LA VERTENZA

Esuberi Vodafone, i sindacati: “I call center tornino in Italia”

I sindacati pronti a lanciare la proposta sul tavolo della trattativa sui 700 tagli. Slc, Fistel e Uilcom concordano: “Inacettabile che l’azienda tenga fuori dal perimetro nazionale un asset così rilevante mentre si accinge a tagliare posti di lavoro in Italia”

Pubblicato il 12 Mar 2013

I call center che Vodafone ha delocalizzato devono tornare in Italia. È questa una delle richieste che i sindacati intendono inoltrare all’operatore in occasione della discussione relativa ai 700 esuberi annunciati dall’azienda. “Per noi – spiega Riccardo Saccone della Slc Cgil – è il tema dei temi, strettamente collegato al piano annunciato perché Vodafone non può lasciare fuori dal perimetro nazionale un asset così rilevante mentre decide di effettuare tagli drastici. Crediamo che un rientro di quest’area in Italia potrebbe aiutare ad efficientare tutta la macchina”.

Dello stesso avviso anche Salvo Ugliarolo della Uilcom. “Durante il confronto sul piano industriale di Vodafone troveremo lo spazio per chiedere di invertire le tendenza dell’off shoring – rimarca Ugliarolo – L’azienda deve dirci chiaramente se ha intenzione di fermare l’emorragia di lavoro verso i paesi dell’Est dove sono state portate la maggior parte della attività di customer care. Non è accettabile che in Italia si mettano in campo pesanti piani di ristrutturazione mentre si continua a portare fuori il lavoro”.

Gli esuberi annunciati non riguardano, nello specifico, le attività “di contatto” con il cliente e quindi nemmeno i call center. A questo proposito sindacati ricordano che Vodafone aveva già deciso di liberarsi di delle attività di customer care “con la cessione – sottolinea Saccone – di 950 addetti a Comdata e con le successive delocalizzazioni”.

Ieri la compagnia ha avviato le procedure di mobilità con le comunicazioni di rito al ministero del Lavoro: le eccedenze si concentrano per la maggior parte in Vodafone Omnitel NV (671 unità) e per la parte rimanente in Vodafone Gestioni (29 unità). Il contributo maggiore al piano di ristrutturazione arriva dall’area tecnologie con 221 esuberi, seguita dal commercial operation (140), commerciali (99), affari generali (65), risorse umane (55), finanza (48), amministrazione (40), affari legali (20), terminali (12). I tagli riguardano prioritariamente la sede di Milano e a seguire quella di Roma.

“Il piano evidenzia che gli effetti negativi della crisi macroeconomica, la forte pressione competitiva e il drastico calo dei prezzi, nonché gli interventi regolatori – evidenzia al Corriere delle Comunicazioni Vodafone – stanno progressivamente influenzando in modo molto critico l’andamento del settore delle telecomunicazioni”. La compagnia ribadisce che il piano non va letto in un’ottica di disinvestimento dato che “vengono confermati i 900 milioni di investimenti l’anno previsti in Italia”.

Il 14 marzo è previsto il primo incontro procedurale tra azienda e sindacati. In quella sede Slc, Fistel e Uilcom ribadiranno la loro disponibilità a “trattare sulle possibili soluzioni e sugli interventi da fare verso una maggiore efficienza – spiega Sacconi – tenendo però la barra dritta su un punto: per noi non esistono esuberi strutturali”. “L’unica mobilità che siamo disposti a discutere – incalza Giorgio Serao della Fistel – è quella incentivata e volontaria”. Se l’incontro finirà con un nulla di fatto, la vertenza passerà al ministero del Lavoro.

Il piano di Vodafone – secondo i sindacati – rischia di avere un effetto domino anche sulle attività gestite in outsourcing. Un esempio sono i 650 lavoratori di Almaviva a Catania della commessa Vodafone, il cui futuro lavorativo presso la società di telemarketing e customer care potrebbe avere i giorni contati.

L’allarme è stato lanciato da Uilcom in una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. “E’ una tremenda doccia fredda – si legge – che scarica su questa Regione i risultati di processi di delocalizzazione verso i Paesi dell’Est, attivati dalle grandi aziende committenti del servizio di telecomunicazione in Italia”. Secondo il sindacato, “a sole 48 ore di tempo dalla dichiarazione di esubero nazionale di 700 lavoratori dell’azienda Vodafone, gli stessi vengono totalmente scaricati sull’azienda di outsourcing Almaviva a Catania, aprendo la strada ad un effetto domino su tutta la Sicilia, che rischia di perdere circa 6mila posti di lavoro, questo, anche alla luce delle ultime dichiarazioni di Almaviva, relativamente al disimpegno istituzionale, prodotto ultimamente dalla Regione Sicilia”.

Vodafone Italia ha fatto sapere che i numeri non corrispondono a realtà e che è disposta a dare al governatore Crocetta tutti i chiarimenti del caso.”Con riferimento alle dichiarazioni della società Almaviva, riportate da alcuni di organi di stampa, secondo le quali vi sarebbero 650 esuberi relativi alla commessa Vodafone nello stabilimento di Catania, Vodafone Italia precisa che numeriche e dettagli non corrispondono alla realtà dei fatti – precisa la nota – Vodafone ha già richiesto un incontro al Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, per fornire tutti i chiarimenti necessari e le soluzioni, gia’ anticipate ad Almaviva da diversi mesi e recentemente ribadite, per evitare ricadute occupazionali, avviando quanto prima un confronto con le OOSS per discutere nel merito le possibili opzioni”.

Intanto il sindacato chiede che Almaviva venga convocata ufficialmente e invita Crocetta a impegnarsi “fin da subito a scendere in campo al nostro fianco a difesa della tenuta occupazionale della nostra Regione, salvaguardando – conclude la lettera – un’importante esperienza industriale in questo territorio”.

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