LA VERTENZA

Esuberi Vodafone, piano industriale al centro del tavolo

I sindacati chiedono un impegno a tutelare l’occupazione nel lungo periodo. Salvo Ugliarolo (Uilcom): “Non bastano i 21-24 mesi proposti dall’azienda”. Trattativa anche sulla delocalizzazione

Pubblicato il 10 Apr 2013

Va avanti la trattativa con i sindacati sui 700 esuberi di Vodafone. Negli incontri che si sono tenuti dall’altro ieri fino a questa mattina sono tre le questioni rimaste aperte. “Si tratta – spiega al Corriere delle Comunicazioni Salvo Ugliarolo della Uilcom – del periodo di tutela occupazionale che, secondo i sindacati, deve essere inserito in un piano industriale di ampio respiro, con il quale l’azienda si impegna a non modificare il perimetro aziendale, a non fare cessioni e a non mettere in campo operazioni di grande impatto sui lavoratori. Vodafone ha proposto un periodo di 21-24 mesi che noi riteniamo insufficiente”.

Altri tema caldo è quello delle delocalizzazioni che riguardano in particolar modo le attività di customer care. “Abbiamo chiesto, insieme a Slc e Fistel, che le attività off shore vengano riportate in Italia”. Terzo punto riguarda il premio di risultato (Pdr). “L’azienda – continua Ugliarolo – ha proposto un abbattimento del 50% del Pdr. Come sindacati crediamo che, data la crisi, sia necessario un ridimensionamento della cifra ma non siamo disposti ad accettare un taglio così netto. Se si chiede ai lavoratori di aumentare la produttività, serve un riconoscimento economico adeguato”.

Nei prossimi giorni Slc, Fistel e Cisl saranno impegnate in assemblee con i lavoratori per chiedere il mandato per continuare la trattativa, anche alla luce di quanto emerso negli ultimi incontri. Il prossimo faccia a faccia tra Vodafone e sindacati è previsto per il 22-23 aprile. “Nel caso fosse raggiunto un accordo – annuncia Ugliarolo – chiederemo un monitoraggio della sua applicazione tramite le Rsu sui territori”.

Lo scorso 4 aprile, Vodafone e sindacati hanno trovato un punto di intesa sulla mobilità volontaria incentivata e i trasferimenti, anche questi incentivati, in azienda partner per scongiurare i licenziamenti. Era anche stata stralciata dal confronto la posibilità di fare ricorso a trasferimenti territoriali.

Lo scorso 7 marzo Vodafone ha annunciato 700 esuberi strutturali con l’obiettivo di risparmiare 80 milioni di euro nei prossimo 18-24 mesi. “Il piano evidenzia che gli effetti negativi della crisi macroeconomica – evidenziava la compagnia in una nota – la forte pressione competitiva e il drastico calo dei prezzi, nonché gli interventi regolatori, stanno progressivamente influenzando in modo molto critico l’andamento del settore delle telecomunicazioni”. Anche Vodafone Italia, “che in questi anni ha mantenuto costante la sua strategia di investimenti in Italia per offrire ai propri clienti il miglior servizio e la migliore qualità e copertura di rete, ha risentito degli effetti combinati di questi fenomeni registrando negli ultimi due anni una rilevante erosione del fatturato e dei margini”. Le eccedenze si concentrano per la maggior parte in Vodafone Omnitel NV (671 unità) e per la parte rimanente in Vodafone Gestioni (29 unità). Il contributo maggiore al piano di ristrutturazione arriva dall’area tecnologie con 221 esuberi, seguita dal commercial operation (140), commerciali (99), affari generali (65), risorse umane (55), finanza (48), amministrazione (40), affari legali (20), terminali (12). I tagli riguardano prioritariamente la sede di Milano e a seguire quella di Roma.

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