore importante è Google, come riconosciuto anche dall’Antitrust italiano. Il terzo ramo è il retail, dove domina Amazon. Quello che manca, in questo scenario, è la sostenibilità della rete. Bisogna ricordare che questa ha comunque una fonte di remunerazione: le bollette degli utenti. D’altra parte le telco si accorgono che il consumo di banda è superiore al business che potrebbero fare.
Quindi che cosa proponete?
Quello che pensiamo è che debba essere ricostruita la filiera della rete, perché questa faccia guadagnare tutti. E quindi si possa finanziare una rete ricca di contenuti, protetti, su cui si possa fare business e generare una nuova imprenditoria. Da una parte, quindi, ci deve essere un’ampiezza di banda minima per assicurare a tutti l’accesso a servizi primari e socialmente utili. Ci battiamo perché questo rimanga com’è adesso. Ma d’altra parte deve essere data alle telco una possibilità di creare nuovi business, cedendo ampiezze di banda a partner in base ai servizi che questi offrono.
Ma chi deve pagare per la qualità extra? L’over the top?
Il cliente, prevalentemente. Potrebbe essere anche l’over the top, ma il rapporto economico è sempre stato tra l’operatore e l’utente finale. Solo che finora in vendita c’è stata una larghezza di banda non garantita: è questo che potrebbe cambiare.
Non ci può essere un equo compenso dovuto alle telco da parte degli over the top, per il semplice traffico generato?
No, a quel punto non sarebbe più un modello sostenibile per noi, per continuare a investire nei servizi.
Quali sono gli altri rami della filiera che hanno bisogno di aiuto, per una migliore sostenibilità reciproca?
L’industria dei contenuti. Questa permette la ricchezza della rete e ha bisogno di protezione. Altrimenti nessuno continuerà a investire e a creare contenuti. Soluzioni come quella proposta da Agcom contro la pirateria dovrebbero partire, senza sfavorire i consumatori. La terza gamba della sostenibilità è la partnership pubblico privato. Impensabile che a investire sulla rete sia solo il pubblico o solo il privato.
La filiera è quindi molto variegata…
Sì e coinvolge, a parte gli operatori Tlc, i fornitori di contenuti, i broadcaster che mettono gran parte dei palinsesti sulla rete aumentandone la ricchezza, i creatori di app (spesso da start up); il settore pubblico che deve garantire un livello di banda minima per tutti. Solo se tutti collaborano è possibile proteggere e sviluppare la ricchezza della rete. Devono anche esserci regole chiare sui modelli di business, dando la possibilità alle telco di fare servizi premium.
Nello specifico, che cosa pensate della proposta Etno all’Itu?
La nostra lettura è che c’è un’insoddisfazione nei confronti degli attuali modelli di business. La proposta Etno solleva una giusta considerazione, su come finanziare la rete. Ma le telco già si stanno riorganizzando, offrendo servizi non tradizionali, come il cloud computing: Telecom Italia è un esempio. Nel nostro Paese c’è una doppia emergenza, non solo riformare i biz model, ma anche superare il digital divide, cioè aumentare la banda per tutti. Dobbiamo agire su questi due aspetti insieme.
Non c’è un rischio per l’innovazione se si va verso Internet a due velocità?
I servizi premium in realtà non creano una seconda Internet. Sono servizi aggiuntivi, costruiti ad hoc. Per questo motivo ho detto che è importante difendere un livello di banda adeguata per tutti gli utenti.

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