LA RISOLUZIONE

Europarlamento: abbattimento roaming entro 2015

Presentata una risoluzione che indica le priorità di azione per il Mercato unico europeo delle Tlc. L’abolizione del roaming è essenziale per vincere la frammentazione ma sarà importante anche investire nella banda larga fissa e mobile (liberando più spettro) e puntare su formazione di professionisti Ict e start-up

Pubblicato il 12 Set 2013

Europa unita nelle telecomunicazioni vuol dire anche cancellare le tariffe del roaming: ne è convinto il Parlamento dell’Ue, che oggi ha votato l’eliminazione entro il 2015 di ogni costo aggiuntivo per effettuare chiamate su cellulare, mandare sms e scaricare dati quando l’utente si trova in un Paese europeo diverso dal proprio. Il voto segue l’adozione del pacchetto sul mercato unico delle telecomunicazioni ieri da parte della Commissone che già sottolineava l’opportunità dell’abbattimento del roaming.

“Sempre più persone possiedono uno smartphone o un tablet che spesso sono costrette a spegnere quando viaggiano all’estero per evitare gli alti costi del roaming. L’Europa è stata pioniere del mobile all’inizio degli Anni ’90 ma oggi la nostra industria non può vendere i suoi prodotti su scala continentale, il 4G è ancora alle prime implementazioni e i consumatori sono tagliati fuori dalle ultime evoluzioni di tecnologie e device”, ha affermato l’europarlamentare danese Jens Rohde, autore della risoluzione, aggiungendo: “Vogliamo porre fine a questa frammentazione del mercato che non ci rende competitivi su scala globale”.

Le ampie differenze di prezzo nell’utilizzo del cellulare sul proprio mercato nazionale o all’estero, dovute a “margini di profitto sul roaming non equilibrati”, sono una delle principali ragioni per cui ancora non esiste in Europa un mercato unico delle telecomunicazioni, secondo l’Europarlamento. In molti casi, il roaming rappresenta circa il 10% del fatturato degli operatori dell’Ue, il che significa che aziende e consumatori pagano un prezzo doppio per le chiamate estere rispetto a quello che gli operatori pagano sul mercato wholesale. Per questo, conclude l’Europarlamento, il gap tra prezzi delle chiamate nazionali ed europee va colmato entro il 2015.

Per sfruttare a pieno il potenziale della digital economy – che attualmente cresce a ritmi sette volte maggiori del resto dell’economia – l’Europarlamento propone una serie di altre misure per ridurre le barriere e migliorare l’accesso a Internet. Istruzione e finanziamenti dovrebbero aiutare a rimediare alla mancanza di figure professionali qualificate del mondo Ict (la Commissione europea stima che in Europa mancherano da 700.000 a 1 milione di specialisti hitech nei prossimi anni, se non si adottano misure correttive) e a facilitare imprenditoria e start-up.

L’Ue dovrebbe anche investire nella banda larga ultra-veloce affinché, nel 2020, tutte le case europee siano connesse a Internet a velocità di almeno 100 megabits/secondo, secondo l’Europarlamento. Che chiede alla Commissione e ai Paesi-membro di rendere disponibili per il mobile Internet le porzioni dello spettro radio liberatesi col passaggio dalla tv analogica a quella digitale.



Il Consiglio europeo discuterà la Digital agenda nella riunione fissata per il 24 e 25 ottobre. Ieri, invece, come noto, la Commissione europea ha presentato il pacchetto legislativo Ue sul mercato unico delle telecomunicazioni che ora Parlamento europeo e governi nazionali devono esaminare.

“Il disegno di riforma presentato dal Commissario Neelie Kroes appena ieri – spiega Francesco De Angelis, europarlamentare del Pd e membro della Commissione Industria, Ricerca ed Energia, – va nella giusta direzione, e tuttavia dilata i tempi di attuazione rispetto ai propositi da lei stessa annunciati alla vigilia della pausa estiva”.
“La Risoluzione approvata quest’oggi – continua l’eurodeputato – ribadisce invece l’obiettivo dell’abolizione totale del roaming entro il luglio 2015, da programmare e attuare sulla base di una effettiva riduzione dei prezzi di vendita all’ingrosso tra operatori. Con la proposta della Commissione si riducono i prezzi del mercato all’ingrosso, ma non abbastanza”.

Per De Angelis “la strategia della Commissione è comprensibile: favorire il consolidamento degli operatori più grandi per essere più forti sul piano della concorrenza extra-UE. Questo però non deve avvenire a scapito dei criteri di concorrenza interna, perché a rimetterci in prezzi e qualità dei servizi sarebbero soprattutto i milioni di utenti nei 28 Stati membri”.

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