LA PARTITA

Frequenze, operazione win-win: ecco i dettagli della manovra del Governo

Nella bozza visionata da CorCom l’esecutivo prevede di incassare 2,01 miliardi dalla proroga al 2029 delle frequenze 900 e 1800 Mhz in scadenza a giugno 2018. I blocchi sono 15: 5 ciascuno di Telecom e Vodafone, 4 di Wind-3 e 1 di Iliad. Pagamento una tantum entro settembre 2017 e mercato “blindato”. Un’operazione che punta ad accontentare quasi tutti, dalle telco coinvolte a Bruxelles. Per le 700 Mhz scatta un “effetto pregio”

Pubblicato il 27 Ott 2016

Andrea Frollà

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Un’operazione win-win per quasi tutti, con costi certi per le telco e un possibile “effetto pregio” sulla futura asta per le 700 Mhz. L’assenza di asta per le frequenze 900 e 1800 Mhz in scadenza al 30 giugno 2018 è una delle mosse di Palazzo Chigi contenute nella Legge di Stabilità 2017. Una strada diretta per racimolare un paio di miliardi e far quadrare i conti da sottoporre al giudizio di Bruxelles. CorCom ha visionato la bozza inviata alla Commissione europea, che delinea uno scenario variegato per le telco coinvolte. Ma non solo le telco. Fra i player coinvolti, sia pure “a cascata”, anche Mediaset, Rai, Enel, Fastweb.

Niente asta: cosa prevede la Legge di Stabilità – Con la spada di Damocle di una possibile bocciatura dall’Ue, il Governo ha individuato nei 2 blocchi di frequenze assegnati inizialmente per il Gsm, ormai utilizzati per l’Umts, una possibilità per fare una parte di cassa necessario in modo rapido e certo. Anziché portarle a gara (come invece è stato fatto in Germania), si è deciso di dare a chi possiede i blocchi in scadenza a giugno 2018 la possibilità di rinnovarne i diritti d’uso fino al 2029 con un forfait anticipato che, secondo la bozza della manovra visionata da CorCom, complessivamente farà incassare allo Stato 2,01 miliardi (circa 200 milioni in più rispetto a quanto paventato inizialmente). La cifra sarà data dal canone di affitto attuale pagato dalle telco maggiorato del 30%.

Il numero di blocchi 900 e 1800 Mhz oggetto della manovra

900 e 1800 Mhz, i dettagli della manovra – A CorCom risulta che i blocchi in questione siano 15 divisi così: 5 a testa (3 nelle 1800Mhz, 2 nelle 900Mhz) nelle mani di Telecom e Vodafone, 4 appartenenti al tandem Wind-3 (divisi equamente fra le due bande) e uno nelle 1800Mhz di Iliad. Come emerge dalla bozza “i titolari dei diritti d’uso possono chiedere l’autorizzazione al cambio della tecnologia sull’intera banda attribuita a far data dal 1° luglio 2017 e contestualmente la proroga alle nuove condizioni tecniche al 31 dicembre 2029 della durata dei suddetti diritti”. La proroga, si legge ancora, comporta “il pagamento anticipato e in un’unica soluzione dei contributi da effettuarsi entro e non oltre il 30 settembre 2017”.

Sarà il ministero dell’Economia a “mettere a gara pubblica entro il 30 giugno 2017 i diritti d’uso delle frequenze per i quali non ci siano istanze o mancate concessioni di proroga” e l’eventuale assegnazione avverrà “entro il 31 ottobre 2017”. In questo caso la base d’asta sarà pari al valore dei contributi fissati dalle due delibere Agcom “ulteriormente maggiorato del 10%”.

