IL REPORT

Data Act, per le telco europee benefici dal cloud “open”

Per l’Etno la proposta di regolamento favorirà la concorrenza e le opportunità di business. Ma occorre chiarire chi avrà la responsabilità del processo di cambio provider. E risarcire la cessione dei dati ai governi

Pubblicato il 31 Ott 2022

italia, europa

Il Data act dell’Unione europea è ancora una bozza di legge ma lEtno ha fatto il punto sugli impatti per il settore delle telecomunicazioni con uno studio (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO) commissionato a LE Europe. Come ha sintetizzato Lise Fuhr, direttore generale dell’Etno, la normativa è “un passo nella giusta direzione”, soprattutto per la maggiore competizione prevista sui mercati cloud, e l’abilitazione di nuovi modelli di business, ma “sono necessarie alcune correzioni per indirizzare meglio le regole e garantire che possa effettivamente essere potenziata l’innovazione nelle telecomunicazioni”.

Il Data act, la proposta di regolamento relativo a norme armonizzate in materia di accesso equo ai dati e di loro uso, ha l’obiettivo di garantire l’equità nella ripartizione del valore dei dati tra gli attori dell’economia dei dati e promuovere l’accesso ai dati e il loro utilizzo.

Il pacchetto di norme riguarda i dati generati dai dispositivi connessi (swartphone, smartwatch, auto connesse, elettrodomestici intelligenti, termostati smart….) abbracciando sia gli utenti consumer che aziendali, e comprende le offerte di servizi cloud, per i quali prevede la possibilità di passare da un provider all’altro in tutta semplicità grazie alla portabilità dei dati. È proprio qui che si presenta per le telco uno dei massimi valori aggiunti della normativa.

I benefici del Data act

Lo studio dell’Etno menziona i dati della Commissione europea che sottolineano che la legge sui dati può sbloccare una serie di importanti benefici socio-economici entro il 2028, tra cui 2,2 milioni di nuovi posti di lavoro e un aumento dell’1,98% del Pil nell’Ue-27. Ciò viene confrontato con le opportunità, i rischi e l’impatto complessivo dello Eu Data Act sul settore telecom nei contesti business-to-consumers (B2C), business-to-business (B2B), accordi di condivisione dei dati business-to-government, nonché ecosistemi cloud ed edge computing.

La concorrenza sul cloud

Per l’Etno il Data act è un passo importante verso la costruzione di mercati cloud più competitivi. Oggi i fornitori di telecomunicazioni sono utenti di servizi di cloud computing, nonché fornitori di servizi edge e cloud computing. Secondo le previsioni dell’Etno, le imprese europee spenderanno quasi 4 miliardi di euro in Europa in servizi di edge computing pubblico entro la fine del 2022. Le telco trarrebbero vantaggio da un mercato cloud più competitivo e dinamico grazie a un più facile passaggio da un fornitore all’altro.

Poiché le società di telecomunicazioni spesso agiscono come rivenditori di servizi di cloud computing, la legge europea sui dati potrebbe chiarire meglio chi è responsabile del processo di cambio provider: se gli operatori di telecomunicazioni devono garantire un’efficace attuazione del passaggio, allora dovrebbe essere reso obbligatorio il supporto del fornitore terzo che possiede la tecnologia sottostante.

La collaborazione col settore pubblico

L’analisi di LE Europe rileva che le soluzioni di dati per il settore pubblico sono un mercato nascente e fiorente, fondamentale per far crescere l’economia europea dei dati e che va perseguito.

La raccomandazione è che, tuttavia, che le “situazioni eccezionali” in cui gli operatori di telecomunicazioni sono obbligati a fornire i loro dati ai governi dovrebbero essere circoscritte a casi veramente fuori dall’ordinario. Inoltre, i dati dovrebbero essere consegnati dietro un compenso adeguato: il trattamento di dati di alta qualità che devono essere utilizzati dalle autorità pubbliche è, infatti, un’operazione costosa.

Definire più chiaramente i dati

I dispositivi e i servizi IoT che si connettono a Internet generano una quantità crescente di dati sulla rete. Questi dati sono chiamati anche Ecs (dati del servizio di comunicazione elettronica) e si aggiungono ai dati generati localmente dai prodotti, come i sensori. In questo scenario l’operatore di telecomunicazioni ha accesso solo ai dati Ecs, che sono essenziali per il funzionamento dei dispositivi intelligenti.

Lo studio rileva, però, che è necessaria una definizione più chiara dei dati Ecs per evitare danni non voluti: se i dati Ecs fossero confusi con i dati dei prodotti, si rischierebbe di creare obblighi normativi sproporzionati per i fornitori di servizi di telecomunicazione contro poco valore aggiunto per gli utenti IoT.

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