ANFOV

De Tommaso: “Fibra, servono obblighi per i costruttori degli edifici”

Il presidente di Anfov: “Bisogna assicurare infrastrutture pre-cablaggio in tutti i nuovi immobili”

Pubblicato il 24 Apr 2013

“Le regole ci sono tutte o quasi, sulla carta: sono carenti giusto quelle per il cablaggio verticale. Per tutto le altre, adesso bisogna impegnarsi a farle rispettare”. Achille De Tommaso, presidente di Anfov, evidenzia che il tema delle norme “è annoso e, per molti versi, confuso. Anche se è certo un tema ‘sensibile’ per la crescita della nostra economia, è anche spesso manipolato in vari sensi. E frutto, talvolta, di demagogia”.
A cosa si riferisce in dettaglio?
Già nel 2009 Anfov pubblicava un documento dal titolo “Note tecniche per lo sviluppo in Italia di una infrastruttura Ngn” in linea con le norme di principio contenute nella legge 133/2008. Nelle note tecniche, recepite in varie sedi, compresa quella di Agcom, si elencavano tutte le normative deficitarie per un’appropriata creazione di reti in fibra ottica in Italia. Il documento era, ed è, inconfutabile, perché studiato e redatto da tutti coloro che avevano creato (o cercato di creare) tali reti in Italia: i maggiori operatori di Tlc e alcune tra le più importanti aziende costruttrici di infrastrutture in fibra. Si tratta di un documento corposo; ma è importante evidenziare una serie di proposte di modifica o introduzione di normative per accelerare e semplificare le procedure per la stesura delle reti. Ma non è tutto; il nostro documento si rifà alla legge 133/2008.
Il commissario Ue Neelie Kroes dice bisogna adottare norme migliori per facilitare le nuove reti.
Dal punto di vista tecnico quello che dice il commissario europeo Neelie Kroes è sicuramente vero, ma non elenca, per l’Italia, quali sono le “falle” da riempire. Ad esempio non è né urgente, né tantomeno importante, il “coordinamento degli operatori”. In Italia la maggior parte dei Comuni ha, da anni, adottato procedure di coordinamento molto funzionali. E gli operatori stessi si coordinano a priori; concordando addirittura l’uso delle infrastrutture di altri operatori che posseggano già fibra in loco. La stessa Telecom Italia, da anni, ha dato la sua disponibilità all’uso da parte di altri operatori, di cavidotti e tubi di sua proprietà. E tutte queste normative, anche se non sono perfette, funzionano. Dal punto di vista normativo e legislativo abbiamo già più o meno tutto, sulla carta. Compresi i pareri dei tecnici (documento Anfov), dei politici (la 133/2008) e molte normative comunali.
E allora che cosa manca?
Tre cose. Innanzitutto buone normative sul cablaggio interno degli edifici. C’è una “Guida CEI 306-2” cui si può fare riferimento, ma non basta. Ci vuole l’introduzione di una legge, come in Francia, che obblighi i costruttori a dotare i nuovi edifici di infrastrutture di pre-cablaggio. In Francia questa legge è entrata in vigore nel 2010 per gli edifici con più di 25 alloggi, e nel 2011 per tutti gli altri. E poi il rispetto e l’attuazione di normative e leggi vigenti. Siamo alle solite: facciamo le leggi, ma non le applichiamo. Infine, sicuramente serve una miglior diffusione e applicazione delle tecniche di mini e microtrincea.
Sono aspetti affrontati dal futuro decreto attuativo che normerà gli scavi per le reti Ngn. Ma che altro può fare l’Italia per favorirle?
Il tema principale è che mancano i soldi, e che, tra l’altro, si corre il grosso rischio che quei pochi che verranno stanziati possano essere in parte sprecati. Non ci sono capitali sufficienti non solo per portare la fibra nella case, ma neanche per portarla in tutte quelle centrali di Telecom Italia che servono le aree in digital divide. E questi soldi non ce li può mettere il privato; poiché il privato, per investire cerca ritorni a breve. C’è un rischio di spreco. La fibra ottica è la soluzione migliore per le trasmissioni digitali. Ma il suo impiego è costoso e non sempre giustificato: vi sono altre tecnologie (wireless e satellitari) che in molti casi sono perfettamente adatte allo scopo. Il problema è che quando e se arriveranno i fondi, saranno limitati. E se si impiegheranno solo per stendere fibra, senza tener conto di tecnologie più a basso costo, c’è il rischio che non si renda il giusto servizio al Paese.

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