La Camera approva ma l’Unione europea potrebbe rendere nullo l’emendamento al decreto Semplificazioni approvato ieri dalle Commissioni riunite Affari Costituzionali ed Attività produttive che obbliga la disaggregazione dei servizi di accesso all’ingrosso alla rete fissa di Telecom Italia.
Secondo quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni la valutazione a caldo della norma da parte di Bruxelles ha immediattamente sollevato dubbi di incompatibilità con la normativa comunitaria. I servizi di unbundling della rete, come altri servizi all’ingrosso – riferisce una fonte Ue al Corriere delle Comunicazioni – sono regolati dalla normativa comunitaria in base a un meccanismo preciso e rigoroso di analisi dei mercati e imposizione di obblighi ex ante in caso di riscontro di posizioni di significativo potere di mercato. È dunque competenza delle Autorità di regolazione e non dei governi, la definizione di misure e provvedimenti relativi all’accesso e all’interconnesione.
Il nuovo quadro europeo ha inoltre rafforzato i principi di indipendenza delle Autorità: il ruolo e le competenze dei regolatori nazionali sono definiti con precisione nelle direttive europee, e sono sottoposti a un meccanismo di controllo comunitario da parte della Commissione e del Berec. La norma introdotta con l’emendamento, oltre a non rispettare quanto previsto dalle direttive europee in materia di competenze del regolatore – puntualizza la fonte Ue – sfugge anche al controllo comunitario sugli obblighi imposti agli operatori in posizione di dominanza.
In riferimento alla questione si è espressa anche l’Asati, l’associazione che rappresenta i piccoli azionisti di Telecom Italia. "Facciamo presente che tale proposta va assolutamente respinta, sia perchè incostituzionale (art. 42 della Costituzione), sia perchè in contrasto con la normativa Europea del settembre 2005 e anche con la regolamentazione Agcom (delibera 518/10/cons) secondo le quali sono indivisibili il servizio di manutenzione dal servizio unbundling, come del resto in tutti i Paesi Europei", puntualizza il presidente Franco Lombardi che in nome dell’associazione chiede al governo "l’immediata rimozione dell’emendamento al fine di non provocare inutili complicazioni e ritardi per dover poi correggere una norma assurda palesemente in contrasto con le leggi vigenti, con la fattibilità tecnica ed anche con il buon senso".
"E’ inoltre da osservare che, anche a prescindere dalla regolamentazione, non ha alcun senso sul piano tecnico-economico nè è fattibile in pratica la proposta di separazione dei servizi di manutenzione dei singoli doppini in rame che vengono ceduti in unbundling agli operatori alternativi. Infatti il singolo doppino in rame va dalla centrale all’abitazione dell’utente e non è un impianto individuale a sè stante, ma parte di vari cavi che attraversano canalizzazioni e pozzetti di una completa infrastruttura di rete di accesso. E’ quindi palese l’impossibilità di affidare la manutenzione di una singola coppia di rame ad una società diversa da quella che contestualmente cura la manutenzione di tutto il cavo o di tutta l’infrastruttura di una certa area". "Anche nel caso di un guasto del cavo, es. tranciamento in concomitanza di scavi di terzi per lavori stradali, acqua, gas etc, questo non può che essere riparato interamente da Telecom Italia: vi immaginate un intervento di più società ove ciascuna ripara una parte delle coppie di rame in funzione dell’operatore che le utilizza ? Non è proprio fisicamente fattibile al di là dei costi e delle complicazioni operative che solo una persona sprovveduta ed incompetente può non capire".