BANDA LARGA

Frequenze, Renzi accelera sull’asta 700 Mhz. Ma spunta il nodo Mediaset

Il premier punta sulla gara che potrebbe replicare gli incassi del 2011: l’obiettivo è lanciarla a gennaio 2016. Se ne occuperà un comitato ad hoc Sviluppo-Agcom. Ma liberare dalle emittenti quella parte di spettro non sarà a costo zero: nel 2012 le Tv ottennero licenze ventennali. Per rinunciarvi Mediaset potrebbe chiedere fino a circa 1 miliardo

Pubblicato il 26 Mag 2015

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Banda 700 Mhz, si parte. Scatta in questi giorni il conto alla rovescia che progressivamente, un Paese alla volta, porterà l’Europa a liberare la porzione di etere attualmente occupata dai broadcaster e a metterla a gara a favore delle Tlc. La prima a partire è la Germania che sta per lanciare un’asta destinata a portare complessivamente circa 4,5 miliardi nelle casse dello Stato tedesco. A ruota, entro l’estate, seguirà la Francia: dalla gara si aspetta un incasso da 2,1 miliardi. In ballo, in tutti e due i casi, c’è la porzione di etere che consentirà agli operatori Tlc che se la aggiudicheranno di avvicinarsi agli obiettivi della Digital agenda.

Un bottino di cui anche l’Italia avrebbe un gran bisogno, soprattutto in tempi di rimborso pensioni. La domanda delle cento pistole è: la vendita delle frequenze in 700 Mhz potrebbe essere un bis dei 3,7 miliardi incassati nel 2010 con la gara per quelle in 800 Mhz?

E’ la stessa domanda a cui sta cercando di rispondere in queste ore Matteo Renzi. Allo scopo di studiare la fattibilità di una super-gara fra telefonici da attuare a gennaio 2016, Antonello Giacomelli e Angelo Cardani, rispettivamente sottosegretario alle Comunicazioni e presidente dell’Agcom, stanno lavorando alla creazione di un “comitato” ad hoc: in questi giorni si starebbe decidendo l’assetto del nuovo team.

Ma le cose sono tutt’altro che semplici, nella terra senza cavi e dove le emittenti dettano legge. Perché per poter essere messe all’asta quelle frequenze devono prima essere liberate dalle Tv che lì sopra hanno i multiplex necessari alle trasmissioni.

E qui torna in gioco una vecchia questione, già ampiamente combattuta ai tempi della gara 800 Mhz, e che ora si ripropone. Per poter contare sul tesoretto Renzi dovrà infatti fare i conti con le richieste che verranno avanzate dalle emittenti per sgombrare. La richiesta di Mediaset è abbastanza alta da costituire “il” problema: il trasloco dell’emittente dalla banda 700, secondo un’ipotesi ottimistica che sta circolando, fino a 1,2 miliardi di euro.

Il nodo che dovrà affrontare Renzi è di vecchia data: risale al 2012, anno in cui il ministero allo Sviluppo economico guidato da Corrado Passera assegnò per vent’anni alle tv 19 frequenze di cui 4 alla Rai, 4 a Mediaset, 3 a Telecom Italia Media e 5 ad altri soggetti. Un’operazione molto criticata, all’epoca, sulla quale Paolo Gentiloni profetizzò: “lo Stato si troverà costretto a risarcimenti ingenti alle tivù, in cambio di quelle frequenze da dare all’asta”.

In virtù dell’assegnazione ventennale Mediaset può iscrivere a bilancio i quattro multiplex fino al 2032. Un “bonus” non ignorabile nella grande partita delle comunicazioni, che potrebbe impattare anche sullo scacchiere banda larga.

Un nodo, ancora, che si aggiunge al cammino accidentato della gestione dello spettro in Italia, con la partita Tv locali ancora in alto mare (che fine hanno fatto i bandi di gara per la liberazione delle frequenze “interferenti”?) e con una Ue che preme affinché tutti i Paesi destinino la fascia dei 700 Mhz alla banda larga mobile entro, massimo, il 2022.

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