Dècina: “Il privato non basta: contro il gap digitale anche l’iniziativa del pubblico”

Per il prof. Maurizio Dècina è necessario un ruolo significativo dello Stato per portare la banda ultralarga in tutto il Paese e rispettare così gli obiettivi di Agenda 2020. Riportiamo un’intervista rilasciata al blog “Il Rottamatore”

Pubblicato il 04 Mar 2015

Il CDM si appresta a presentare oggi il piano sulla banda larga. Professore, il governo prepara un piano sulla Banda Ultra Larga. Quale è il suo giudizio finora?

Il piano a banda ultralarga viene oggi varato dal governo proprio allo scopo di recuperare il profondo gap oggi esistente tra il nostro Paese e i partner europei. La banda larga si misura in velocità di download e l’Italia è il fanalino di coda dell’EU27 insieme alla Grecia. La ragione del gap risiede nel ritardo con cui gli operatori italiani hanno iniziato a introdurre la tecnologia ultrabroadband del tipo Fiber to the cabinet (FTTC), fibra all’armadio. Un ritardo di quasi cinque anni rispetto a Inghilterra, Germania, Olanda, ecc.

Tuttavia, nel 2013 Telecom Italia e Fastweb hanno lanciato piani di cablaggio FTTC nelle aree competitive del Paese: nel 2018 è prevista la copertura totale di queste aree che accolgono il 60% circa della popolazione. A fine 2014 si sono registrati circa 250.000 abbonati FTTC. Questa iniziativa degli operatori è certamente molto lodevole, ma purtroppo non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi della Agenda Digitale Europea (DAE).

Gli obiettivi DAE da ottenere nell’anno 2020 sono due. Il primo richiede la copertura del 100% della popolazione con tecnologia FTTC a 30 Mbit/s: il piano del governo prevede appunto un paio di miliardi di euro da investire nelle aree bianche e grigie del paese (aree a fallimento di mercato) per portare la banda ultralarga ovunque. Il secondo obiettivo dell’agenda è certamente il più sfidante: si richiede che al 2020 ci siano abbonamenti a tecnologie a 100 Mbit/s per il 50% della popolazione italiana. I 100 Mbit/s possono essere ottenuti in due modi, con tecnologia FTTC complementata da tecniche di vectoring, oppure con tecnologie FTTB/FTTH. Queste sono le tecnologie in fibra ottica fino all’edificio (Building) o alla casa (Home). Con la tecnica FTTC oggi prevista dagli operatori è possibile offrire 100 Mbit/s se i doppini in rame sono corti (meno di 250 metri). Nei cluster competitivi relativi alle prime 400 città italiane, si stima che in media il 35-40% degli abbonamenti FTTC possa essere upgraded a 100 Mbit/s. Senza piani di incentivo del governo, al massimo al 2020 potranno esserci 2 milioni di abbonati su 5 totali FTTC. 2 milioni di famiglie su 24 milioni fa un 8% che è molto lontano dall’obiettivo del 50%.

Usciremo dall’angolo in basso in cui siamo confinati?

Il piano del governo si rivolge appunto a questo forte gap e lancia un piano di incentivazioni (incentivi fiscali e incentivi alla domanda per un paio miliardi di euro) per dispiegare la fibra ottica nelle aree competitive e aumentare in modo molto significativo gli abbonamenti a 100 Mbit/s nel 2020 e negli anni seguenti. La fibra ottica infatti è future-proof, nel senso che la sua capacità di download è praticamente illimitata a partire dai 10 Gigabit/s della tecnologia 10GPON. Quindi, il mio giudizio sull’azione del governo è estremamente positivo. Tuttavia, faccio subito presente che, anche con questo piano incentivato, il recupero del ritardo sull’Agenda Digitale sarà lento e un allineamento con i partner europei è prevedibile soltanto nel 2025, tra dieci anni. Se non si fa niente il recupero diventa impossibile.

Quali aree arriveranno prima a quali dopo?

Come accennato, il piano utrabroadband RING (Rete italiana di nuova generazione) si rivolge sia alle aree a fallimento di mercato (arre grigie e bianche: Cluster B2, C e D) che alle aree competitive (aree nere: cluster A e B0, che comprendono le città con più di 30.000 abitanti). I piani di cablaggio FTTC nelle aree grigie e bianche e FTTB/H nelle aree nere, partono nel 2015/2016 e terminano la copertura dopo circa 5 anni: quindi sono sostanzialmente in parallelo.

