CALL CENTER

E-Care, Fastweb: “Non addebitabile a noi la chiusura della sede milanese”

“Su 489 soggetti messi in mobilità dalla società, meno di un terzo erano assegnati alla nostra commessa”, precisa l’operatore commentando lo stop delle attività nel call center di Cesano Boscone. Intanto i sindacati preparano una mobilitazione nazionale

Pubblicato il 20 Ott 2014

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“La chiusura della sede milanese di E-Care non è addebitale a noi”. Con queste parole Fastweb commenta la notizia dello stop delle attività nel call center di Cesano Boscone (MI) dove lavorano 489 addetti per i quali sono state avviate le procedure di licenziamento.

“In merito alla procedura di mobilità di 489 lavoratori aperta dalla società E-Care per la sede di Cesano Boscone, Fastweb comunica di aver appreso che E-Care ha impiegato nella commessa Fastweb un massimo di circa 150 persone nell’ultimo anno – spiega la compagnia – Fastweb inoltre precisa che già nel 2012 aveva comunicato ai vertici di E-Care che il contratto di customer care inbound non sarebbe stato rinnovato alla scadenza di settembre 2013 a seguito della razionalizzazione delle commesse di customer care. Rispondendo alle richieste di E-Care, Fastweb aveva accetto di prolungare il contratto di un ulteriore anno, sino a settembre 2014, per favorire una adeguata programmazione delle attività in vista della cessazione dell’accordo. Per le medesime ragioni era stata proposta un’ulteriore ed ultima proroga contrattuale al 31 marzo 2015. Offerta non accettata dalla società di customer care”

La scelta di E-Care di aprire la procedura di mobilità per 489 lavoratori non può dunque essere addebitata a Fastweb, che “ha comunicato tutte le decisioni con trasparenza e anticipo e ha offerto numerose proroghe per una commessa cui erano dedicate meno di un terzo delle unità ora messe in mobilità”. La compagnia manifesta la sua preoccupazione per la decisione di mettere in mobilità i dipendenti dell’intera sede” milanese con il rischio che questa scelta possa impattare anche sulle attività di teleselling che E-Care svolge a favore di Fastweb per il tramite di un contratto di agenzia.

Solidarietà ai lavoratori è arrivata anche dal Fabrizio Cecchetti, vicepresidente del Consiglio regionale lombardo. “Esprimo solidarietà e vicinanza ai lavoratori della E-Care di Cesano Boscone da parte di tutto il Consiglio regionale – sottolinea Cecchetti – Ho contattato immediatamente l’assessore Melazzini in quanto la situazione è grave e non possiamo permettere la perdita di altri posti di lavoro”.

“Domani – continua Cecchetti – incontrerò l’assessore e gli portero le richieste dei 489 lavoratori che rischiano il lavoro. Dobbiamo agire subito. Occorre infatti aprire urgentemente un tavolo regionale di confronto tra le parti per trovare al piu’ presto
delle soluzioni che possano salvaguardare gli attuali livelli occupazionali e scongiurare i licenziamenti”.

Il 15 ottobre Gruppo E-Care ha aperto le procedure di mobilità per 489 lavoratori milanesi, annunciando la contemporanea chiusura delle attività operative.

Intanto i sindacati si preparano alla mobilitazione per protestare contro la crisi che morde il settore. Le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno deciso di dichiarare la seconda giornata di sciopero nazionale del settore con manifestazioneche si terrà Roma il prossimo 21 novembre, nell’ambito di un evento più ampio, una vera e propria Notte Bianca dei Call Center. All’evento – spiega una nota sindacale – saranno inviatati esponenti mondo della cultura, dello spettacolo, della società civile e della politica che si confronteranno con i lavoratori del settore.

“Mentre la vertenza che vede contrapposte British Telecom e Accenture con 262 licenziamenti non ha ancora trovato una soluzione, oggi E-Care ha annunciato la volontà di procedere alla chiusura della sede Milanese con il licenziamento di oltre 500 persone – ricordano Slc, Fistel e Uilcom – Nelle prossime settimane la chiusura delle gare di Enel, Comune di Roma e il continuo ribasso delle tariffe praticato dai clienti porterà all’avvio di ulteriori centinaia di dipendenti.

I sindacati denunciano l’errata trasposizione della Direttiva Europea 2001/23 sulla tutela dei lavoratori, con la mancata estensione delle tutele previste dall’articolo 2112 del c.c. in occasione della successione o cambio di appalti che ha creato in Italia un vuoto normativo che consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il salario dei lavoratori e ridurne i livelli di diritti. A ciò si aggiungono gli incentivi per le nuove assunzioni già oggi previsti dalla legislazione, legge 407/90, per le regioni del sud che prevedono il mancato versamento contributivo per i primi tre anni.

“Il combinato disposto delle due norme crea le crisi occupazionali odierne, che non sono determinate da un calo dell’attività lavorativa – spiega la nota – ma unicamente dall’opportunità concessa al committente di cambiare liberamente il fornitore del servizio senza essere tenuto a garantire la continuità occupazionale a quei lavoratori che già prestavano la propria attività”.

“In questo modo il committente mantiene basso il costo con gli sgravi contributivi permanenti e le retribuzioni dei lavoratori ai minimi contrattuali e senza anzianità mentre lo Stato paga due volte, gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e gli incentivi per le nuove assunzioni, senza creare nemmeno un posto di lavoro nuovo – precisano i sindacati- In nessun Paese Europeo ciò è possibile in quanto il recepimento della direttiva su citata ha portato al varo di leggi che direttamente, come nel caso della Tupe inglese, o con rimandi ai contratti di lavoro, come nel caso spagnolo, impone di garantire continuità occupazionale in caso di successione di appalti per le stesse attività. In questo modo quei mercati hanno deciso di premiare le aziende che investono in tecnologia e che riescono ad essere efficaci sviluppando ed investendo in IT e ricerca”.

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