LO SCENARIO

Frequenze, a rischio la gara per la banda L

Gli operatori mobili sono impegnati a risalire la china e guardano all’integrazione delle offerte con i contenuti. In campo per l’asta frequenze a 1.400 Mhz prevista in autunno al momento c’è solo Telecom Italia

Pubblicato il 19 Gen 2015

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La gara per le frequenze 1.400 Mhz (la banda L) che il governo vorrebbe far partire dopo l’estate rischia di vedere in campo soltanto un concorrente, Telecom Italia, mentre gli altri player nel campo delle tlc potrebbero essere tentate di fare un passo indietro. A prospettare l’eventualità di questo scenario è oggi sul settimanale Affari &Finanza del quotidiano la Repubblica Stefano Carli, che ricostruisce la situazione, partendo dall’assunto che la guerra dei prezzi nel campo della telefonia mobile sembri ormai finita, e che in un mercato che negli ultimi anni ha visto una riduzione a doppia cifra dei ricavi, ed è previsto cali ancora del 3% nel 2015, “nessuno pensa più di limare ancora i margini perché si arriverebbe sotto al livello di guardia”.

La sfida per il futuro si svolgerà sul campo dell’offerta di nuovi servizi, e proprio in questo settore le telco stanno focalizzando le loro possibilità di investimento. Provando a svincolarsi dal ruolo di “trasportatori puri”, e cercando un ruolo nel mercato dei contenuti.

In prima fila, in questo momento, ricostruisce il settimanale, c’è Telecom Italia, che vedrà partire nelle prossime settimane il proprio accordo con Sky per portare sulla fibra ottica i contenuti della TV a pagamento di Murdoch. Un accordo destinato a svilupparsi, entro la primavera, anche sul mobile, con offerte ad hoc. Un servizio che Lorenzo Forina, che in Telecom è a capo del marketing consumer, definisce “ad altissima qualità”: i contenuti, afferma, “non andranno sul web best effort, ma sulla nostra rete Cdn, i video server che distribuiscono Sky sulla fibra. Per questo possiamo tenere il traffico legato a Sky fuori dal pacchetto di traffico dati dei nostri utenti e creare offerte ulteriori”.

Ma anche sul versante Vodafone ci sono già i primi accordi, e a spiegarli è Dario Baroni, capo del marketing dell’azienda: “Stiamo lanciando sei mesi gratuiti di tre tipologie di contenuto: Spotify nella musica, i fil di Infinity e il calcio di Premium con Mediaset, e news di Rcs. Tireremo le somme alla fine del periodo”.

Quanto ad H3G, ricostruisce Affari&Finanza, resta concentrata sulla crescita dei ricavi e sul completamento della rete, mentre Wind, reduce dalla crescita dell’Ebitda arrivato a sfiorare il 40%, ha messo a punto un accordo con Napster per lo streaming musicale, ma soprattutto rimane alla finestra sul caso Metroweb: in caso di società dalla rete aperta a tutti gli operatori potrebbe farvi confluire Infostrada, altrimenti non se ne priverebbe. E rimane da considerare che gli 800 milioni circa che l’azienda guidata da Maximo Ibarra si attende dalla vendita delle torri potrebbero tornare utili per programmare nuovi investimenti.

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