IL PROGETTO

Data center sottomarini per abbattere i consumi: Microsoft svela i risultati di Natick

L’azienda recupera il cilindro in cui nel 2018 sono stati sigillati 12 rack di server e dall’analisi emergono risultati sorprendenti. Ben Cutler: “Il tasso di fallimento in acqua è un ottavo di quello sulla terraferma”. Una svolta che apre nuovi scenari nell’epoca dell’edge computing

Pubblicato il 16 Set 2020

Carlo Salatino

cavi

In ottica di sostenibilità ambientale, l’incremento dei consumi energetici dei grandi data center in cui risiedono e viaggiano tutti i dati, da quelli delle applicazioni industriali mission critical a quelli dei servizi digitali che usiamo quotidianamente, può rivestire un ruolo rilevante. Individuare nuove soluzioni e architetture orientate a contenere questi consumi è un obiettivo importante perseguito da numerosi player.

In tale ambito, Microsoft ha lanciato Natick, un progetto di ricerca finalizzato a determinare la fattibilità di datacenter sottomarini alimentati da energia rinnovabile offshore.

All’interno di questa iniziativa, a maggio del 2018, il gigante di Redmond ha deciso di testare il funzionamento di un datacenter subacqueo autosufficiente sigillando 12 rack di server in un cilindro e facendoli cadere nell’oceano al largo delle Isole Orcadi scozzesi.

In questi giorni, il cilindro è stato recuperato per valutare il funzionamento degli apparati e le evidenze raccolte hanno mostrato risultati sorprendenti. Secondo il responsabile del progetto Ben Cutler “il tasso di fallimento in acqua è un ottavo di quello che osserviamo sulla terraferma. Pensiamo che ciò abbia a che fare con questa atmosfera di azoto che riduce la corrosione, il freddo, e anche alla mancanza di persone e tecnici che mettono mano agli apparati”.

L’idea di un datacenter subacqueo è entrata in scena in Microsoft nel 2014 durante ThinkWeek, un evento che riunisce i dipendenti per condividere idee pronte all’uso. La soluzione è stato considerata un modo potenziale per fornire in modo più efficace servizi cloud performanti alle popolazioni costiere e al contempo risparmiare energia. Più della metà della popolazione mondiale vive, infatti, entro 120 miglia dalla costa. In ottica edge computing, mettendo i datacenter sott’acqua vicino alle città costiere, si riduce la distanza che i dati devono percorrere portando a una navigazione web veloce e fluida soprattutto per applicazioni video streaming e cloud gaming.

Buone notizie, dunque, per un filone che si prospetta interessante visto il potenziale di enormi risparmi energetici legato al raffreddamento naturalmente fornito dall’acqua fredda che circonda il cilindro. Inoltre, tale dimostrazione di affidabilità dei data center subacquei può rilevarsi funzionale ai servizi Cloud che devono servire clienti che hanno bisogno di distribuire e gestire data center tattici e critici in qualsiasi parte del mondo. Alla luce di ciò, è molto probabile che in futuro questo tipo di soluzione per i datacenter verrà sempre più presa sul serio.

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