I costi per le telco – Il calcolo della cifra precisa per ciascun operatore non può essere fatto matematicamente, perché dipende dalla grandezza dei singoli blocchi. Tuttavia la differenza di prezzo fra le due bande, dettata da due delibere Agcom (N 282/11/CONS e N 541/08/CONS) sulla base di parametri contenuti nel Codice delle comunicazioni elettroniche, non è altissima. Così appare comunque verosimile stimare un assegno di 550-650 milioni per Telecom e Vodafone, di circa 500 milioni per Wind-3 e di 100-150 milioni per Xavier Niel. Secondo rumors di mercato per TI, Vodafone e il tandem Wind-3 la mossa del Governo rappresenta un buon compromesso tra vantaggi (concessione di durata decennale, quindi stabilità a lungo termine) e svantaggi (pagamento immediato una tantum e maggiorato).

Pagamento unico entro settembre 2017: ecco perché Niel sarebbe stranito dalla mossa dell'esecutivo

L’irritazione di Niel: esordio in salita? – Per quel che riguarda strettamente la compagnia francese, che rappresenta il quarto operatore entrante dopo la fusione tra le controllate di Hutchison e Vimpelco, bisogna ricordare che l’unico blocco 1800 Mhz in dote coinvolto dalla manovra fa parte del pacchetto di frequenze comprate a luglio per 450 milioni di euro (2x5MHz a 900MHz, 2x10MHz a 1800MHz, 2x10MHz a 2100MHz e 2x10MHz a 2600MHz). L’irritazione di Niel riportata da alcune indiscrezioni di stampa è probabilmente dettata dalla necessità di dover mettere subito mano al portafoglio nel 2017, quando dovrebbe iniziare lo sbarco sul mercato italiano. Un assegno che andrà a impattare sui costi dei primi bilanci d’attività nel nostro Paese. Se il Governo avesse optato per l’asta i tempi sarebbe stati leggermente più lunghi e magari, come previsto per l’assegnazione delle 900 e 2100 MHz nel 2008, l’importo avrebbe potuto essere rateizzato e quindi spalmato su più anni.

Operazione win-win per (quasi) tutti – La possibilità offerta a Telecom & Co. di rinnovare i propri diritti d’uso pagando una tantum, seppur maggiorata rispetto al canone attuale, avrà l’effetto di blindare il mercato degli operatori infrastrutturati a 4 operatori. Per l’esecutivo, alle prese con la lente di Bruxelles, evitare l’asta e i suoi tempi dilazionati fra offerte e rilanci significa incassare subito 2 miliardi per provare a far quadrare i conti. Gli operatori telefonici coinvolti dalla manovra si troveranno invece degli asset strategici con la conseguenza certezza di diritto d’uso decennale.

Compresa Iliad che, va sottolineato, da un’ipotetica asta avrebbe potuto ottenere anche una situazione meno favorevole, sotto alcuni punti di vista, rispetto allo scenario delineato dalla Legge di Stabilità: se chiamate e rilanci nelle asta fanno lievitare i prezzi, il rischio sarebbe stato quello di pagare il suo blocco più di quanto potrà fare con la manovra. Una valutazione negativa della strategia del governo su queste due bande di frequenze è forse quella delle società che avrebbero voluto provare a mettere le mani sugli asset infrastrutturali. Come Fastweb, per citarne una, che è stata del resto interessata fino alla fine allo spezzatino di Wind-3. Sempre dando per scontato un interesse effettivo della società di Calcagno e di altre a partecipare alla guerra sulle frequenze.

Più valore per la banda 700 Mhz – Il Governo sembra dunque aver preferito un incasso certo e immediato. La blindatura delle 900 e 1800 Mhz produrrà effetti anche sulla futura asta delle 700Mhz, a cui si è detto recentemente interessato anche Tommaso Pompei, amministratore delegato di Enel Open Fiber. Essendo stata “chiusa” a 4 soggetti quella delle 900 e delle 1800 Mhz, le frequenze che dovranno passare dal portafoglio delle televisioni a quello delle telco potrebbe attirare ancor più l’interesse degli operatori pronti a darsi battaglia. Un vantaggio per le emittenti televisive, da Mediaset ad altri, che per cedere qualcosa di prezioso a appetito dal mercato saranno spinte a tirare la corda, così da ottenere una più lauta ricompensa per la cessione.

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