LO STUDIO

Etno/AT Kearney: “Le telco europee hanno bisogno di deregulation”

Il settore perde revenues e non attrae investimenti. Gli operatori vogliono più libertà di imporre flessibilmente i prezzi, innovare, consolidarsi anche a livello pan-europeo

Pubblicato il 08 Mag 2013

Il settore telecom europeo è in declino ma potrebbe essere “curato” da una nuova stagione di deregulation: solo così si farebbero ripartire crescita e investimenti. E’ il messaggio lanciato dal nuovo studio congiunto di At Kearney ed Etno: in “A future policyframework for growth”, la società di consulenza e l’associazione europea degli operatori di rete di telecomunicazione esaminano le revenues attuali e i trend futuri degli utili del settore telecom europeo e indicano gli strumenti più idonei per un ritorno alla crescita.

La ricerca sottolinea come il settore europeo delle telecomunicazioni da tempo fatichi a tenere il passo con le altre regioni del mondo: i guadagni si restringono nonostante esista ancora un potenziale interessante. Gli studiosi calcolano infatti che si potrebbe generare nel nostro continente un fatturato extra annuale di oltre 40 miliardi di euro entro il 2020 con policy più favorevoli. Sono possibili anche risparmi netti sui costi di 10 miliardi di euro l’anno consentendo un consolidamento sia a livello nazionale che transnazionale nel settore.

Ma per ripartire, gli operatori hanno bisogno di più libertà. Libertà di dare ai servizi prezzi che riflettano “flessibilmente” il vero valore dei servizi per il cliente e permettano di monetizzare il boom d’utilizzo della banda larga; libertà di innovare a condizioni simili a quelle dei concorrenti di altri settori; e libertà di consolidamento, ovvero di integrare le operazioni su scala pan-europea, per ottenere economie di scala, in linea anche con l’obiettivo Ue di realizzare un mercato unico dei servizi digitali.

Così, indica il report, si potrà ribaltare l’andamento negativo e permettere al settore telecom europeo di restare sano e competitivo e di recuperare capacità di attrarre investimenti più che mai vitali per costruire un’infrastruttura digitale allo stato dell’arte. Al contrario, senza modifiche all’approccio regolatorio e alla struttura del mercato, l’industria potrebbe contrarsi e vedere le sue entrate complessive scendere a 50 miliardi di euro nel 2020, mentre il flusso di cassa libero potrebbe crollare dai 44 miliardi di euro del 2011 a 23 miliardi nel 2020.

“Un settore telecom in salute è essenziale per attrarre i volumi di investimenti necessari per costruire l’infrastruttura che deve sostenere la nuova economia della conoscenza europea”, sottolinea Mark Page, partner At Kearney e autore principale dello studio. “Purtroppo ultimamente gli investitori hanno preferito i settori telecom di altre regioni. Policy più lungimiranti permetterebbero di ribaltare questo trend”.

“Le iniziative della Commissione volte a garantire stabilità dei prezzi di accesso wholesale e flessibilità per i prodotti in fibra sono benvenute. Le recenti iniziative della Commissione per riformare l’approccio regolatorio stimolando la creazione del singolo mercato sono ancor più fondamentali”, indica Luigi Gambardella, presidente dell’Executive Board, Etno. “Occorre agire in fretta per permettere agli operatori maggiori efficienze ed economie di scala, se vogliamo che il settore sfrutti il suo potenziale di crescita a beneficio dell’intera economia”.

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