SPETTRO RADIO

Frequenze, dal Senato ok alla Ue: ma chiede due anni di tempo in più

Approvata la risoluzione sulla decisione del Parlamento europeo e del Consiglio. Sì alla riassegnazione dello spettro 470-790 MHz. Ma per la gara dei 700 Mhz il governo Renzi dovrà aspettare

Pubblicato il 10 Mar 2016

R.C.

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Riforma frequenze dell’Europa: il Senato italiano dà l’ok. Ma chiede due anni di tempo in più per il nostro Paese per la liberazione della banda 700 Mhz: non il 2020 ma il 2022. E’ quanto emerge dalla risoluzione approvata oggi dall’ottava commissione del Senato “sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio, in ordine all’uso della banda di frequenza 470-790 MHz nell’Unione”. Una mossa che porta l’Italia più vicina all’allineamento con le decisioni dell’Europa e la mette in condizione di prepararsi al grande salto verso il 5G. Una mossa, anche, che cerca un accordo tra le esigenze dei broadcaster italiani (Confindustria Radio Tv chiedeva ieri di far slittare al 2025 la data di liberazione delle frequenze 700 Mhz) con i voleri dei Paesi europei, prima di tutti la Francia che insieme alla Germania ha già realizzato l’asta rivolta alle Tlc mobili delle preziose porzioni di spettro. Rimane certo ancora un gap rispetto a quanto chiesto dall’Europa. Inoltre si allontana per il governo la possibilità di effettuare prima possibile un’asta della banda 700 Mhz. L’ultima parola spetterà al Consiglio e Parlamento Ue.

Il Senato dunque ritiene che “le disposizioni contenute nella proposta” europea “pur condivisibili, non tengono nella giusta considerazione la situazione, spesso molto differenziata, dei singoli Stati membri relativamente all’utilizzo delle frequenze della banda dei 700 MHz – recita la risoluzione del Senato -. Nel caso particolare dell’Italia”.

Infatti “il vincolo della realizzazione del cambio di destinazione entro il temine inderogabile del 2020 appare eccessivamente stringente, nella misura in cui non consente di tenere adeguatamente conto della situazione specifica del settore televisivo dei singoli Stati membri – spesso molto differenziata -, imponendo quindi oneri eccessivi e sproporzionati per l’adeguamento, che potrebbero invece essere evitati consentendo un più ampio margine di flessibilità per raggiungere gli obiettivi indicati”.

Inoltre questo processo “richiede necessariamente anche il coordinamento transfrontaliero delle frequenze con i Paesi confinanti”. In particolare se anche un Paese “fosse pronto a utilizzare la banda dei 700 MHz per i servizi di telefonia mobile, ma un altro confinante continuasse a trasmettere segnali televisivi su quelle stesse frequenze, le interferenze delle trasmissioni televisive (emesse da impianti più grandi e potenti) coprirebbero facilmente le trasmissioni telefoniche. Nel caso dell’Italia, è appunto quello che accadrebbe in Corsica e Costa Azzurra se la Francia, che è già molto avanti nella transizione, partisse con i servizi di telefonia mobile nella banda 700 senza un preventivo coordinamento”.

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