L'INTERVISTA

Farina: “Sottovalutato il ruolo del satellite contro il digital divide”

L’Ad di Eutelsat Italia: “Il governo ci coinvolga nella cabina dell’Agenzia digitale”

Pubblicato il 02 Lug 2013

Se l’Italia vuole davvero raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda digitale allora ha bisogno di sfruttare tutte le migliori tecnologie disponibili. Compresa la banda larga via satellite. “Ma in Italia non si parla mai della soluzione satellitare, trascurando gli enormi vantaggi che l’utilizzo di questa tecnologia sta portando in diversi contesti”.
È un appello al governo e al neo responsabile dell’Agenda digitale, Francesco Caio, quello che arriva da Renato Farina, amministratore delegato di Eutelsat Italia.
Quali sono i vantaggi della tecnologia satellitare?
Intanto senza l’impiego del satellite sarà difficile assicurare la banda larga e ultra larga sull’intero territorio italiano entro i tempi stabiliti dall’Europa. Il satellite, infatti, in diversi contesti particolarmente difficili, rappresenta l’unica soluzione sostenibile per garantire connessioni veloci e ultra veloci: è in grado di garantire a tutti e in qualsiasi punto del territorio connessioni ad almeno 30 Mbit entro il 2020. Nei giorni scorsi lo ha confermato anche la Commissione europea, annunciando un maggiore impegno per migliorare il ricorso al satellite, che ha già contribuito a collegare il 4,5% degli europei alla banda larga di base.
Puntare su tecnologie diverse non rischia di provocare una dispersione di risorse?
No, al contrario: impiegare tutte le risorse tecnologiche a disposizione, compreso il satellite, permette di evitare sprechi e perdite di tempo. Il satellite è una tecnologia complementare, cioè permette l’integrazione con le tutte le altre tecnologie in vista del completamento delle infrastrutture di rete. Poi non serve scavare le buche per il passaggio dei fili: la rete satellitare esiste già, il segnale arriva dall’alto e quindi assicura una copertura uniforme dell’intero territorio. Ciò significa stabilire un regime di parità di condizioni: nessuna differenza tra il centro cittadino, la periferia o il piccolo paesino di montagna. In tutti i casi basta solo una parabola.
Cosa chiedete concretamente al governo?
Chiediamo di essere coinvolti presso la cabina di regia dell’Agenzia digitale: siamo pronti e disponibili a partecipare alla definizione di specifici progetti di intervento sul territorio, mettendo a disposizione la nostra esperienza e le nostre soluzioni per realizzare gli obiettivi dell’Agenda digitale. Da tempo l’Europa ci invita a considerare anche le potenzialità delle connessioni via satellite. L’Italia ha sempre risposto con la garanzia del massimo impegno, ma adesso bisogna passare ai fatti per recuperare il ritardo.
Siete ottimisti sul raggiungimento degli obiettivi europei?
Sono diversi mesi che chiediamo di rendere operativa al più presto l’Agenzia digitale, come previsto sia dal decreto Crescita 2.0 approvato ormai lo scorso ottobre dal governo Monti e sia dal recente decreto del Fare. Confidiamo in una “svolta”, ma occorre agire in fretta e assumere un passo di marcia adeguato alle esigenze che si fanno sempre più pressanti.
Che impatto potrà avere l’implementazione dell’Agenda digitale?
Diverse analisi prevedono che lo sviluppo della banda larga e ultra larga genererà posti di lavoro e porterà un incremento di qualche punto di Pil. Fino ad ora Eutelsat si è impegnata su più fronti. Siamo parte attiva del consorzio Saber (Satellite Broadband for European Regions) promosso a partire dal 2012 dalla Ue con l’obiettivo di connettere via satellite, in due anni, 10 milioni di abitazioni in Europa. Inoltre in Italia abbiamo firmato un accordo con Unioncamere che prevede di portare la banda larga via satellite alle realtà produttive che ne sono prive: possiamo testimoniare l’enorme beneficio che la banda larga sta comportando per la vita delle imprese in termini di supporto per affrontare la sfida della competizione internazionale. Infine abbiamo siglato un protocollo d’intesa con il Miur che ha permesso di cablare via satellite numerosi istituti scolastici italiani in zone dove il digital divide è ancora presente.

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