Sembra un piano di incentivi o è un piano che si impone ai privati. Come funziona ? Ha senso parlare di switch off dal rame ?

Nelle aree a fallimento di mercato il contributo è a fondo perduto per le spese di infrastrutturazione (scavi, cavi, ecc.), ma potrebbe essere esteso anche agli apparati elettronici, mentre nelle aree competitive sono possibili azioni di incentivazione sia in termini di credito di imposta commisurato alle spese per l’infrastrutturazione in fibra ottica, sia in termine di incentivi alla domanda per passare a 100 Mbit/s. Inoltre è prevista la costituzione di un fondo di garanzia per prestiti agevolati.

I privati, gli operatori, sono comunque i protagonisti del piano: sono loro che decidono se investire nelle aree nere, grigie e bianche a seconda della profittabilità del business e degli incentivi promessi (fondo perduto, credito di imposta, incentivi alla domanda).

Il tema dello switch-off del rame è stato sollevato all’epoca del progetto Trentino di Telecom Italia, nel senso che in quel piano di cablaggio era previsto un compenso a Telecom per la radiazione del rame nelle aree di centrale in cui la rete secondaria è realizzata in fibra ottica. Questo incentivo serviva per compensare la migrazione degli utenti dal rame alla fibra ottica. Il progetto è stato impugnato da Bruxelles.

La radiazione del rame nelle aree di centrale in cui c’è fibra ottica in distribuzione fino agli edifici è un tema che va affrontato, insieme a quello dei relativi incentivi alla migrazione per gli operatori e/o per i clienti. Certamente va sottolineato che la prospettiva dello switch-off è a lungo termine e che va comunque rispettata la proprietà dell’asset rame, anche alla luce delle potenzialità di upgrade della velocità di download su rame verso le centinaia di Mbit/s.

Che rapporto c’è tra rete (fissa) UBB in cavo e rete mobile

La rete mobile evolve rapidamente verso i sistemi di quarta e quinta generazione, 4G e 5G. questi sistemi sono caratterizzati da due parametri: elevatissima velocità di download (1 Gbit/s per i 4G e fino a 10 Gbit/s per i 5G) e celle radio di dimensioni molto piccole (cento/duecento metri di diametro) nelle aree urbane. Piccole celle saranno adottate per i sistemi 5G con schemi di funzionamento del tipo Cloud RAN per consentire stazioni trasmittenti di modesta complessità e costo. Si parla di centinaia di migliaia di stazioni radio alimentate da un backhaul in fibra ottica e sparse per tutto il territorio nazionale. Il piano del governo prevede incentivi alla realizzazione di backhauling in fibra ottica nelle aree a fallimento di mercato, a complemento del piano incentivato per la tecnologia FTTC.

Come valuta il differenziale di movimento del governo rispetto ai precedenti ?

Bella domanda. Vista la mia veneranda età di governi e di piani a larga banda ne ho visti molti. Questo governo si distingue fortemente dagli altri per l’estrema attenzione data ai temi della tecnologia e della rete. Il piano ultrabroadband del governo mette sul piatto circa 6 miliardi di euro da investire nel settore telecomunicazioni, un settore caratterizzato da un calo vertiginoso dei prezzi dei servizi e che necessita di forti investimenti per ripartire e consentire la crescita dell’intero Paese. Mi sembra che questo sia il piano più ambizioso nelle telecomunicazioni proposto dal governo italiano.

Come descritto, gli investimenti sono a tutto campo e potranno produrre benefici effetti sull’occupazione e sulla crescita informatica del Paese. Nel sud saranno disponibili 30 e 100 Mbit/s su FTTC, con grandi possibilità di creazione di innovazione e posti di lavoro. Nelle aree sviluppate del paese la tecnologia FTTB/H si affianca a quella FTTC e apre prospettive molto solide per il futuro del Paese quando la Digital Agenda richiederà nuovi obiettivi sfidanti per il 2025 o il 2030, quali ad esempio la disponibilità di collegamenti a 1 Gbit/s per una grande parte della popolazione (obiettivo già posto da Stati Uniti e Inghilterra).

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