Frequenze, Agcom e Mise ai ferri corti

La delibera che pianifica nuovi canali alle tv locali non piace alle Comunicazioni che voleva assegnazioni “non a macchia di leopardo”. L’incognita del canale “fantasma” (il 58). All’orizzonte una serie di ricorsi contro il mancato rispetto del Testo unico della RadioTv: potrebbe slittare la liberazione della banda 700 Mhz a favore delle Tlc

Pubblicato il 10 Lug 2015

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Attorno alla delibera Agcom sulla pianificazione per “l’assegnazione alle tv locali delle frequenze televisive attribuite a livello internazionale all’Italia e non assegnate a operatori di rete nazionali” c’è aria di forte tensione tra il Mise e l’Authority.

Che le cose non stessero andando del tutto lisce era stato chiaro a poche ore dall’approvazione del provvedimento. Lo stesso sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli un paio di giorni prima della votazione della delibera aveva espresso un auspicio: “Ci aspettiamo – aveva detto all’assemblea annuale dell’associazione Aeranti-Corallo – che Agcom pianifichi le frequenze in tutte le regioni e non a macchia di leopardo, e ho massima fiducia sul fatto che l’Autorità sarà impermeabile alle pressioni delle emittenti nazionali e si muoverà in sintonia con il Governo”. Un’attesa che però è andata delusa. Le frequenze “disponibili” (non assegnate cioè alle Tv nazionali) non sono state interamente alle Tv locali: alcune (soprattutto il canale 58) sono state tenute “nel cassetto”. La delibera inoltre contravverrebbe alle normativa del Testo unico delle radio tv secondo cui le frequenze che spettano alle tv locali devono sempre essere un terzo di quelle nazionali. Per esempio – come fa notare Marco Mele sul Sole 24 Ore – in Puglia, dove le frequenze assegnate sono soltanto tre (canali 24, 58 e 60) contro i quattro che invece sarebbero stati disponibili (oltre a quelli assegnati, anche il canale 7). La quota complessiva fa sì che non venga raggiunto la quota 10 di frequenze (insieme a quelle già accese) previste dalla legge.

Secondo quanto apprende CorCom, una delle conseguenze della decisione Agcom potrebbe essere quella di complicare i piani del Governo su una questione a cui il sottosegretario Giacomelli lavorava da tempo, e su cui pareva si fosse ormai trovata la quadratura del cerchio: la “rottamazione” delle frequenze interferenti con l’estero. Questo perché non assegnare tutte le frequenze libere vuol dire che ce ne saranno di meno da mettere a disposizione delle emittenti locali che decideranno di abbandonare quelle interferenti su cui si trovano.

La delibera Agcom, ricordiamo, non è stata votata dal presidente Angelo Marcello Cardani e dal commissario Antonio Nicita che nel corso del convegno Aeranti-Corallo ha ricordato come sia necessario che l’Italia si concentri sulle operazioni necessarie per assegnare la banda 700 Mhz alle Tc mobili entro il 2022 (come richiesto dall’Europa). Facilitando le condizioni in modo da non bloccare l’iter. E come serva una revisione tale da rendere più efficiente l’uso dello spettro non solo da parte delle Tv locali ma anche da parte delle nazionali e della Rai.

La delibera dell’Authority ha però ricevuto l’immediato apprezzamento di Confindustria Radio Tv, che per bocca del vicepresidente Maurizio Giunco ha definito il provvedimento “una soluzione importante nella direzione della razionalizzazione e dell’efficienza del comparto”, che “merita apprezzamento” in quanto, tra l’altro, va “nella direzione della salvaguardia degli investimenti”.

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