EX BEAUTY CONTEST

Frequenze, broadcaster “freddi” sull’asta

Mediaset e Rai non hanno centinaia di milioni da investire, ma l’ingresso di player stranieri, come Usa Time warner, potrebbe cambiare lo scenario

Pubblicato il 13 Apr 2012

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E’ scoccata l’ora del decreto legge, ma potrebbe anche essere un provvedimento di altra natura, finalizzato all’assegnazione delle frequenze televisive. L’asta predisposta dal ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera, che, come scrive MF, sostituirà il beauty contest gratuito studiato dal precedente governo Berlusconi, sarà definita in queste ore. E anche se difficilmente un decreto legge ad hoc verrà presentato al Consiglio dei ministri di oggi (l’argomento non figura all’ordine del giorno anche se potrebbe essere discusso fuori sacco) è plausibile che venga elaborato e approvato all’inizio della prossima settimana.

Ma se il governo e il ministro Passera si attendono dall’asta onerosa un incasso totale su base triennale di 1-1,2 miliardi (”una valutazione esagerata”, ha sottolineato nei giorni scorsi Gina Nieri, membro del cda del gruppo tv di Cologno Monzese), i broadcaster televisivi nazionali stanno ancora valutando la partecipazione al bando. Perché visto il brutto momento che sta attraversando il settore e soprattutto il drastico calo degli investimenti pubblicitari (prima fonte di ricavi per i gruppi tv a esclusione della Rai che vive di canone), nessun operatore tv ha la possibilità di investire centinaia di milioni per conquistare le nuove frequenze a disposizione.

Tanto più che già oggi l’offerta di canali gratuiti digitali satura il telecomando. Alla sola Mediaset, che necessita di banda per la propria offerta gratuita e a pagamento e per lanciare i canali in Alta Definizione (Hd), partecipare all’asta costerebbe secondo le stime di S&P Equity Research 300-450 milioni visto che una singola frequenza costerebbe 100-150 milioni all’anno.

Le emittenti più piccole, come La7, Sportitalia ed Europa 7, avrebbero ancora maggiori difficoltà di partecipazione sempre per ragioni economiche. Chi, come Sky Italia, ha le risorse necessarie all’acquisto di nuove frequenze difficilmente prenderà parte all’asta per non snaturare il proprio business, incentrato sulla pay tv satellitare. Così, aggiunge MF, un potenziale pretendente diventa il colosso Usa Time Warner, interessato a entrare nel mercato italiano. In questo caso, si sostiene nel settore, Mediaset sarebbe gioco-forza costretta a difendere la leadership. Ma Mediaset, come Rai e anche H3g, potranno trasfromare le frequenze Dvbh, quelle in frequenze utilizzabili per il digitale terrestre (Dvbt).

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